In questo momento sto scrivendo dal mio portatile accampata nel giardino di casa di una carinissima signora norvegese che non parla inglese, ma che a gesti mi ha fatto capire che posso utilizzare il bagno di casa se voglio fare pipi (credo per non farmela fare in giardino).
Questo è il mio II giorno in sella, ho già pedalato per oltre 220km e ho scoperto tante cose:
_In Norvegia non esiste la pianura
_In Norvegia il tempo può variare rapidamente, da 5 a 25 gradi nel giro di qualche km
_In Norvegia i tunnel possono essere attraversati solo da macchine e motori, ma se ci provi lo stesso nessuno ti dice nulla
_In Norvegia anche respirare solamente aria costa tanto, un campeggio costa all'incirca 16 euro, una doccia 2 euro, l'acqua 3 euro, il pane 4 euro al kg
_In Norvegia se non hai la carta di credito norvegese non sei nessuno
_In Norvegia non è detto che seguire le indicazioni per il campeggio porti davvero al campeggio
_In Norvegia sembra non abbiano mai visto gente in bicicletta tanto che mi stringono la mano ogni volta che mi fermo a parlare con loro
_In Norvegia non chiedono documenti (anche perché tanto senza soldi non vai da nessuna parte), per questo ho deciso che il mio nuovo nome sarà Oda (Mckay), è la seconda volta che firmo in questo modo e nessuno mi dice nulla
Oltre a tutte queste conclusioni posso dire che ho avuto la fortuna di incontrare dei turisti tedeschi che mi hanno regalato della cioccolata buonissima, che le cime sono fighissime (sopratutto le discese al 20%), che ci sono dei bellissimi paesaggi ma che è un paese davvero faticoso, che questa vacanza si sta rivelando piùimpegnativa dell'Islanda.
Mi hanno detto anche che più a nord sarà diretta e più le strade diventeranno tortuose e aspre; staremo a vedere, intanto beccatevi set 4 foto
P.s.: vi piace il mio accampamento alla walking dead?
domenica 13 luglio 2014
venerdì 11 luglio 2014
Epopea colossale
Credo a questo punto si possa definire sfiga il fatto che ho perso (non per colpa mia) ben 2 voli e mezzo e che ne abbia dovuti prendere 4 per arrivare nel nord della Norvegia e precisamente a Tromso.
I piani non erano questi. In teoria sarei dovuta arrivare da Roma a Tromso con un solo scalo partendo alle 12.35 (roma) e arrivando alle 18.40 (tromso). Invece sono riuscita ad arrivare in campeggio solamente dopo la mezzanotte, punto primo perché come dicevo ieri ho perso la prima coincidenza e spostandomi il volo è finita che ho dovuto prendere altri due voli (dei quali ne ho perso un altro ancora), infine per disperazione mi hanno fatta salire su uno di quei così vecchi, come'è che si chiamano? ah si tipo alianti, 10 persone dentro e n'altro po' coi finestrini aperti, la cosa migliore è che faceva pure le tappe nei vari posti sperduti, tipo autobus; esperienza tutto sommato divertente, anche se spero di non ripeterla.
In tutto ciò scopro solamente arrivata in campeggio che la mia carta di credito non è accettata qui in norvegia, che bella notizia, sopratutto perché adesso qui con me ho solamente 700 corone equivalenti a 84 euro che dovrò farmi bastare per tutto il viaggio; considerando che qua una bottiglietta di acqua costa appena 3 euro dovreò razionare al meglio le mie risorse (meno male che mi so portata tutte quelle scatolette dall'Italia!)
Ma tutto sommato, anche se non voglio gridarlo forte, Dina sta bene, l'imballaggio perfetto di Diffusione Due Ruote ha impedito che anche dopo 4 scali si potesse distruggere. Questa mattina l'ho montata (Pietro ma non è che il manubrio è troppo alto?) e avrei tanto voluto cominciare questa avventura ma dovendo risolvere questioni burocratiche, dovute anche al fatto che durante tutti qui voli mi hanno smarrito un bagaglio, mi sa che tocca partire domani, far finta che tutto vada alla grande e sperare che tutto il peggio sia passato.
