lunedì 14 luglio 2014

Ale 1 - Api 0

Ed eccomi alla III tappa norvegese.
Sono ad Alteidet, 300 e passa km dal punto di partenza e domani sarò all'incirca a poco più di metà strada da Capo Nord.
Fortunatamente ho beccato giornate da paura, sole caldo e vento fresco (ho la faccia ustionata), spero che mantenga questo ritmo almeno per un po'.
Oggi ho cominciato ad apprezzare meglio i paesaggi del posto, finalmente un po' di montagnette serie, abbastanza serie da avere la neve sul cucuzzolo anche se di norma ci sono 19°.

Di significativo sono succede ben tre cose:

_Doccia e bucato
_Campeggio economico per la norvegia ed onesto per me (6 euro, 80 cent la doccia)
_Le API

Mi soffermo giusto un attimo sul terzo punto. A me le api non stanno antipatiche, però c'è un limite serio che bisognerebbe rispettare: non cagate il c. quando vedete che non è aria.
Se sto affrontando una salita di 7km con pendenza 15% ad una media di 10km/h con una fatica disumana per via del carico che porto sia sulla bici che sulle spalle, è mai possibile che maledette bastarde non avete nemmeno un po' di comprensione per questa poraccia?
I primi 30 minuti li passo accelerando il passo ogni qual volta viene mandata la prima in perlustrazione, mi accorgo che non serve a niente, perché queste riescono a seguirti fino ai 20 km/h (lo giuro, mai vista una cosa del genere), mi arrendo e allora le permetto di toccare la mia roba e la mando via solamente quando mi accorgo che si sta spingendo verso la mia faccia, inutile dire che non serve a niente perché 3 min dopo siamo punto e daccapo se non peggio. La stronza dopo aver perlustrato va a chiamare le altre che arrivano a gruppi da 5 a 10. Comincio ad agitarmi tanto da aver paura di finire fuori strada.
Decido che è il momento della vendetta: tiro fuori la cartina (bella grossa) e ogni qualvolta si avvicina la prima comincio ad agitarla tentando di colpire la talebana e poi scatto leggermente per non farmi riprendere. Un buon metodo perché mandata via la prima stai apposto per almeno 10 minuti, però l'ho fatto 12 ore di seguito, sono distrutta!
Domani cambio regione, sperò tanto di cambiare pure aria.

P.s.: siccome ho appreso che certi signori che si credono furbi, che dicono di compiere imprese quando invece dovrebbero rendersi conto che più che imprese le loro sono banali azioni sportive (anche se di sportivo loro come persone non hanno un gran che), scopiazzano in attesa di suggerimenti da questo blog, e invece di dire grazie se la menano tra di loro, ho deciso che non scriverò più nulla a proposito della fattiblità del percorso, così visto che sono tanto bravi possono apprezzarla meglio se è una sorpresa.
Per qualsiasi suggerimento in merito, basta contattarmi e sarò felice di aiutarvi.





domenica 13 luglio 2014

e se vi dicessi che la Norvegia è stranissima?

In questo momento sto scrivendo dal mio portatile accampata nel giardino di casa di una carinissima signora norvegese che non parla inglese, ma che a gesti mi ha fatto capire che posso utilizzare il bagno di casa se voglio fare pipi (credo per non farmela fare in giardino).
Questo è il mio II giorno in sella, ho già pedalato per oltre 220km e ho scoperto tante cose:
_In Norvegia non esiste la pianura
_In Norvegia il tempo può variare rapidamente, da 5 a 25 gradi nel giro di qualche km
_In Norvegia i tunnel possono essere attraversati solo da macchine e motori, ma se ci provi lo stesso nessuno ti dice nulla
_In Norvegia anche respirare solamente aria costa tanto, un campeggio costa all'incirca 16 euro, una doccia 2 euro, l'acqua 3 euro, il pane 4 euro al kg
_In Norvegia se non hai la carta di credito norvegese non sei nessuno
_In Norvegia non è detto che seguire le indicazioni per il campeggio porti davvero al campeggio
_In Norvegia sembra non abbiano mai visto gente in bicicletta tanto che mi stringono la mano ogni volta che mi fermo a parlare con loro
_In Norvegia non chiedono documenti (anche perché tanto senza soldi non vai da nessuna parte), per questo ho deciso che il mio nuovo nome sarà Oda (Mckay), è la seconda volta che firmo in questo modo e nessuno mi dice nulla

