martedì 11 marzo 2014

Perché a viaggiare si inizia da giovani ...

… e non si finisce mai.

In una società basata sull'uso spropositato di mezzi informatici che danno accesso a tutto e subito mi rendo conto che essere ascoltati a voce è diventata una cosa rara.
Oggi mi è stata data un'opportunità di sfogo particolare e mi ritengo molto fortunata perché il pubblico era formato da ragazzi, dalla I alla III media.
Lo dico sinceramente: questi ragazzi mi hanno dato la possibilità di esprimere una filosofia di vita che gli adulti molto spesso non capiscono, sopratutto perché non ascoltano.

Tendiamo a conservare il ricordo di cose spiacevoli ed emozioni forti, forse è questo il motivo per cui il ricordo che ho del mio tempo passato alle medie non è così bello, o, forse le cose sono cambiate in meglio; ad ogni modo ricordo che i miei insegnanti non erano così propositivi quanto i due giovani professori che mi hanno invitata a parlare ai propri alunni in un laboratorio dedicato alla bicicletta. Quindi ci tengo a ringraziare Marco e Vanessa per il coraggio dimostrato nell'aver invitato una perfetta sconosciuta ad affrontare la tematica del "viaggio" e della "bicicletta" e per la loro bellissima iniziativa di creare un laboratorio dedicato alla bici, che spiega ai ragazzi che cosa è veramente questo mezzo a due ruote.
Da me le ore extra scolastiche erano dedicate al latino!!!

Non avendo mai parlato a un pubblico così giovane l'approccio non è stato dei migliori; però dopo aver rotto il ghiaccio ed essermi presentata meglio sono riuscita a creare un piccolo legame con questi ragazzi. Mi sono state poste diverse domande, domande intelligenti, domande che nessun adulto mi ha mai fatto.
L'esperienza della vita è crudele, ti fa dimenticare le cose più belle e le emozioni più forti, perché la routine esiste anche per i viaggi in bicicletta. Quello che a me soltanto ora risulta ovvio, per i ragazzi era totalmente nuovo, e la libertà di porre domande anche strane sui miei viaggi è stato liberatorio più per me che per loro.

"Ma come funziona? Scegli un percorso e poi parti?"
"Dove fai pipì?"
"Se sei stanca prendi un taxi?"
"Quanto costa mangiare fuori?"
"Dove dormi?"
"Il telefono ti prende?"
"Ma non ti fanno male i piedi?"
"Quando incontri le persone per strada e ti raccontano la loro vita non ti annoi?"
"Come hai fatto ad arrivare in Islanda? Con i tubi sotto l'acqua?"
"Perché fai alcuni viaggi da sola?"
"Ma se stai da sola non ti annoi?"
"Come fai quando incontri qualche animale?"
"Se buchi la ruota?"
"Se non parli bene l'inglese come fai a



capire le persone? A gesti?"
"Non hai paura delle formiche?"
"Di sera come fai a farti vedere dalle macchine?"
"Non hai paura di fare gli incidenti?"
etc…

La maggior parte di noi adulti penserà che queste siano domande stupide, le nostre preoccupazioni sono ben altre, ma io ricordo perfettamente che queste sono state le prime domande che ho fatto a me stessa poco prima di partire per il primo viaggio e che ogni tanto mi pongo anche adesso, in maniera meno frequente, ma sempre leggera, con quel pizzico di spensieratezza che mi fa tornare indietro ai miei 13 anni, quando tutto era possibile.
Ho capito che la bellezza di questi viaggi è tornare ad essere giovane, vedere quali sono le problematiche "terra terra" della nostra vita, preoccuparsi di tante piccole cose che di fronte a un pc sono vacue, ma che in viaggio sono Tutto. Solo un gruppo di giovani ragazzi è riuscito a procurarmi questa sensazione.

Un viaggio in bicicletta è sopratutto condivisione, prima, durante e dopo, oggi l'ho condiviso con loro che sono stai il miglior pubblico che ho mai avuto.


Un'ultima volta grazie a Marco, ciclista urbano anche lui e a Vanessa, che mi ha detto di aver fatto il cammino di Santiago qualche tempo fa; ciclisti e viaggiatori, li avessi avuti io due prof. così alle medie!!!

giovedì 9 gennaio 2014

La mia prima Transalpina in Tandem

E' passato più di anno. Si, credo che nello stesso periodo lo scorso anno per un qualche strano istinto avevo deciso di passare attraverso le Alpi con la mia bicicletta.
Non l'ho fatto. I motivi sono tanti e tutti validi, però a me quel pallino in testa mi è rimasto. E' un pallino duro da eliminare un po' perché a casa mia c'è il mare e non la montagna (e che noia!), un altro po' perché mi piacciono le salite e altrettanto le discese, la pianura ammazza il ciclista, e infine un altro po' perché non ho mai visto le Alpi (si, che vergogna)

E' arrivato il momento di provarci.