La mia prima tappa sarebbero dovute essere le Lyngslapen, una deviazione di 100 km dalla meta, che avrei tanto voluto vedere, ma con la perdita di un giorno di cammino mi sembra difficile poter andare, non lo so, devo rifare i conti.
Vabè ma l'importante è stare bene no?
martedì 20 maggio 2014
The Freak ride tour around North Cape
Io non sono scaramantica, cioè non a livelli maniacali, diciamo che mi piace mantenere certe tradizioni; una di queste tradizioni è partire ogni anno il 10 luglio, il motivo è semplice, ma personale; un'altra bella tradizione che mi piacerebbe mantenere è il momento della "pianificazione". Intendiamoci, non credo sia possibile pianificare un viaggio (e se qualcuno ci è riuscito che mi faccia sapere come). Un viaggio, in qualsiasi modo si voglia affrontare è un viaggio, che non può essere previsto in ogni suo aspetto, ha talmente tante variabili che sarebbe un inutile sforzo cercare di inquadrarlo in qualche modo, e poi a quel punto non si chiamerebbe più viaggio, ma vacanza (quelle al mare, quelle in montagna, quelle dove si sa dove andare a mangiare o dormire, dove ci sono strutture adatte alla villeggiatura e dove si possono incontrare persone, a flotte); la pioggia, il caldo, la neve, le ore di luce, i posti più o meno sicuri, le nostre gambe, la nostra testa, la sfiga o la nostra capacità di affrontare gli imprevisti, la nostra volontà, il nostro riuscire a comunicare, la nostra attrezzatura, ma sopratutto la voglia di superare i nostri limiti, sono queste alcune delle variabili in gioco.
Molte persone mi chiedono come faccio a scegliere la meta. Molto semplicemente può rispondere la cartina della Norvegia con il grafico della popolazione destituita nelle aree.
Bella vero?
I posti che ho scelto di attraversare quest'anno si trovano in quella fascia gialla che indica presenza di popolazione pari allo 0%
Questo è il vero motivo della mia scelta, poi c'è anche quello paesaggistico, ma lo metto al 2 posto nella classifica generale; al terzo invece c'è sicuramente il fattore "luce", con il suo sole di mezzanotte è una delle poche terre al di sopra del circolo polare artico possibile da visitare senza spendere un occhio della testa; poi boh, non ci sono particolari motivi, solo la voglia di andare in un posto lontano da tutto quello che è la mia quotidianità.
Dicevo che come ogni anno, anche quest'anno è arrivato il momento di far vedere la fantastica cartina con il chilometraggio approssimativo del viaggio.
In totale dovrei affrontare 1.488 km (ovviamente non saranno mai precisamente quelli) in 3 tranche, all'incirca come percorrere per lungo l'Italia dal Veneto alla Sicilia, che detto in questo modo sembra un'epopea, ma che in fin dei conti non è come fare il giro del mondo, quindi è sempre qualcosa di fattibile.
_La prima parte, all'incirca 718 km, mi porterà dalla città di Tromso (arrivo del mio volo) a Capo Nord. Durante questo tragitto mi lascerò alle spalle il fastidioso tran tran cittadino immergendomi piano piano nel silenzioso paesaggio norvegese, in questo caso fatto di fiordi, quindi mare, spiagge deserte, poca vegetazione e montagne alte, tra le più antiche del mondo.
