Sono ufficialmente nel new south wales!!! Ma non è questa la cosa divertente che è successa e che volevo raccontarvi.
Di incontri strani in più di 2.000km di bici qui in Australia ne ho fatti parecchi, ma questo vale la pena scriverlo per intero:
Come al solito i miei calcoli sbagliati mi hanno portata a Genoa convinta che fosse un centro abitati, quindi mi sono abbuffata durante il giorno e ho pure consumato tuta l'acqua. Arrivo quindi in questa vivissima cittadina che vanta il titolo di ultima citò del Victoria, e anche ultima da qua a 200km, alla ricerca di un supermercato.
Dopo un paio di giri dell'isolato composto da una casa, una pompa di benzina, un piccolo mulino e un caffè comincio a realizzare che forse quello che cercavo non esiste.
Tuttavia tentar non nuoce e imbocco dentro questo caffè che sembra stare qua da quando i coloni hanno mezzo piede nell'isola; non ho neanche messo ancora piede dentro che la proprietaria mi strilla nel suo inconfondibile accento del sud cosa andavo cercando.
Le chiedo se potevo trovare un supermercato in zona e ovviamente mi fa cenno di no con la testa, però mi invita a sedermi per una birra e qualcosa da mangiare. Io che non amo questa bevando chiedo timidamente un caffè o un facsimile, lei mi guarda dalla testa ai piedi e mi dice di sedermi che mi porta una bella birra ghiacciata e un panino.
Come posso dire di no alla donna più aggraziata del Victoria? Praticamente era un incrocio tra Paltinette e un mastino napoletano, con tanto di braccia tatuale e un paio di rayban del dopoguerra.
Mi porta quello che lei aveva ordinato e poi mi chiede un po' della mia vita sedendosi accanto con la sua pipa accesa.
Le dico quello che ho fatto finora e quello che ho intenzione di fare nel mio futuro (la prossima settimana) e così scoppia a ridere, una risata soffocata a tratti dalla tipica tosse di chi fuma sigari a colazione e mi dice: Donna!!! Tu sei la cosa più interessante che vedo qua dal 1997, quando un gruppo di turisti inglesi si sono fermati a dormire qui perché troppo ubriachi e non si erano accorti che il loro amico era stato morso da un serpente.
Il tutto contornato ovviamente da vari fuco o altre parole di natura più burbera che non sto qui ad elencare.
Allora mi ha dato una serie di consigli su cosa fare e non fare e qualche indirizzo utile per la realizzazione del mio prossimissimo progettino che non voglio rivelare ora.
A un certo punto il suo cane, un enorme pastore tedesco, un po' malandato comincia a pulirmi la gamba con una serie di slinguazzate e lei lo rimprovera subito dicendogli: lascia stare questa ragazza! Lei è una che gli uomini se li mangia a colazione, lei ha le palle, mica come quel coglione che mi sono sposata!
Prima di salutarci mi riempie lo zaino di pane congelato e birra senza volere un soldo e mi dice che da qua a 200km sarà difficile trovare qualcosa che somiglia a un pasto, mi sorride, strilla qualcosa d'incomprensibile al cane e ci salutiamo.
E sono di nuovo in bici per una destinazione che non è nemmeno segnata sulla cartina, e rido come una scema perché sono la protagonista del film che vorrei vedere al cinema ma che non hanno ancora girato.
lunedì 9 marzo 2015
mercoledì 4 marzo 2015
Melbourne - Sydney via costa: prime impressioni
Non è stata proprio una sorpresa il fatto che in questi primi due giorni di viaggio io non abbia visto niente di interessante, un pochino me lo aspettavo; è per questo che ho deciso di mantenere una media dei 140km al giorno cercando di scappare il più in fretta possibile dall'influsso della grande città per trovarmi nuovamente in mezzo a qualche riserva o comunque a due passi dalla spiaggia che non deve essere per niente male, o almeno questo è quello che mi hanno detto.
Per raggiungere Sydney da Melbourne ci sono fondamentalmente due strade, o meglio, ce ne sono un milione, ma in bici è meglio prendere queste due. Una strada prende l'entroterra, è la più breve, ma anche la più noiosa, sempre a detta delle persone; una strada prende la costa, è la più lunga, ma in teoria c'è un sacco di roba dentro, quindi la più consigliata. Io ho scelto la seconda, più per allungare i tempi che per altro, perché in realtà ero molto curiosa di passare un po' internamente, però poi vediamo come si mette, intanto sto qua.
Uscire da Melbourne è stato davvero noiosissimo, 30 km di strada dritta e piatta e solo macchine e tir di fianco, per lo più non avendo un cartaceo decente dovevo fermarmi ogni 10 km a chiedere indicazioni per un paesino chiamato Koo Wee Rup, che ovviamente nessuno conosceva e l'unica persona che aveva un pochino capito dalla mappa dove poteva essere mi ha detto che ero totalmente pazza, era troppo distante per raggiungerlo in giornata.
In realtà qua hanno una strana idea delle distanze, credono che tutto sia distante, anche oggi che facevo colazione in un caffè la ragazza mi ha chiesto dove dovevo andare e poi mi ha detto che era davvero una luuuunga luuunga strada … non lo so, sono strani.
Ad ogni modo tornando a ieri alla fine ci arrivo a questo Koo Wee Rup, anche se non era proprio quello che mi aspettavo di vedere, per di più troppo vicino all'autostrada per poter trovare un posto dove piantare la tenda e decido di proseguire allungando di parecchio il chilometraggio, fino alla Phillip Island che tutti mi descrivevano come un piccolo paradiso. Non lo so, saranno stati i 140km di autostrada, 8 ore in sella senza musica, una fame incredibile o un'aspettativa troppo alta, ma a me questa Phillip Island non mi è piaciuta molto, sono stata pure un'ora a caccia di pinguini ma non ne ho visto nemmeno uno.