Ma perché in tandem?

Solitamente mi piace viaggiare da sola. Solitamente viaggio da sola. Certo non tutti i viaggi sono felici. Diciamo che da soli è più facile prendersela con il vento, con la pioggia, con la nebbia, con il freddo, con quel cretino che ci ha dato le indicazioni sbagliate.
In compagnia è molto più facile prendersela con qualcosa di ben più specifico; bhè certo, è semplicissimo girare la testa e prendersela con il compagno di viaggio: scelte sbagliate, pianificazione errata, distanze impossibili, differenti motivi di sopravvivenza. Ahimè capita … ma anche sticazzi.
Non c'è modo più efficace di conoscere una persona che quello di affrontare assieme un viaggio in bicicletta.
Una volta un bel viaggio in compagnia l'ho fatto, ed è stato bello perché il mio compagno di viaggio era totalmente diverso da me, eppure così vicino a me per ideali di reciproco rispetto.
La sua opinione non l'ho mai chiesta, ma se si è deciso di ripartire assieme si vede che il sentimento era reciproco.

Quando si parla di tandem si parla di tante cose. Parlo di fiducia, di costanza, di coerenza, di essere convinti. Oh se non si è convinti di volerlo fare alla fine si è costretti a dover stare per forza a contatto con quella persona. Caudio sei davvero convinto di volerlo fare? :)

Mi sono persa.

Allora ricapitolando: voglio partire in tandem sulle Alpi perché
a- sono siciliana
b- sono stata in Islanda con una bici da corsa copertoni 25 e ce l'ho fatta, ho attraversato la manica con una bici a scatto fisso e senza freni e ce l'ho fatta, per fare un viaggio in monociclo mi sento ancora immatura
c- a parte tutto, sento di volerlo fare per dispetto al mio compagno di disavventure Claudio, perché è stato proprio lui a mettermi in testa questo maledetto pallino del tandem quella volta che abbiamo attraversato la Toscana a dicembre

Dove vogliamo andare?

Non lo so, come sempre, anche peggio di sempre. A me basta partire, attraversare un piccolo passo delle Alpi, farlo in tandem e tornare a casa con una nuova idea per un viaggio futuro.
Alla vita basta chiedere poco è sempre sicuro che ti da indietro anche troppo.




sabato 7 dicembre 2013

Noth Cape in bicicletta: inizia la pianificazione

Ieri ho avuto l'impressione che mi stesse sfuggendo qualcosa dalle mani.
Il mio tempo, la mia libertà, la passione che metto nelle cose, il tutto per dedicarmi totalmente alla bicicletta.
E' sbagliato credere che si possa fare della propria passione un mestiere, cioè non è proprio così, ma quando dedichi troppo tempo a qualcosa senza riceverne gratificazione bisogna capire che la strada non è quella giusta.
Faccio un passo indietro, capisco di aver sbagliato e torno a dare tempo al mio tempo, per questo inizio la pianificazione del Freak Ride Tour around The North Cap così tardi.
Vado a trovare una persona con la quale avevo parlato l'ultima volta a settembre ed esco con una rinnovata ed accesa voglia di tornare a pianificare i miei viaggi.
Questa volta sono seria. Il North Cap non è una passeggiata, non è una meta turistica come l'Islanda, non è un posto per bivaccare.


Il North Cap è il punto più a nord d'Europa, dove finisce l'Europa, ma non è quella la mia meta (la metto nel titolo solo per dare maggiore visibilità al progetto). La mia meta si chiama Knivskjelodden, quella è la vera fine del continente (non la metto nel titolo eprchè non saprei nemmeno pronunciarla).
Cosa c'è a Knivskjelodden? C'è un libro che si trova all'interno di un rifugio, con un codice. Una volta arrivati li si mette la propria firma e si prende il codice che darà la certificazione (si può registrare al proprio ritorno alla dogana dell'isola) di essere giunti fin li. Perchè c'è un codice? Il codice serve a certificare che si è arrivati li perchè davvero ci si è voluti arrivare; per raggiungere quel punto si deve attraversare un deserto di 18 km a piedi (non esiste un percorso); il nulla allo stato puro. Questo è quello che voglio davvero fare.