_Riprenderò il tragitto da Riksvej, dopo aver traghettato da Capo Nord, per percorrere 318 km in mezzo al nulla. Purtroppo saranno davvero 300 km in mezzo al nulla, né la guida, né il sito della Norvegia, né la cartina in generale segnalano attrazioni paesaggistiche particolari o paesi e paesini dove poter trovare vita. Tre giorni passano in fretta …
_La terza ed ultima parte, avrà inizio da Vardo, cittadina di pescatori nella quale prevedo di arrivare via mare in qualche modo, si concluderà a Kirkeness (dove ho il volo per l'Italia), passando prima, se avrò il tempo (ammesso quindi che i miei piani siano all'incirca giusti, che non mi capiti nulla e che non sia impazzita da sola nel nulla per i precedenti 300 km) per Pasvik Naturreservat, confine russo, che detto così fa paura, ma non è altro che una bellissima risega naturale, piena di orsi.
Mi rendo conto che così la faccio facile, però al momento è realmente tutto quello che ho in mano, anche perché togliervi il piacere di sapere tutto quello che sto pianificando in quei posti darebbe meno verve al video che ho intenzione di montare.
1.400 km all'incirca, tenda e sacco a pelo, scatolette di tonno e simmental e un po' di quelle schifezze leofilizzate, un mp3 speriamo sempre carico, un libro di 3.000 pagine e tanto silenzio. E' una di quelle cose che credo valga la pena di essere fatta almeno una volta nella vita, in tutta la sua semplicità.
martedì 11 marzo 2014
Perché a viaggiare si inizia da giovani ...
… e non si finisce mai.
In una società basata sull'uso spropositato di mezzi informatici che danno accesso a tutto e subito mi rendo conto che essere ascoltati a voce è diventata una cosa rara.
Oggi mi è stata data un'opportunità di sfogo particolare e mi ritengo molto fortunata perché il pubblico era formato da ragazzi, dalla I alla III media.
Lo dico sinceramente: questi ragazzi mi hanno dato la possibilità di esprimere una filosofia di vita che gli adulti molto spesso non capiscono, sopratutto perché non ascoltano.
Tendiamo a conservare il ricordo di cose spiacevoli ed emozioni forti, forse è questo il motivo per cui il ricordo che ho del mio tempo passato alle medie non è così bello, o, forse le cose sono cambiate in meglio; ad ogni modo ricordo che i miei insegnanti non erano così propositivi quanto i due giovani professori che mi hanno invitata a parlare ai propri alunni in un laboratorio dedicato alla bicicletta. Quindi ci tengo a ringraziare Marco e Vanessa per il coraggio dimostrato nell'aver invitato una perfetta sconosciuta ad affrontare la tematica del "viaggio" e della "bicicletta" e per la loro bellissima iniziativa di creare un laboratorio dedicato alla bici, che spiega ai ragazzi che cosa è veramente questo mezzo a due ruote.
Da me le ore extra scolastiche erano dedicate al latino!!!
Non avendo mai parlato a un pubblico così giovane l'approccio non è stato dei migliori; però dopo aver rotto il ghiaccio ed essermi presentata meglio sono riuscita a creare un piccolo legame con questi ragazzi. Mi sono state poste diverse domande, domande intelligenti, domande che nessun adulto mi ha mai fatto.
L'esperienza della vita è crudele, ti fa dimenticare le cose più belle e le emozioni più forti, perché la routine esiste anche per i viaggi in bicicletta. Quello che a me soltanto ora risulta ovvio, per i ragazzi era totalmente nuovo, e la libertà di porre domande anche strane sui miei viaggi è stato liberatorio più per me che per loro.
"Ma come funziona? Scegli un percorso e poi parti?"
"Dove fai pipì?"
"Se sei stanca prendi un taxi?"
"Quanto costa mangiare fuori?"
"Dove dormi?"
"Il telefono ti prende?"
"Ma non ti fanno male i piedi?"
"Quando incontri le persone per strada e ti raccontano la loro vita non ti annoi?"
"Come hai fatto ad arrivare in Islanda? Con i tubi sotto l'acqua?"
"Perché fai alcuni viaggi da sola?"
"Ma se stai da sola non ti annoi?"
"Come fai quando incontri qualche animale?"