La sera pago per stare in un campeggio troppo caro (25 dollari mi sembrano eccessivi per un pezzo di terra e una doccia) e prendo subito sonno. Erano circa le 2 del mattino quando una folata di vento a 50km/h e una scarica di acqua ghiacciata mi ha svegliata di soprassalto. Ho fatto in tempo a rimettere il telo alla tenda prima che bagnasse tutte le mie cose e a legare la bici ad un albero perché praticamente il vento la stava trascinando (no davvero, qualcosa di incredibile), ho evitato anche un pezzo di metallo del barbecue che stava puntando proprio verso la mia faccia (a volte vorrei una telecamera fissa, sai le risate a rivedere certe scene), mi chiudo in tenda e prego che smetta al più presto possibile anche perché prendere sonno era impossibile, dovevo tenere la tenda salda a terra se no volava tutto di nuovo. Accendo il cellulare e scopro dal meteo che in realtà nulla da fare, sarebbe durato fino all'indomani sera, quindi ho dormito una cosa come 3 ore e alle 7 del mattino sono riuscita a ripartire, tanto che mi si chiudevano gli occhi ad ogni curva.
Però però però tutto bene quel che finisce bene, sono riuscita finalmente a trovare un po' di pace e a respirare un po' di aria pulita, tanto che adesso mi trovo ben distante da Melbourne, all'incirca 280km e finalmente riesco a vedere degli spazi aperti. Da qua in poi dovrei incrociare sempre meno i centri urbani e cominciare a vedere un po' di cosette interessanti.
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| La mia tenda questa mattina prima di partire |
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| Dove mi trovo adesso |
lunedì 2 marzo 2015
La pagella della Tasmania
La Tasmania è un'isola … no scherzo, scrivo un post serio.
A parte il fatto che è un'isola la dividerei in quattro parti, in linea di massima prendendo in considerazione le strade che portano la nomenclatura A e B, se no diventa complicato spiegare in breve cosa ho visto: Nord-Ovest (da Devonport al Lago St. Claire), Sud (dal Lago St. Claire ad Hobart), Est (da Hobart a Bicheno), Nord-Est (da Bicheno a Devonport)
_Nord-Ovest: voto 9/10
la prima settimana per i cicloviaggiatori, o forse solo per me, non lo so, è tremenda; il fisico si deve abituare a trascinare kg su kg di peso morto, perché anche se io porto l'essenziale questo "essenziale" è sempre troppo e nel mio caso essendo partita il giorno dopo il mio arrivo a Melbourne c'era pure il fattore jatlag (che sinceramente vista la situazione non ho ancora capito cos'è, perché soffro pure il mal di mare, quindi non so bene se le cause del coma profondo della prima notte con risveglio improvviso alle 4.00 del mattino siano dovute al fattore fuso orario o mal di mare). Nonostante questo il Nord-Ovest è stata la parte che più ho apprezzato della Tasmania.
Tanta montagna (e io amo la montagna), tanta natura, foreste pluviali, riserve a destra e a sinistra, strade piene di curve, sali e scendi continuo, giornate piene (nel senso 8 ore in sella) per arrivare in posti da paura, una "città" (nel senso un benzinaio con un minimarker super caro) ogni 2-300 km (se passate in mezzo alle montagne) e pochissime persone (o, come piace definirlo a me "turismo selezionato"), forse è per questo che la chiamano la parte più selvaggia dell'isola e forse è per questo che è la parte che più ho apprezzato.
Devo ammettere che non mi aspettavo fosse così tosta, anche se mi avevano avvisata di non sottovalutarla, però le cose inaspettate sono sempre le più belle.
_Sud: voto 8/10
Finisce la montagna e inizia la collina, un paesaggio collinare abbastanza particolare che ricorda a tratti la savana, alberi che toccano quasi terra, colori molto caldi, il sole che sorge (quando il cielo è pulito) è enorme, l'aria sembra ferma e le sagome in primo piano sono scure su questo sfondo rosso, rosa, giallo.
La capitale (Hobart) è l'unica vera città e quindi non parliamo di vero e proprio impatto urbano, ma di campagne con qualche casa sparsa qua e là. Tutto sommato è una parte che sguscia via abbastanza velocemente, un paio di giorni al massimo ed è tutto finito e questa è una cosa che apprezzo molto in un viaggio, cioè il paesaggio che cambia in modo repentino e che non ti annoia mai
_Est: voto 9/10
Nonostante io non ami particolarmente il mare (si lo so sono siciliana e bla bla bla … non mi piace … capita) è spettacolare vedere l'oceano e il sole che sorge all'orizzonte appunto sull'oceano, perché è davvero immenso, perché è davvero un orizzonte infinito, perché i colori sono diversi e gli odori anche.
La piccola chicca di questa parte, che già era bela di suo, è stata avere la fortuna di poter andare a Maria Island (che si pronuncia come Mariah la cantante … l'ho scoperto solo la settimana dopo). L'isola di Maria, come mi piace chiamarla, è una piccola riserva, uno zoo senza gabbie, un posto di mare e di montagna, cioè è un parco giochi in miniatura per piccoli esploratori. Abitanti dell'isola: uno, il ranger; però hanno un penitenziario, a cosa serve non lo so, però ce l'hanno. Questa è un'isola che può essere raggiunta tramite un traghetto (20 dollari a/r) solo a piedi o con bici a seguito e quindi, almeno per me è un piccolo paradiso.