Oltre a tutte queste conclusioni posso dire che ho avuto la fortuna di incontrare dei turisti tedeschi che mi hanno regalato della cioccolata buonissima, che le cime sono fighissime (sopratutto le discese al 20%), che ci sono dei bellissimi paesaggi ma che è un paese davvero faticoso, che questa vacanza si sta rivelando piùimpegnativa dell'Islanda.
Mi hanno detto anche che più a nord sarà diretta e più le strade diventeranno tortuose e aspre; staremo a vedere, intanto beccatevi set 4 foto

P.s.: vi piace il mio accampamento alla walking dead?








venerdì 11 luglio 2014

Epopea colossale

Credo a questo punto si possa definire sfiga il fatto che ho perso (non per colpa mia) ben 2 voli e mezzo e che ne abbia dovuti prendere 4 per arrivare nel nord della Norvegia e precisamente a Tromso.
I piani non erano questi. In teoria sarei dovuta arrivare da Roma a Tromso con un solo scalo partendo alle 12.35 (roma) e arrivando alle 18.40 (tromso). Invece sono riuscita ad arrivare in campeggio solamente dopo la mezzanotte, punto primo perché come dicevo ieri ho perso la prima coincidenza e spostandomi il volo è finita che ho dovuto prendere altri due voli (dei quali ne ho perso un altro ancora), infine per disperazione mi hanno fatta salire su uno di quei così vecchi, come'è che si chiamano? ah si tipo alianti, 10 persone dentro e n'altro po' coi finestrini aperti, la cosa migliore è che faceva pure le tappe nei vari posti sperduti, tipo autobus; esperienza tutto sommato divertente, anche se spero di non ripeterla. 
In tutto ciò scopro solamente arrivata in campeggio che la mia carta di credito non è accettata qui in norvegia, che bella notizia, sopratutto perché adesso qui con me ho solamente 700 corone equivalenti a 84 euro che dovrò farmi bastare per tutto il viaggio; considerando che qua una bottiglietta di acqua costa appena 3 euro dovreò razionare al meglio le mie risorse (meno male che mi so portata tutte quelle scatolette dall'Italia!)
Ma tutto sommato, anche se non voglio gridarlo forte, Dina sta bene, l'imballaggio perfetto di Diffusione Due Ruote ha impedito che anche dopo 4 scali si potesse distruggere. Questa mattina l'ho montata (Pietro ma non è che il manubrio è troppo alto?) e avrei tanto voluto cominciare questa avventura ma dovendo risolvere questioni burocratiche, dovute anche al fatto che durante tutti qui voli mi hanno smarrito un bagaglio, mi sa che tocca partire domani, far finta che tutto vada alla grande e sperare che tutto il peggio sia passato.
La mia prima tappa sarebbero dovute essere le Lyngslapen, una deviazione di 100 km dalla meta, che avrei tanto voluto vedere, ma con la perdita di un giorno di cammino mi sembra difficile poter andare, non lo so, devo rifare i conti.