"Se buchi la ruota?"
"Se non parli bene l'inglese come fai a
capire le persone? A gesti?"
"Non hai paura delle formiche?"
"Di sera come fai a farti vedere dalle macchine?"
"Non hai paura di fare gli incidenti?"
etc…
La maggior parte di noi adulti penserà che queste siano domande stupide, le nostre preoccupazioni sono ben altre, ma io ricordo perfettamente che queste sono state le prime domande che ho fatto a me stessa poco prima di partire per il primo viaggio e che ogni tanto mi pongo anche adesso, in maniera meno frequente, ma sempre leggera, con quel pizzico di spensieratezza che mi fa tornare indietro ai miei 13 anni, quando tutto era possibile.
Ho capito che la bellezza di questi viaggi è tornare ad essere giovane, vedere quali sono le problematiche "terra terra" della nostra vita, preoccuparsi di tante piccole cose che di fronte a un pc sono vacue, ma che in viaggio sono Tutto. Solo un gruppo di giovani ragazzi è riuscito a procurarmi questa sensazione.
Un viaggio in bicicletta è sopratutto condivisione, prima, durante e dopo, oggi l'ho condiviso con loro che sono stai il miglior pubblico che ho mai avuto.
Un'ultima volta grazie a Marco, ciclista urbano anche lui e a Vanessa, che mi ha detto di aver fatto il cammino di Santiago qualche tempo fa; ciclisti e viaggiatori, li avessi avuti io due prof. così alle medie!!!
In una società basata sull'uso spropositato di mezzi informatici che danno accesso a tutto e subito mi rendo conto che essere ascoltati a voce è diventata una cosa rara.
Oggi mi è stata data un'opportunità di sfogo particolare e mi ritengo molto fortunata perché il pubblico era formato da ragazzi, dalla I alla III media.
Lo dico sinceramente: questi ragazzi mi hanno dato la possibilità di esprimere una filosofia di vita che gli adulti molto spesso non capiscono, sopratutto perché non ascoltano.
Tendiamo a conservare il ricordo di cose spiacevoli ed emozioni forti, forse è questo il motivo per cui il ricordo che ho del mio tempo passato alle medie non è così bello, o, forse le cose sono cambiate in meglio; ad ogni modo ricordo che i miei insegnanti non erano così propositivi quanto i due giovani professori che mi hanno invitata a parlare ai propri alunni in un laboratorio dedicato alla bicicletta. Quindi ci tengo a ringraziare Marco e Vanessa per il coraggio dimostrato nell'aver invitato una perfetta sconosciuta ad affrontare la tematica del "viaggio" e della "bicicletta" e per la loro bellissima iniziativa di creare un laboratorio dedicato alla bici, che spiega ai ragazzi che cosa è veramente questo mezzo a due ruote.
Da me le ore extra scolastiche erano dedicate al latino!!!
Non avendo mai parlato a un pubblico così giovane l'approccio non è stato dei migliori; però dopo aver rotto il ghiaccio ed essermi presentata meglio sono riuscita a creare un piccolo legame con questi ragazzi. Mi sono state poste diverse domande, domande intelligenti, domande che nessun adulto mi ha mai fatto.
L'esperienza della vita è crudele, ti fa dimenticare le cose più belle e le emozioni più forti, perché la routine esiste anche per i viaggi in bicicletta. Quello che a me soltanto ora risulta ovvio, per i ragazzi era totalmente nuovo, e la libertà di porre domande anche strane sui miei viaggi è stato liberatorio più per me che per loro.
"Ma come funziona? Scegli un percorso e poi parti?"
"Dove fai pipì?"
"Se sei stanca prendi un taxi?"
"Quanto costa mangiare fuori?"
"Dove dormi?"
"Il telefono ti prende?"
"Ma non ti fanno male i piedi?"
"Quando incontri le persone per strada e ti raccontano la loro vita non ti annoi?"