_Nord-Est: voto 7/10
Troppi centri urbani, le spiagge non sono poi questo gran che ed è difficile concentrarsi su un percorso, tuttavia si può trovare rifugio in qualche riserva naturale (tanto stanno ovunque, figurati se non ne avevano una anche in questa parte) ed alzare la media del posto.
La piccola chicca è il Narawntapu National Park, 40 km da Devonport, pieno zeppo di wallaby e una spiaggia che quando non ci sono quelle specie di cicale enormi che vogliono succhiarti il sangue, è un posto piacevolissimo dove arrostirsi al sole; ovviamente parliamo di acque incontaminate, cioè acqua azzurra e fondo visibile fino all'orizzonte.
A mio modesto parere se davvero si vuol vedere bene la Tasmania bisognerebbe stare lì un minimo di tre settimane e io ho dovuto fare delle scelte saltando purtroppo innumerevoli altre riserve e la parte a sud ovest, che è anche la più bella (a giudicare dalle foto che si trovano in rete).
E' un'isola che da tanto e pretende tanto, quindi la bicicletta ti deve per forza piacere, non la consiglio altrimenti.
Io ho scelto una Lombardo Amantea 200 non a caso, nel senso che a volte per vedere bei posti devi anche farti qualche km di sterrato, ed evidentemente ho scelto bene, perché non ho avuto nessun tipo di problema, considerando il fatto che sono pure una persona menefreghista, della serie c'è un fosso massì ci vado sopra con 40 kg di carico e se spacco la bici poi l'aggiusto, è andata più che bene. Ho dovuto registrare il cambio, ma era ovvio, sali e scendi con il carico e giornate da 30° col sole a picco, anche la catena della bmx avrebbe dato problemi.
Adesso sto già impazzendo, perché sto ferma da due giorni (e sembrano due settimane) e ho in mano la nuova cartina, quella dell'isola grossa e una mezza idea che non dico ora.
Di solito succede che fatto un giro me ne torno a casa, di solito, quando sto "vicino" casa, nel senso 1.300 - 1.700 km e poi di nuovo alla vita di sempre programmando il prossimo giro. Questa volta no, questa volta continuo e questi 1.300km in giro per la Tasmania sono stati un piccolo assaggio, diciamo un antipasto, ora passo alle cose un po' più serie e il prossimo obiettivo è raggiungere Sydney e questa è l'unica cosa certa. Ho conosciuto parecchia gente australiana, anche di Sydney in vacanza in Tasmania, mi hanno tutti detto che sarà un luuuuungo luuuuungo luuuuuungo viaggio, bello in salita e abbastanza difficile, ma alla fine è questo che cerco e poi lo sappiamo tutti che non esiste un'unica verità, ognuno con le sue ragioni, l'unica verità per me è quella che racconta la strada e per conoscerla bisogna toccarla con mano … e io non vedo l'ora
A parte il fatto che è un'isola la dividerei in quattro parti, in linea di massima prendendo in considerazione le strade che portano la nomenclatura A e B, se no diventa complicato spiegare in breve cosa ho visto: Nord-Ovest (da Devonport al Lago St. Claire), Sud (dal Lago St. Claire ad Hobart), Est (da Hobart a Bicheno), Nord-Est (da Bicheno a Devonport)
_Nord-Ovest: voto 9/10
la prima settimana per i cicloviaggiatori, o forse solo per me, non lo so, è tremenda; il fisico si deve abituare a trascinare kg su kg di peso morto, perché anche se io porto l'essenziale questo "essenziale" è sempre troppo e nel mio caso essendo partita il giorno dopo il mio arrivo a Melbourne c'era pure il fattore jatlag (che sinceramente vista la situazione non ho ancora capito cos'è, perché soffro pure il mal di mare, quindi non so bene se le cause del coma profondo della prima notte con risveglio improvviso alle 4.00 del mattino siano dovute al fattore fuso orario o mal di mare). Nonostante questo il Nord-Ovest è stata la parte che più ho apprezzato della Tasmania.
Tanta montagna (e io amo la montagna), tanta natura, foreste pluviali, riserve a destra e a sinistra, strade piene di curve, sali e scendi continuo, giornate piene (nel senso 8 ore in sella) per arrivare in posti da paura, una "città" (nel senso un benzinaio con un minimarker super caro) ogni 2-300 km (se passate in mezzo alle montagne) e pochissime persone (o, come piace definirlo a me "turismo selezionato"), forse è per questo che la chiamano la parte più selvaggia dell'isola e forse è per questo che è la parte che più ho apprezzato.
Devo ammettere che non mi aspettavo fosse così tosta, anche se mi avevano avvisata di non sottovalutarla, però le cose inaspettate sono sempre le più belle.
_Sud: voto 8/10
Finisce la montagna e inizia la collina, un paesaggio collinare abbastanza particolare che ricorda a tratti la savana, alberi che toccano quasi terra, colori molto caldi, il sole che sorge (quando il cielo è pulito) è enorme, l'aria sembra ferma e le sagome in primo piano sono scure su questo sfondo rosso, rosa, giallo.