A breve dovrei avere notizie sull'aeroporto di arrivo, allora non mi rimarrà che comprare tutte le cartine necessarie e pianificare il percorso più bello da fare per arrivare al North Cap dove abbandonerò per qualche giorno la mia piccola Dina e percorrerò a piedi (sacco a pelo e tenda come sempre) l'ultima tappa della triade del The Freak Ride Tour.

Adesso si che ricomincio da Me.


lunedì 28 ottobre 2013

Avenue Verte Fixed, sponsorizzata da

Diffusione Due Ruote (via Gennaro Cassiani, Roma), VeloDust, A.C.M.E. e Cool79
Foto di Bernardo Marchetti




















mercoledì 2 ottobre 2013

Avenue Verte - Fixed Gear


Facciamo che questa volta non vi dico niente, è scritto li sopra tanto ... vabò vi dico che abbiamo un volo di sola andata il 29 ottobre e una tenda ... e forse qualche nuovo sponsor, il resto lo vedrete su video

martedì 20 agosto 2013

La Triade Europea

Qualche volta nella vita si fanno degli sbagli, e molte volte succede anche che di questi sbagli ce ne accoriamo dopo un anno (ma alla fine se non sbagliavi non avresti mai capito di sbagliare ... già già)

Quando ho fatto il viaggio da Roma a Vittoria (all'epoca RG in Sicilia) non pensavo che a distanza di un anno avrei pensato di aver perso tempo utile, però è anche vero che ho imparato tante cose, il bello dei viaggi è che comunque impari sempre qualcosa, non c'è niente da fare.

Fatto sta che per ovvi motivi il The Freak ride Tuor [around half of Italy] è risultato essere uno sfiancante e a tratti demotivante giro d'Italia, ma ho apprezzato anche molti paesaggi, ho conosciuto tante persone simpatiche e ho capito che non sempre le cose sono come ce le aspettiamo.

Completamente diversa è stata l'esperienza islandese, che ricorderò sempre come il viaggio più affascinante e introspettivo della mia fase adulta, uno stacco dal mondo, una riflessione su me stessa.

Bene, è giunto il momento di completare questa triade europea.
L'Europa è affascinante perchè varia, viaggiando in aereo, treno o macchina, raramente facciamo affidamento a delle persone, quindi apprendiamo poco del loro modo di vivere, delle loro abitudini, del loro modo di confrontarsi con noi. Un viaggio in bicicletta invece è totalmente differente, punto primo perchp devi fare affidamento su te stesso e nessun altro, però quando incontri qualcuno parli in modo fluente perchè sei curioso di capire "ma come cavolo fanno a vivere in questo assurdo posto?" o altro
Bene, questo è buono, ma io cerco altro.
Mi sono innamorata del silenzio e della natura, ostile o meno che sia, per questo sono voluta andare in Islanda.
Però però però ... quando pensavo di essere stata nel posto più a nord dell'Europa e meno abitato della stessa, mi sono accorta che in realtà c'era di meglio (non nel senso di bello, tanto sono tutte esperienze diverse e belle), ma di meglio nel senso di ancora meno gente e ancora più silenzio e ancora più nord.

Dove andiamo io e Dina il prossimo anno? Resta una sola parte dell'Europa che oltrepassa il Circolo Polare Artico: la Norvegia

mmmmmm ....

no, non la Norvegia di Oslo, quella la visiterò con calma quando sarò vecchia
parlo della fine dell'Europa: il North Cap
che poi sia in Norvegia è relativo, anche perchè confina pure con la Russia e un pò più in basso anche con la Svezia

Bene ...

diciamo che voglio concludere (forzatamente, perchè non ho i soldi per un volo intercontinetale), con un posto simile all'Alaska, e su per giù siamo li, la distanza dal polo nord è la stessa

i nuovi limiti di questa esperienza saranno le gallerie (vietate al transito ciclabile) che comportano deviazioni (anche) di giorni sulle montagne che un tempo superavano l'Everest, quelle disabitate cime alte 2.500 m

Come si chiamerà il nuovo The Freak Ride Tour?
ho ancora un anno per capirlo



Italian Coast to Coast from Roma to Pescara

"In natura un contorno non esiste, dunque la forma disegnata dall'artista non è un elemento realistico, ma una sorta di spettro"

G. De Chirico

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