"Come hai fatto ad arrivare in Islanda? Con i tubi sotto l'acqua?"
"Perché fai alcuni viaggi da sola?"
"Ma se stai da sola non ti annoi?"
"Come fai quando incontri qualche animale?"
"Se buchi la ruota?"
"Se non parli bene l'inglese come fai a
capire le persone? A gesti?"
"Non hai paura delle formiche?"
"Di sera come fai a farti vedere dalle macchine?"
"Non hai paura di fare gli incidenti?"
etc…
La maggior parte di noi adulti penserà che queste siano domande stupide, le nostre preoccupazioni sono ben altre, ma io ricordo perfettamente che queste sono state le prime domande che ho fatto a me stessa poco prima di partire per il primo viaggio e che ogni tanto mi pongo anche adesso, in maniera meno frequente, ma sempre leggera, con quel pizzico di spensieratezza che mi fa tornare indietro ai miei 13 anni, quando tutto era possibile.
Ho capito che la bellezza di questi viaggi è tornare ad essere giovane, vedere quali sono le problematiche "terra terra" della nostra vita, preoccuparsi di tante piccole cose che di fronte a un pc sono vacue, ma che in viaggio sono Tutto. Solo un gruppo di giovani ragazzi è riuscito a procurarmi questa sensazione.
Un viaggio in bicicletta è sopratutto condivisione, prima, durante e dopo, oggi l'ho condiviso con loro che sono stai il miglior pubblico che ho mai avuto.
Un'ultima volta grazie a Marco, ciclista urbano anche lui e a Vanessa, che mi ha detto di aver fatto il cammino di Santiago qualche tempo fa; ciclisti e viaggiatori, li avessi avuti io due prof. così alle medie!!!
martedì 4 febbraio 2014
giovedì 9 gennaio 2014
La mia prima Transalpina in Tandem
E' passato più di anno. Si, credo che nello stesso periodo lo scorso anno per un qualche strano istinto avevo deciso di passare attraverso le Alpi con la mia bicicletta.
Non l'ho fatto. I motivi sono tanti e tutti validi, però a me quel pallino in testa mi è rimasto. E' un pallino duro da eliminare un po' perché a casa mia c'è il mare e non la montagna (e che noia!), un altro po' perché mi piacciono le salite e altrettanto le discese, la pianura ammazza il ciclista, e infine un altro po' perché non ho mai visto le Alpi (si, che vergogna)
E' arrivato il momento di provarci.
Ma perché in tandem?
Solitamente mi piace viaggiare da sola. Solitamente viaggio da sola. Certo non tutti i viaggi sono felici. Diciamo che da soli è più facile prendersela con il vento, con la pioggia, con la nebbia, con il freddo, con quel cretino che ci ha dato le indicazioni sbagliate.
In compagnia è molto più facile prendersela con qualcosa di ben più specifico; bhè certo, è semplicissimo girare la testa e prendersela con il compagno di viaggio: scelte sbagliate, pianificazione errata, distanze impossibili, differenti motivi di sopravvivenza. Ahimè capita … ma anche sticazzi.
Non c'è modo più efficace di conoscere una persona che quello di affrontare assieme un viaggio in bicicletta.
Una volta un bel viaggio in compagnia l'ho fatto, ed è stato bello perché il mio compagno di viaggio era totalmente diverso da me, eppure così vicino a me per ideali di reciproco rispetto.
La sua opinione non l'ho mai chiesta, ma se si è deciso di ripartire assieme si vede che il sentimento era reciproco.
Quando si parla di tandem si parla di tante cose. Parlo di fiducia, di costanza, di coerenza, di essere convinti. Oh se non si è convinti di volerlo fare alla fine si è costretti a dover stare per forza a contatto con quella persona. Caudio sei davvero convinto di volerlo fare? :)
Mi sono persa.