La capitale (Hobart) è l'unica vera città e quindi non parliamo di vero e proprio impatto urbano, ma di campagne con qualche casa sparsa qua e là. Tutto sommato è una parte che sguscia via abbastanza velocemente, un paio di giorni al massimo ed è tutto finito e questa è una cosa che apprezzo molto in un viaggio, cioè il paesaggio che cambia in modo repentino e che non ti annoia mai
_Est: voto 9/10
Nonostante io non ami particolarmente il mare (si lo so sono siciliana e bla bla bla … non mi piace … capita) è spettacolare vedere l'oceano e il sole che sorge all'orizzonte appunto sull'oceano, perché è davvero immenso, perché è davvero un orizzonte infinito, perché i colori sono diversi e gli odori anche.
La piccola chicca di questa parte, che già era bela di suo, è stata avere la fortuna di poter andare a Maria Island (che si pronuncia come Mariah la cantante … l'ho scoperto solo la settimana dopo). L'isola di Maria, come mi piace chiamarla, è una piccola riserva, uno zoo senza gabbie, un posto di mare e di montagna, cioè è un parco giochi in miniatura per piccoli esploratori. Abitanti dell'isola: uno, il ranger; però hanno un penitenziario, a cosa serve non lo so, però ce l'hanno. Questa è un'isola che può essere raggiunta tramite un traghetto (20 dollari a/r) solo a piedi o con bici a seguito e quindi, almeno per me è un piccolo paradiso.
| ricordate il film con Di Caprio "the beach"? Appunto ... |
| wa che fotina, che poi mi rimproverano che non sono abbastanza romantica! |
Troppi centri urbani, le spiagge non sono poi questo gran che ed è difficile concentrarsi su un percorso, tuttavia si può trovare rifugio in qualche riserva naturale (tanto stanno ovunque, figurati se non ne avevano una anche in questa parte) ed alzare la media del posto.
La piccola chicca è il Narawntapu National Park, 40 km da Devonport, pieno zeppo di wallaby e una spiaggia che quando non ci sono quelle specie di cicale enormi che vogliono succhiarti il sangue, è un posto piacevolissimo dove arrostirsi al sole; ovviamente parliamo di acque incontaminate, cioè acqua azzurra e fondo visibile fino all'orizzonte.
| Io che provo a fare Cast Away e non mi riesce, poi rinuncio |
A mio modesto parere se davvero si vuol vedere bene la Tasmania bisognerebbe stare lì un minimo di tre settimane e io ho dovuto fare delle scelte saltando purtroppo innumerevoli altre riserve e la parte a sud ovest, che è anche la più bella (a giudicare dalle foto che si trovano in rete).
E' un'isola che da tanto e pretende tanto, quindi la bicicletta ti deve per forza piacere, non la consiglio altrimenti.
Io ho scelto una Lombardo Amantea 200 non a caso, nel senso che a volte per vedere bei posti devi anche farti qualche km di sterrato, ed evidentemente ho scelto bene, perché non ho avuto nessun tipo di problema, considerando il fatto che sono pure una persona menefreghista, della serie c'è un fosso massì ci vado sopra con 40 kg di carico e se spacco la bici poi l'aggiusto, è andata più che bene. Ho dovuto registrare il cambio, ma era ovvio, sali e scendi con il carico e giornate da 30° col sole a picco, anche la catena della bmx avrebbe dato problemi.
Adesso sto già impazzendo, perché sto ferma da due giorni (e sembrano due settimane) e ho in mano la nuova cartina, quella dell'isola grossa e una mezza idea che non dico ora.
Di solito succede che fatto un giro me ne torno a casa, di solito, quando sto "vicino" casa, nel senso 1.300 - 1.700 km e poi di nuovo alla vita di sempre programmando il prossimo giro. Questa volta no, questa volta continuo e questi 1.300km in giro per la Tasmania sono stati un piccolo assaggio, diciamo un antipasto, ora passo alle cose un po' più serie e il prossimo obiettivo è raggiungere Sydney e questa è l'unica cosa certa. Ho conosciuto parecchia gente australiana, anche di Sydney in vacanza in Tasmania, mi hanno tutti detto che sarà un luuuuungo luuuuungo luuuuuungo viaggio, bello in salita e abbastanza difficile, ma alla fine è questo che cerco e poi lo sappiamo tutti che non esiste un'unica verità, ognuno con le sue ragioni, l'unica verità per me è quella che racconta la strada e per conoscerla bisogna toccarla con mano … e io non vedo l'ora
lunedì 23 febbraio 2015
Essere donna e viaggiare da sola
Questo è un post che va poco, ma solo poco, fuori tema col viaggio che sto facendo, perché è un discorso un po' più ampio che comprende il viaggiare in generale.
23 febbraio.
Lowhead sembra un non-luogo, è un sobborgo (in costruzione) di Georgetown. Non lo so, sarà per via del tempo, umido (appiccicaticcio) e mezzo piovoso, o perché sto attraversando una parte poco interessante della Tasmania, troppo vicina alle città, troppo asfalto, troppa gente, ma oggi non mi sento al massimo.
E' qua che ho avuto un brutto incontro, questa mattina, il primo dopo 1.200 km e quasi alla fine di questo piccolo viaggio.
Ero ferma per una breve sosta a un distributore di benzina, di quelli che hanno pure un "caffè" sporco e poco frequentato. Stavo facendo colazione con una bella barretta di cioccolata ed ecco che arriva lei, la cattolica fervente, famigerata nemica di tutte le donne che sanno prendere decisioni senza tener conto di un parere maschile.