Vabè ma l'importante è stare bene no?


martedì 20 maggio 2014

The Freak ride tour around North Cape

Io non sono scaramantica, cioè non a livelli maniacali, diciamo che mi piace mantenere certe tradizioni; una di queste tradizioni è partire ogni anno il 10 luglio, il motivo è semplice, ma personale; un'altra bella tradizione che mi piacerebbe mantenere è il momento della "pianificazione". Intendiamoci, non credo sia possibile pianificare un viaggio (e se qualcuno ci è riuscito che mi faccia sapere come). Un viaggio, in qualsiasi modo si voglia affrontare è un viaggio, che non può essere previsto in ogni suo aspetto, ha talmente tante variabili che sarebbe un inutile sforzo cercare di inquadrarlo in qualche modo, e poi a quel punto non si chiamerebbe più viaggio, ma vacanza (quelle al mare, quelle in montagna, quelle dove si sa dove andare a mangiare o dormire, dove ci sono strutture adatte alla villeggiatura e dove si possono incontrare persone, a flotte); la pioggia, il caldo, la neve, le ore di luce, i posti più o meno sicuri, le nostre gambe, la nostra testa, la sfiga o la nostra capacità di affrontare gli imprevisti, la nostra volontà, il nostro riuscire a comunicare, la nostra attrezzatura, ma sopratutto la voglia di superare i nostri limiti, sono queste alcune delle variabili in gioco.

Molte persone mi chiedono come faccio a scegliere la meta. Molto semplicemente può rispondere la cartina della Norvegia con il grafico della popolazione destituita nelle aree.

Bella vero?

I posti che ho scelto di attraversare quest'anno si trovano in quella fascia gialla che indica presenza di popolazione pari allo 0%
Questo è il vero motivo della mia scelta, poi c'è anche quello paesaggistico, ma lo metto al 2 posto nella classifica generale; al terzo invece c'è sicuramente il fattore "luce", con il suo sole di mezzanotte è una delle poche terre al di sopra del circolo polare artico possibile da visitare senza spendere un occhio della testa; poi boh, non ci sono particolari motivi, solo la voglia di andare in un posto lontano da tutto quello che è la mia quotidianità.

Dicevo che come ogni anno, anche quest'anno è arrivato il momento di far vedere la fantastica cartina con il chilometraggio approssimativo del viaggio.
In totale dovrei affrontare 1.488 km (ovviamente non saranno mai precisamente quelli) in 3 tranche, all'incirca come percorrere per lungo l'Italia dal Veneto alla Sicilia, che detto in questo modo sembra un'epopea, ma che in fin dei conti non è come fare il giro del mondo, quindi è sempre qualcosa di fattibile.

_La prima parte, all'incirca 718 km, mi porterà dalla città di Tromso (arrivo del mio volo) a Capo Nord. Durante questo tragitto mi lascerò alle spalle il fastidioso tran tran cittadino immergendomi piano piano nel silenzioso paesaggio norvegese, in questo caso fatto di fiordi, quindi mare, spiagge deserte, poca vegetazione e montagne alte, tra le più antiche del mondo.
_Riprenderò il tragitto da Riksvej, dopo aver traghettato da Capo Nord, per percorrere 318 km in mezzo al nulla. Purtroppo saranno davvero 300 km in mezzo al nulla, né la guida, né il sito della Norvegia, né la cartina in generale segnalano attrazioni paesaggistiche particolari o paesi e paesini dove poter trovare vita. Tre giorni passano in fretta …
_La terza ed ultima parte, avrà inizio da Vardo, cittadina di pescatori nella quale prevedo di arrivare via mare in qualche modo, si concluderà a Kirkeness (dove ho il volo per l'Italia), passando prima, se avrò il tempo (ammesso quindi che i miei piani siano all'incirca giusti, che non mi capiti nulla e che non sia impazzita da sola nel nulla per i precedenti 300 km) per Pasvik Naturreservat, confine russo, che detto così fa paura, ma non è altro che una bellissima risega naturale, piena di orsi.

Mi rendo conto che così la faccio facile, però al momento è realmente tutto quello che ho in mano, anche perché togliervi il piacere di sapere tutto quello che sto pianificando in quei posti darebbe meno verve al video che ho intenzione di montare.