Allora ricapitolando: voglio partire in tandem sulle Alpi perché
a- sono siciliana
b- sono stata in Islanda con una bici da corsa copertoni 25 e ce l'ho fatta, ho attraversato la manica con una bici a scatto fisso e senza freni e ce l'ho fatta, per fare un viaggio in monociclo mi sento ancora immatura
c- a parte tutto, sento di volerlo fare per dispetto al mio compagno di disavventure Claudio, perché è stato proprio lui a mettermi in testa questo maledetto pallino del tandem quella volta che abbiamo attraversato la Toscana a dicembre
Dove vogliamo andare?
Non lo so, come sempre, anche peggio di sempre. A me basta partire, attraversare un piccolo passo delle Alpi, farlo in tandem e tornare a casa con una nuova idea per un viaggio futuro.
Alla vita basta chiedere poco è sempre sicuro che ti da indietro anche troppo.
E' arrivato il momento di provarci.
Ma perché in tandem?
Solitamente mi piace viaggiare da sola. Solitamente viaggio da sola. Certo non tutti i viaggi sono felici. Diciamo che da soli è più facile prendersela con il vento, con la pioggia, con la nebbia, con il freddo, con quel cretino che ci ha dato le indicazioni sbagliate.
In compagnia è molto più facile prendersela con qualcosa di ben più specifico; bhè certo, è semplicissimo girare la testa e prendersela con il compagno di viaggio: scelte sbagliate, pianificazione errata, distanze impossibili, differenti motivi di sopravvivenza. Ahimè capita … ma anche sticazzi.
Non c'è modo più efficace di conoscere una persona che quello di affrontare assieme un viaggio in bicicletta.
Una volta un bel viaggio in compagnia l'ho fatto, ed è stato bello perché il mio compagno di viaggio era totalmente diverso da me, eppure così vicino a me per ideali di reciproco rispetto.
La sua opinione non l'ho mai chiesta, ma se si è deciso di ripartire assieme si vede che il sentimento era reciproco.
Quando si parla di tandem si parla di tante cose. Parlo di fiducia, di costanza, di coerenza, di essere convinti. Oh se non si è convinti di volerlo fare alla fine si è costretti a dover stare per forza a contatto con quella persona. Caudio sei davvero convinto di volerlo fare? :)
Mi sono persa.
Allora ricapitolando: voglio partire in tandem sulle Alpi perché
a- sono siciliana
b- sono stata in Islanda con una bici da corsa copertoni 25 e ce l'ho fatta, ho attraversato la manica con una bici a scatto fisso e senza freni e ce l'ho fatta, per fare un viaggio in monociclo mi sento ancora immatura
c- a parte tutto, sento di volerlo fare per dispetto al mio compagno di disavventure Claudio, perché è stato proprio lui a mettermi in testa questo maledetto pallino del tandem quella volta che abbiamo attraversato la Toscana a dicembre
Dove vogliamo andare?
Non lo so, come sempre, anche peggio di sempre. A me basta partire, attraversare un piccolo passo delle Alpi, farlo in tandem e tornare a casa con una nuova idea per un viaggio futuro.
Alla vita basta chiedere poco è sempre sicuro che ti da indietro anche troppo.
sabato 7 dicembre 2013
Noth Cape in bicicletta: inizia la pianificazione
Ieri ho avuto l'impressione che mi stesse sfuggendo qualcosa dalle mani.
Il mio tempo, la mia libertà, la passione che metto nelle cose, il tutto per dedicarmi totalmente alla bicicletta.
E' sbagliato credere che si possa fare della propria passione un mestiere, cioè non è proprio così, ma quando dedichi troppo tempo a qualcosa senza riceverne gratificazione bisogna capire che la strada non è quella giusta.
Faccio un passo indietro, capisco di aver sbagliato e torno a dare tempo al mio tempo, per questo inizio la pianificazione del Freak Ride Tour around The North Cap così tardi.
Vado a trovare una persona con la quale avevo parlato l'ultima volta a settembre ed esco con una rinnovata ed accesa voglia di tornare a pianificare i miei viaggi.