La conversazione inizia come al solito con un formale da dove vieni, cosa fai, dove vai, ti stai divertendo e ti piace la Tasmania (di solito è questo che mi chiedono), ma mi accorgo immediatamente che c'è qualcosa che non va, prima dal suo modo frettoloso di porre queste domande e poi capisco meglio nel momento in cui la signora tira fuori un piccolo manuale intitolato "How to read the Bible" (si senza nemmeno Holy); me lo mette sotto il naso, invadendo il mio spazio personale, cosa che mi da molto fastidio, e comincia a tenere un trattato sulla sua religione.
Io la blocco subito, cercando di spiegarle che essendo italiana e sopratutto vivendo a Roma conosco perfettamente cos'è il cristianesimo e di che parla. Non voglio affrontare qui un discorso sulle religioni e cose del genere, ma a me non piace aderire a nessuna religione e nonostante questo le dico che può lasciarmi il suo opuscolo, perché so come vanno a finire queste cose, fino a quando non gli dici di si rischi che ti seguano fino in capo al mondo col loro opuscolo in mano.
Forse ho fatto male a spacciarmi per la perfetta cattolica della porta accanto perché capisco immediatamente di aver peggiorato la situazione; Lorraine (questo il nome della signora) fa cenno di sedersi, ma io faccio finta di aggiustare i bagagli per ripartire e finalmente capisce che è ora di dirci addio. Ci salutiamo, lei sale in macchina, ma scende immediatamente correndo di nuovo verso di me e dice testuali parole:
"Mi sento in dovere di avvisarti che la Tasmania non è così come tu la descrivi, che il male di annida ovunque e che devi stare molto attenta perché ci sono stati degli omicidi, tuttora irrisolti, di turiste straniere trovate morte in riva al mare"
Poi mi fa capire che non devo dare confidenza agli uomini, il senso spero lo abbiate capito.
Mi augura buona giornata e per fortuna sparisce per sempre dalla mia vista. Per la serie le 100 cose che una ragazza in viaggio da sola vorrebbe sentirsi dire, si potrebbe scrivere un opuscolo solo su questo.
Ora apro questa piccola parentesi.
Io non credo in molte cose, ma in una ci credo tanto, credo nella libertà, in ogni sua forma, credo sopratutto nelle libertà di pensiero ed espressione, ma, e questo MA è molto importante, usta libertà, a parere mio, per essere pura deve rimanere nei suoi limiti e non scavalcare quelli degli altri. Mi sento in dovere di è un pretesto bruttissimo per imporre la propria volontà sugli altri.
Gli assassini e i pazzi esistono qua, come nel resto del mondo, ma non può essere questo a bloccare la voglia di esplorare, vedere, vivere il mondo.
Un viaggiatore non è stupido, conosce i suoi limiti e riconosce anche quelli degli altri, se avverte un pericolo è il primo a capire cosa fare. Poi le cose succedono, certo, succedono in viaggio o anche dietro l'angolo di casa, si chiama vita.
Io continuo e continuerò a fare wild camping, non lascerò ai soli uomini l'esclusiva di fare certe cose. Le paure sul viaggiare da sola le ho lasciate dietro tre anni fa, quando tutti mi dicevano che farsi l'Italia in bicicletta per una ragazza da sola era pericolosissimo. Chi viaggia lo sa e mette in conto tante cose, ma sa anche che più siamo lontani dalle grandi città e più alta è la probabilità di incontrare gente che come noi segue la sua strada rispettando quella degli altri.
23 febbraio.
Lowhead sembra un non-luogo, è un sobborgo (in costruzione) di Georgetown. Non lo so, sarà per via del tempo, umido (appiccicaticcio) e mezzo piovoso, o perché sto attraversando una parte poco interessante della Tasmania, troppo vicina alle città, troppo asfalto, troppa gente, ma oggi non mi sento al massimo.
E' qua che ho avuto un brutto incontro, questa mattina, il primo dopo 1.200 km e quasi alla fine di questo piccolo viaggio.
Ero ferma per una breve sosta a un distributore di benzina, di quelli che hanno pure un "caffè" sporco e poco frequentato. Stavo facendo colazione con una bella barretta di cioccolata ed ecco che arriva lei, la cattolica fervente, famigerata nemica di tutte le donne che sanno prendere decisioni senza tener conto di un parere maschile.
La conversazione inizia come al solito con un formale da dove vieni, cosa fai, dove vai, ti stai divertendo e ti piace la Tasmania (di solito è questo che mi chiedono), ma mi accorgo immediatamente che c'è qualcosa che non va, prima dal suo modo frettoloso di porre queste domande e poi capisco meglio nel momento in cui la signora tira fuori un piccolo manuale intitolato "How to read the Bible" (si senza nemmeno Holy); me lo mette sotto il naso, invadendo il mio spazio personale, cosa che mi da molto fastidio, e comincia a tenere un trattato sulla sua religione.
Io la blocco subito, cercando di spiegarle che essendo italiana e sopratutto vivendo a Roma conosco perfettamente cos'è il cristianesimo e di che parla. Non voglio affrontare qui un discorso sulle religioni e cose del genere, ma a me non piace aderire a nessuna religione e nonostante questo le dico che può lasciarmi il suo opuscolo, perché so come vanno a finire queste cose, fino a quando non gli dici di si rischi che ti seguano fino in capo al mondo col loro opuscolo in mano.
Forse ho fatto male a spacciarmi per la perfetta cattolica della porta accanto perché capisco immediatamente di aver peggiorato la situazione; Lorraine (questo il nome della signora) fa cenno di sedersi, ma io faccio finta di aggiustare i bagagli per ripartire e finalmente capisce che è ora di dirci addio. Ci salutiamo, lei sale in macchina, ma scende immediatamente correndo di nuovo verso di me e dice testuali parole:
"Mi sento in dovere di avvisarti che la Tasmania non è così come tu la descrivi, che il male di annida ovunque e che devi stare molto attenta perché ci sono stati degli omicidi, tuttora irrisolti, di turiste straniere trovate morte in riva al mare"
Poi mi fa capire che non devo dare confidenza agli uomini, il senso spero lo abbiate capito.