1.400 km all'incirca, tenda e sacco a pelo, scatolette di tonno e simmental e un po' di quelle schifezze leofilizzate, un mp3 speriamo sempre carico, un libro di 3.000 pagine e tanto silenzio. E' una di quelle cose che credo valga la pena di essere fatta almeno una volta nella vita, in tutta la sua semplicità.



martedì 11 marzo 2014

Perché a viaggiare si inizia da giovani ...

… e non si finisce mai.

In una società basata sull'uso spropositato di mezzi informatici che danno accesso a tutto e subito mi rendo conto che essere ascoltati a voce è diventata una cosa rara.
Oggi mi è stata data un'opportunità di sfogo particolare e mi ritengo molto fortunata perché il pubblico era formato da ragazzi, dalla I alla III media.
Lo dico sinceramente: questi ragazzi mi hanno dato la possibilità di esprimere una filosofia di vita che gli adulti molto spesso non capiscono, sopratutto perché non ascoltano.

Tendiamo a conservare il ricordo di cose spiacevoli ed emozioni forti, forse è questo il motivo per cui il ricordo che ho del mio tempo passato alle medie non è così bello, o, forse le cose sono cambiate in meglio; ad ogni modo ricordo che i miei insegnanti non erano così propositivi quanto i due giovani professori che mi hanno invitata a parlare ai propri alunni in un laboratorio dedicato alla bicicletta. Quindi ci tengo a ringraziare Marco e Vanessa per il coraggio dimostrato nell'aver invitato una perfetta sconosciuta ad affrontare la tematica del "viaggio" e della "bicicletta" e per la loro bellissima iniziativa di creare un laboratorio dedicato alla bici, che spiega ai ragazzi che cosa è veramente questo mezzo a due ruote.
Da me le ore extra scolastiche erano dedicate al latino!!!

Non avendo mai parlato a un pubblico così giovane l'approccio non è stato dei migliori; però dopo aver rotto il ghiaccio ed essermi presentata meglio sono riuscita a creare un piccolo legame con questi ragazzi. Mi sono state poste diverse domande, domande intelligenti, domande che nessun adulto mi ha mai fatto.
L'esperienza della vita è crudele, ti fa dimenticare le cose più belle e le emozioni più forti, perché la routine esiste anche per i viaggi in bicicletta. Quello che a me soltanto ora risulta ovvio, per i ragazzi era totalmente nuovo, e la libertà di porre domande anche strane sui miei viaggi è stato liberatorio più per me che per loro.

"Ma come funziona? Scegli un percorso e poi parti?"
"Dove fai pipì?"
"Se sei stanca prendi un taxi?"
"Quanto costa mangiare fuori?"
"Dove dormi?"
"Il telefono ti prende?"
"Ma non ti fanno male i piedi?"
"Quando incontri le persone per strada e ti raccontano la loro vita non ti annoi?"
"Come hai fatto ad arrivare in Islanda? Con i tubi sotto l'acqua?"
"Perché fai alcuni viaggi da sola?"
"Ma se stai da sola non ti annoi?"
"Come fai quando incontri qualche animale?"
"Se buchi la ruota?"
"Se non parli bene l'inglese come fai a



capire le persone? A gesti?"
"Non hai paura delle formiche?"
"Di sera come fai a farti vedere dalle macchine?"
"Non hai paura di fare gli incidenti?"
etc…

La maggior parte di noi adulti penserà che queste siano domande stupide, le nostre preoccupazioni sono ben altre, ma io ricordo perfettamente che queste sono state le prime domande che ho fatto a me stessa poco prima di partire per il primo viaggio e che ogni tanto mi pongo anche adesso, in maniera meno frequente, ma sempre leggera, con quel pizzico di spensieratezza che mi fa tornare indietro ai miei 13 anni, quando tutto era possibile.
Ho capito che la bellezza di questi viaggi è tornare ad essere giovane, vedere quali sono le problematiche "terra terra" della nostra vita, preoccuparsi di tante piccole cose che di fronte a un pc sono vacue, ma che in viaggio sono Tutto. Solo un gruppo di giovani ragazzi è riuscito a procurarmi questa sensazione.