Questa volta sono seria. Il North Cap non è una passeggiata, non è una meta turistica come l'Islanda, non è un posto per bivaccare.
Il North Cap è il punto più a nord d'Europa, dove finisce l'Europa, ma non è quella la mia meta (la metto nel titolo solo per dare maggiore visibilità al progetto). La mia meta si chiama Knivskjelodden, quella è la vera fine del continente (non la metto nel titolo eprchè non saprei nemmeno pronunciarla).
Cosa c'è a Knivskjelodden? C'è un libro che si trova all'interno di un rifugio, con un codice. Una volta arrivati li si mette la propria firma e si prende il codice che darà la certificazione (si può registrare al proprio ritorno alla dogana dell'isola) di essere giunti fin li. Perchè c'è un codice? Il codice serve a certificare che si è arrivati li perchè davvero ci si è voluti arrivare; per raggiungere quel punto si deve attraversare un deserto di 18 km a piedi (non esiste un percorso); il nulla allo stato puro. Questo è quello che voglio davvero fare.
A breve dovrei avere notizie sull'aeroporto di arrivo, allora non mi rimarrà che comprare tutte le cartine necessarie e pianificare il percorso più bello da fare per arrivare al North Cap dove abbandonerò per qualche giorno la mia piccola Dina e percorrerò a piedi (sacco a pelo e tenda come sempre) l'ultima tappa della triade del The Freak Ride Tour.
Adesso si che ricomincio da Me.
Il mio tempo, la mia libertà, la passione che metto nelle cose, il tutto per dedicarmi totalmente alla bicicletta.
E' sbagliato credere che si possa fare della propria passione un mestiere, cioè non è proprio così, ma quando dedichi troppo tempo a qualcosa senza riceverne gratificazione bisogna capire che la strada non è quella giusta.
Faccio un passo indietro, capisco di aver sbagliato e torno a dare tempo al mio tempo, per questo inizio la pianificazione del Freak Ride Tour around The North Cap così tardi.
Vado a trovare una persona con la quale avevo parlato l'ultima volta a settembre ed esco con una rinnovata ed accesa voglia di tornare a pianificare i miei viaggi.
Questa volta sono seria. Il North Cap non è una passeggiata, non è una meta turistica come l'Islanda, non è un posto per bivaccare.
Il North Cap è il punto più a nord d'Europa, dove finisce l'Europa, ma non è quella la mia meta (la metto nel titolo solo per dare maggiore visibilità al progetto). La mia meta si chiama Knivskjelodden, quella è la vera fine del continente (non la metto nel titolo eprchè non saprei nemmeno pronunciarla).
Cosa c'è a Knivskjelodden? C'è un libro che si trova all'interno di un rifugio, con un codice. Una volta arrivati li si mette la propria firma e si prende il codice che darà la certificazione (si può registrare al proprio ritorno alla dogana dell'isola) di essere giunti fin li. Perchè c'è un codice? Il codice serve a certificare che si è arrivati li perchè davvero ci si è voluti arrivare; per raggiungere quel punto si deve attraversare un deserto di 18 km a piedi (non esiste un percorso); il nulla allo stato puro. Questo è quello che voglio davvero fare.
A breve dovrei avere notizie sull'aeroporto di arrivo, allora non mi rimarrà che comprare tutte le cartine necessarie e pianificare il percorso più bello da fare per arrivare al North Cap dove abbandonerò per qualche giorno la mia piccola Dina e percorrerò a piedi (sacco a pelo e tenda come sempre) l'ultima tappa della triade del The Freak Ride Tour.
Adesso si che ricomincio da Me.
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Italian Coast to Coast from Roma to Pescara
Coast to coast 2012 from Eadessopedala on Vimeo.
"In natura un contorno non esiste, dunque la forma disegnata dall'artista non è un elemento realistico, ma una sorta di spettro"
G. De Chirico
G. De Chirico
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