Mi augura buona giornata e per fortuna sparisce per sempre dalla mia vista. Per la serie le 100 cose che una ragazza in viaggio da sola vorrebbe sentirsi dire, si potrebbe scrivere un opuscolo solo su questo.
Ora apro questa piccola parentesi.
Io non credo in molte cose, ma in una ci credo tanto, credo nella libertà, in ogni sua forma, credo sopratutto nelle libertà di pensiero ed espressione, ma, e questo MA è molto importante, usta libertà, a parere mio, per essere pura deve rimanere nei suoi limiti e non scavalcare quelli degli altri. Mi sento in dovere di è un pretesto bruttissimo per imporre la propria volontà sugli altri.
Gli assassini e i pazzi esistono qua, come nel resto del mondo, ma non può essere questo a bloccare la voglia di esplorare, vedere, vivere il mondo.
Un viaggiatore non è stupido, conosce i suoi limiti e riconosce anche quelli degli altri, se avverte un pericolo è il primo a capire cosa fare. Poi le cose succedono, certo, succedono in viaggio o anche dietro l'angolo di casa, si chiama vita.
Io continuo e continuerò a fare wild camping, non lascerò ai soli uomini l'esclusiva di fare certe cose. Le paure sul viaggiare da sola le ho lasciate dietro tre anni fa, quando tutti mi dicevano che farsi l'Italia in bicicletta per una ragazza da sola era pericolosissimo. Chi viaggia lo sa e mette in conto tante cose, ma sa anche che più siamo lontani dalle grandi città e più alta è la probabilità di incontrare gente che come noi segue la sua strada rispettando quella degli altri.
mercoledì 18 febbraio 2015
Maria island
Ho letto alcuni articoli che parlavano di questo mio viaggio in Australia, quello che più mi ha sorpresa è che in molti di questi si parlava del fatto che io non avessi un vero e proprio programma (tappe, tempi, ecc…) come se fosse una cosa da pazzi non averne uno, ma lo sapete perché non mi piace programmare nel dettaglio quello che farò? Perché altrimenti non potrei scrivere quello che sto per raccontarvi.
Allora è successo che dopo quasi una settimana in mezzo alle montagne ho incontrato e quindi anche parlato con pochissima gente e mi capita sempre che dopo essere stati a contatto con la natura se si finisce in una grossa città ci si sconsola parecchio; questa è la sensazione che ho avuto arrivata ad Hobart, la capitale della Tasmania. Sono scappata di corsa, troppa gente che urla, che ti urta, che chiede attenzione. Scappo fino ad arrivare a un paesino di campagna, e già mi sento meglio, però è ancora troppo vicino alla città e il posto è frequentato da diversi turisti (per lo più giapponesi, e credetemi che non lo avrei mai detto, ma i giapponesi in vacanza sono un po' come i siciliani, si muovono a gruppi numerosi e fanno una caciara maledetta fino a notte fonda). Dopo aver passato una nottata a cercare di prendere sonno nonostante le urla giapponesi mi sveglio la mattina presto e comincio a pedalare oramai convinta che purtroppo da li in poi avrei avuto a che fare con città e persone; comincia pure a piovere maledettamente forte e sono costretta a fermarmi in un caffè della prima città che incontro. Destino vuole che dentro questo caffè ci fosse un ragazzo, di quelli zaino in spalla, dormo dove capita e non so cosa farò domani; cominciamo a parlare del più e del meno e poi mi dice che è appena tornato da un'isoletta fantastica, tutta natura e poca gente, perfetta da esplorare in bicicletta, mi indica il traghetto e io non ci penso due volte, un'ora dopo sono già lì sopra. Lo sapete che cosa mi sarei persa se per colpa di alcune tappe programmate mi fossi dovuta attenere al programma? Quello che vedete nelle foto e molto altro!
Quindi sono sempre più convinta che durante un viaggio, breve o lungo che possa essere, bisogna sempre affidarsi al proprio istinto e a quello che ci raccontano le persone che più ci somigliano, una deviazione dalla strada principale è sempre un'altra strada, con tante cose da vedere, certe occasioni non bisogna farsele sfuggire.
In questo momento scrivo da Tribunna, che si pronuncia Traiabanna (se no si incazzano), e questa sera sicuramente sarò in qualche posto sperduto vicino Bicheno, o forse no …
domenica 15 febbraio 2015
Cavalca la montagna
Vediamo, sono passati diversi giorni dall'ultima volta che sono riuscita a collegarmi, non ricordo quanti, ma erano all'incirca 650km fa. Sapete quante cose succedono in 650km? Tante, tantissime.
Per farla breve sono partita da Devonport e ho deciso di non seguire la strada principale (ovvero l'autostrada), non perché ho paura di prendere le strade grosse (qui tutti mi dicono di stare attenta perché guidano come i pazzi, ma forse non sono mai stati sulla Salerno - Reggio Calabria, o sulla Cassia bis), ma perché le stradine che passano attraverso le montagne sono di gran lunga più interessanti
dunque ho avuto a che fare con un continuo sali e scendi, mantenendo sempre una quota da 600 a 900 mt, sulla parte occidentale dell'isola. In questi km ho incontrato una sola città, un solo shop (che non è un supermercato, ma una specie di autogrill).