Un viaggio in bicicletta è sopratutto condivisione, prima, durante e dopo, oggi l'ho condiviso con loro che sono stai il miglior pubblico che ho mai avuto.


Un'ultima volta grazie a Marco, ciclista urbano anche lui e a Vanessa, che mi ha detto di aver fatto il cammino di Santiago qualche tempo fa; ciclisti e viaggiatori, li avessi avuti io due prof. così alle medie!!!

giovedì 9 gennaio 2014

La mia prima Transalpina in Tandem

E' passato più di anno. Si, credo che nello stesso periodo lo scorso anno per un qualche strano istinto avevo deciso di passare attraverso le Alpi con la mia bicicletta.
Non l'ho fatto. I motivi sono tanti e tutti validi, però a me quel pallino in testa mi è rimasto. E' un pallino duro da eliminare un po' perché a casa mia c'è il mare e non la montagna (e che noia!), un altro po' perché mi piacciono le salite e altrettanto le discese, la pianura ammazza il ciclista, e infine un altro po' perché non ho mai visto le Alpi (si, che vergogna)

E' arrivato il momento di provarci.

Ma perché in tandem?

Solitamente mi piace viaggiare da sola. Solitamente viaggio da sola. Certo non tutti i viaggi sono felici. Diciamo che da soli è più facile prendersela con il vento, con la pioggia, con la nebbia, con il freddo, con quel cretino che ci ha dato le indicazioni sbagliate.
In compagnia è molto più facile prendersela con qualcosa di ben più specifico; bhè certo, è semplicissimo girare la testa e prendersela con il compagno di viaggio: scelte sbagliate, pianificazione errata, distanze impossibili, differenti motivi di sopravvivenza. Ahimè capita … ma anche sticazzi.
Non c'è modo più efficace di conoscere una persona che quello di affrontare assieme un viaggio in bicicletta.
Una volta un bel viaggio in compagnia l'ho fatto, ed è stato bello perché il mio compagno di viaggio era totalmente diverso da me, eppure così vicino a me per ideali di reciproco rispetto.
La sua opinione non l'ho mai chiesta, ma se si è deciso di ripartire assieme si vede che il sentimento era reciproco.

Quando si parla di tandem si parla di tante cose. Parlo di fiducia, di costanza, di coerenza, di essere convinti. Oh se non si è convinti di volerlo fare alla fine si è costretti a dover stare per forza a contatto con quella persona. Caudio sei davvero convinto di volerlo fare? :)

Mi sono persa.

Allora ricapitolando: voglio partire in tandem sulle Alpi perché
a- sono siciliana
b- sono stata in Islanda con una bici da corsa copertoni 25 e ce l'ho fatta, ho attraversato la manica con una bici a scatto fisso e senza freni e ce l'ho fatta, per fare un viaggio in monociclo mi sento ancora immatura
c- a parte tutto, sento di volerlo fare per dispetto al mio compagno di disavventure Claudio, perché è stato proprio lui a mettermi in testa questo maledetto pallino del tandem quella volta che abbiamo attraversato la Toscana a dicembre

Dove vogliamo andare?

Non lo so, come sempre, anche peggio di sempre. A me basta partire, attraversare un piccolo passo delle Alpi, farlo in tandem e tornare a casa con una nuova idea per un viaggio futuro.
Alla vita basta chiedere poco è sempre sicuro che ti da indietro anche troppo.




Italian Coast to Coast from Roma to Pescara

"In natura un contorno non esiste, dunque la forma disegnata dall'artista non è un elemento realistico, ma una sorta di spettro"

G. De Chirico

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