Essendo estate non ho avuto eccessivamente freddo, ma la notte il sacco a pelo è stato fondamentale per dormire bene; il sole tramonta alle 20.30 circa, il che mi ha permesso di fare lunghe pause durante la giornata tra una tappa e l'altra. La cosa più figa di tutte è che qui puoi campeggiare liberamente ovunque e non ci sono particolari difficoltà nel trovare un posto adeguato dove passare la notte (come spesso mi è capitato in altri posti).
Il paesaggio non è mai monotono, anche perché passare attraverso due riserve naturali non capita tutti i giorni.
Ho fatto una breve pausa di un giorno, al lago St. Claire, qui ho conosciuto Hachi (spero si scriva così), una ragazza giapponese alle sua prima esperienza di viaggio in bicicletta; mi ha raccontato di aver lavorato per un anno in una farm qui in Tasmania, e ora che il suo visto sta per scadere ha deciso di fare un breve giro dell'isola prima di tornare a casa; al momento è l'unica ciclista che ho incontrato, ce ne sono stati altri due, ma erano troppo spocchiosi per poterci parlare.
Al lago St. Claire ho intrapreso un percorso di un giorno, 29km di montagna per scalare il Monte Olimpo, 1451mt di altezza; ho attraversato una foresta pluviale e mi sono beccata una sanguisuga, perché a un certo punto l'unico passaggio per tornare al campo base era passare attraverso una piccola palude e io come al solito non avevo l'attrezzatura adatta; per fortuna me ne sono accorta subito e la tipa che me l'ha tolta ha detto che avrei avuto solo un po' di febbre perché era stata presa in tempo.
In realtà me ne sono beccata più di una, ad esempio questa che vedete in foto non è riuscita a mozzicarmi
I wallaby sono dei piccoli rompi scatole, la notte gironzolano in continuazione vicino la mia tenda e fanno un rumore assurdo, però se ti affacci e gli strilli qualcosa vanno via e durante il giorno non si fanno vedere (piccoli stronzetti).
Ho visto parecchi serpenti e per fortuna nessun ragno velenoso, però mi sono accorta che se non ti muovi velocemente strisciano via lasciandoti in pace.
Sono riuscita ad ustionarmi, nonostante abbia messo una protezione +30, però ora che sto spellando va molto meglio. Ho beccato due giorni di pioggia, ma per fortuna sono riuscita ad asciugare tutto prima che cominciasse a puzzare di muffa.
La bici sta reggendo benissimo nonostante sia fin troppo carica, infatti il mio unico problema fino ad ora è stato il portapacchi che ho piegato a causa del peso eccessivo, ma per fortuna ho risolto prima che cedesse.
Dimenticavo di dirvi che adesso sono nella capitale Hobart, una città troppo grande per i miei gusti; ne approfitto solo perché ho bisogno di una connessione per tenere aggiornato il blog, poi scappo via in qualche posto nelle campagna qui vicino.
e che la parte più selvaggia è stata fatta, non ho avuto molto tempo (troppe cose da vedere), però ho cominciato a lavorare al primo video ed è assolutamente fantastico; da domani percorrerò la parte orientale dell'Isola dirigendomi di nuovo a Devonport, altri 600 e passa km; adesso, dopo la grande montagna mi aspettano le spiagge caraibiche e spero finalmente di mangiare qualcosa del posto, dovrei incrociare più cittadine. Il mio traghetto parte il 27 febbraio e dovrei essere nuovamente a Melbourne il 28 dove sicuramente troverò un po' di tempo per farvi vedere tutto prima di ripartire in direzione Sydney.
La Tasmania è fenomenale e come tutte le isole conserva il fascino di un paradiso perduto: pochissima gente, solo suoni della natura e paesaggi selvaggi.
mercoledì 11 febbraio 2015
Tas
Eccomi dalla Tasmania! Precisamente da Tullah (che si pronuncia Talla, se no non vi capiscono). Mi piacerebbe postare qualche immagine, purtroppo pero' qui non esiste una linea telefonica e nemmeno la rete internet. Mi trovo in una struttura di emergenza che ha all-interno una cabina per chiamare e un pc del 1990 (probabilmente).
La Tasmania si presenta bene, anzi benissimo: un sali e scendi continuo, dai 600m a quota 0 e di nuovo, tutto il giorno per tutti i giorni; montagne, laghi, fiumi e campagne sono state fino ad ora i paesaggi che mi hanno accompagnata. Ieri sono sbarcata a Devonport all-incirca alle 7 del mattino e tra una cosa e l'altra sono riuscita a fare le 9 prima di iniziare a pedalare. Non e' consigliabile pedalare durante la notte e a dimostrarlo ci sono diversi wallaby schiacciati ai bordi della strada (e sono troppi credetemi), per cui ho preferito prendere una strada verso un villaggetto a 70km da Devonport chiamato Gunns Plains (piu' che villaggio sono 4 case e un pub gestito da un tipo con un cappello alla john wayne), chiedo informazioni al tipo per un campeggio nelle vicinanze e mi dece che a qualche km da li c'e' un posto dove e' possibile campeggiare liberamente; approffito e corro subito a vedere di che si tratta e indovinate un po' che meraviglia? Uno spettacolo di posto a picco su un laghetto isolato e perfetto per dormire. Pianto la tenda e qualche minuto dopo arrivano due signori austriaci di mezza eta' con la loro harley davinson equipaggiata di ogni comfort, mi invitano a cena e parliamo del piu' e del meno. Questa mattina invece mi sono svegliata all,alba, circa le 5 e mezza e ho lasciato dietro le mie spalle la Tasmania dominata da campagne e vitigni costeggiando la Cradle Mountain per arrivare in mezzo al nulla in questo posto pieno di laghi e montagnette.
Passando alle questioni tecniche, parlavo proprio a Melbourne con Niccolo', il ragazzo che mi ha ospistata, se esistono bici adatte al cicloturismo, perche' lui aveva letto un libro (ora sinceramente non ricordo di quale cicloviaggiatore) che diceva che la bici fa il ciclista. Questo e' il mio primo viaggio con una bicicletta diversa da quella che ho sempre usato. La mia vecchia Lombardo (ventimiglia) era una bici perfetta per il cicloturismo, leggera, resistente ecc... ma l'unico punto debole restano le ruote, trattandosi di un ibrido da corsa, se carichi troppo peso tendono a saltare i raggi e riesce a tenersi in piedi su un terreno non troppo dissestato, mentre su strada e' perfetta. La bici che ho scelto per questo nuovo viaggio (amantea) e senza dubbio piu' resistente, anche se leggermente piu' pesante, pero' mi da quella sicurezza di poter caricare piu peso, e in questo caso parliamo di acqua, poi oggi ho fatto 100km di sali e scendi, con un po' piu di sforzo del normale, ma ho anche approfittato del fatto di potermi permettere dei tratti sterrati (tipo downhill, immaginate la mia faccia con le borse cariche dietro ad ogni fosso o radice).
Ad ogni modo scappo perche non ho ancora scelto dove dormire questa notte (mi hanno indicato un posto vicino al lake mackintosh che non sembra per niente male). Guardando la mia mappa la prossima citta che incrocio si trova vicino Hobart, diciamo all-incirca a 400km da qui, non credo di trovare un po di rete per degli aggiornamenti, pero vi dico che questi 400km passano in mezzo a due enormi riserve naturali, non credo che sara facile annoiarsi.
P.s.: io comuqnue gli australiani non li capisco, hanno un accento stranissimo!
La Tasmania si presenta bene, anzi benissimo: un sali e scendi continuo, dai 600m a quota 0 e di nuovo, tutto il giorno per tutti i giorni; montagne, laghi, fiumi e campagne sono state fino ad ora i paesaggi che mi hanno accompagnata. Ieri sono sbarcata a Devonport all-incirca alle 7 del mattino e tra una cosa e l'altra sono riuscita a fare le 9 prima di iniziare a pedalare. Non e' consigliabile pedalare durante la notte e a dimostrarlo ci sono diversi wallaby schiacciati ai bordi della strada (e sono troppi credetemi), per cui ho preferito prendere una strada verso un villaggetto a 70km da Devonport chiamato Gunns Plains (piu' che villaggio sono 4 case e un pub gestito da un tipo con un cappello alla john wayne), chiedo informazioni al tipo per un campeggio nelle vicinanze e mi dece che a qualche km da li c'e' un posto dove e' possibile campeggiare liberamente; approffito e corro subito a vedere di che si tratta e indovinate un po' che meraviglia? Uno spettacolo di posto a picco su un laghetto isolato e perfetto per dormire. Pianto la tenda e qualche minuto dopo arrivano due signori austriaci di mezza eta' con la loro harley davinson equipaggiata di ogni comfort, mi invitano a cena e parliamo del piu' e del meno. Questa mattina invece mi sono svegliata all,alba, circa le 5 e mezza e ho lasciato dietro le mie spalle la Tasmania dominata da campagne e vitigni costeggiando la Cradle Mountain per arrivare in mezzo al nulla in questo posto pieno di laghi e montagnette.
Passando alle questioni tecniche, parlavo proprio a Melbourne con Niccolo', il ragazzo che mi ha ospistata, se esistono bici adatte al cicloturismo, perche' lui aveva letto un libro (ora sinceramente non ricordo di quale cicloviaggiatore) che diceva che la bici fa il ciclista. Questo e' il mio primo viaggio con una bicicletta diversa da quella che ho sempre usato. La mia vecchia Lombardo (ventimiglia) era una bici perfetta per il cicloturismo, leggera, resistente ecc... ma l'unico punto debole restano le ruote, trattandosi di un ibrido da corsa, se carichi troppo peso tendono a saltare i raggi e riesce a tenersi in piedi su un terreno non troppo dissestato, mentre su strada e' perfetta. La bici che ho scelto per questo nuovo viaggio (amantea) e senza dubbio piu' resistente, anche se leggermente piu' pesante, pero' mi da quella sicurezza di poter caricare piu peso, e in questo caso parliamo di acqua, poi oggi ho fatto 100km di sali e scendi, con un po' piu di sforzo del normale, ma ho anche approfittato del fatto di potermi permettere dei tratti sterrati (tipo downhill, immaginate la mia faccia con le borse cariche dietro ad ogni fosso o radice).
Ad ogni modo scappo perche non ho ancora scelto dove dormire questa notte (mi hanno indicato un posto vicino al lake mackintosh che non sembra per niente male). Guardando la mia mappa la prossima citta che incrocio si trova vicino Hobart, diciamo all-incirca a 400km da qui, non credo di trovare un po di rete per degli aggiornamenti, pero vi dico che questi 400km passano in mezzo a due enormi riserve naturali, non credo che sara facile annoiarsi.
P.s.: io comuqnue gli australiani non li capisco, hanno un accento stranissimo!
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"In natura un contorno non esiste, dunque la forma disegnata dall'artista non è un elemento realistico, ma una sorta di spettro"
G. De Chirico
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