martedì 14 aprile 2015

I traumi del rientro alla "normalità" - Post viaggio

Tutti pensano che la cosa difficile di un viaggio sia quella di comprare un biglietto per una destinazione a caso, mettere quattro cose in valigia, salutare amici, amanti e parenti e dire addio alla "normalità" della vita quotidiana: un letto caldo, il supermercato dietro casa, una doccia al giorno, il relax quotidiano dopo il lavoro, una serata con le vecchie conoscenze, poter parlare la propria lingua senza incomprensioni di base, avere tutto a portata di mano … cose di tutti i giorni.
La decisione volontaria di lasciare queste certezze potrebbe erroneamente essere vista come la preoccupazione principale di chi si appresta ad affrontare un percorso che non ha un vero e proprio domani, perché ogni giorno è diverso dall'altro e fondamentalmente non ci è dato sapere chi o cosa incontreremo durante la strada, dove l'unica certezza è che dormire in un letto caldo e fare una doccia sarà visto come un giorno di festa nazionale. 
In realtà è solo la preoccupazione dei parenti più stretti, chi viaggia si preoccupa di ben altre cose.

Nessuno pensa che l'uomo in realtà è nato nomade, che fino a qualche secolo fà si serviva di una candela per fare "tardi" la sera, che il domani era una continua sfida contro l'ignoto; nessun supermercato dietro l'angolo, nessuno spreco di acqua, nessun utilizzo di pillolette per dormire meglio la sera, la gente non soffriva di attacchi di panico e/o ansia essenzialmente perché aveva altre cose a cui pensare e non perché ha ricevuto solo 20 pollici alti su fb e l'amico con la stessa foto ne ha 92 (e a proposito una volta una tipa con cui ho parlato mezza volta nella vita reale mi ha richiesto l'amicizia e io non ho accettato, fondamentalmente perché quello che poteva interessarle era tutto quello che metto in pubblico e non la mia vita "privata", non solo ha ritirato la sua richiesta pensando di farmi un grandissimo torto, ma ora non vuole parlarmi nemmeno quando ci incrociamo per strada)

Siamo bombardati costantemente da pubblicità di crociere di lusso, ma dicono alla portata di tutti, depliant di resort abusivi immersi in una riserva naturale, immagini di paradisi tropicali che possono essere nostri, e di altre 350 persone, per qualche giorno alla modica cifra di un iPhone; ve lo ricordate quando prima che uscissero fuori tutti gli attentati andava di moda il villaggio turistico, ed in particolar modo sharm el sheikh?
Ecco, chi di solito non ha questa disponibilità economica si dedica al più "selvaggio" campeggio, che a differenza di quello che praticano i vicini cugini francesi, tedeschi o inglesi, per noi si limita a fare un mini trasloco (solo l'essenziale: color tv 35 pollici, modem, impianto stereo) nel più vicino appezzamento di terra di fronte al mare, solo noi, i gabbiani e i ragazzini che strillano per una partita a pallone.
Poi c'è un'altra forma di turismo, questa volta più intelligente, che è quello di chi compra una guida (sarebbe più intelligente non comprarla affatto, tanto credetemi è solo pubblicità ai posti che hanno i soldi per sponsorizzarsi e il rischio di incappare in una fila chilometrica di altri fessi che come noi hanno comprato la guida per ammirare un monumento del quale tanto non ci ricorderemo mai una volta tornati a casa), si prende qualche giorno di ferie e lo passa in una bella capitale o semplicemente in qualche angolo di natura non ancora assediato dall'abusivismo edilizio.

La differenza tra viaggiatore e turista è comunque più semplice ancora: il primo non prenota mai niente, il secondo non dimentica di mettere nella valigia la pinzetta degli occhi.

Nella vita però si fanno delle scelte, o forse è meglio dire che la vita ci costringe a trovarci di fronte a delle scelte, quindi o si è viaggiatori o si è turisti. Una volta pensavo che le cose fossero trasversali, nel senso che fatto un viaggio questo si potesse mettere di lato, ricordando le belle esperienze tramite le foto e gli aneddoti, tornando alla vita di sempre come se nulla fosse successo. 
Ma chi poteva immaginare che si potesse soffrire di mal di viaggio?

Post viaggio, top list dei traumi di un viaggiatore italiano nel 2015

1- Perdere la cognizione del tempo e del luogo: dove sono, che ore sono, che giorno è. Quando si è in viaggio il dove sono e che ore sono determinati solo dal fattore cosa ho visto, dove mi trovo sulla mappa, quante ore mi rimango prima del tramonto, dove soffia il vento domani, chissà se ho fatto male a prendere questa strada in the middle of nowhere invece che quella che passava in mezzo a 4 città e due centri commerciali. A casa sembra strano, ma c'è un orologio, si pranza e si cena e una determinata ora e non quando si ha davvero fame! Non puoi andare a letto alle 19.30, non lo fa nemmeno tua nonna!

2- Le priorità della vita cambiano: sveglia, caffè, lavoro, che facciamo stasera. Viaggiare per molto tempo inverte le priorità che davamo alla nostra vita. Che facciamo è il pensiero immediato del mattino, e l'abitudine a svegliarsi all'alba è difficile da cancellare; nel mio caso è sfogliare il giornale in cerca del qualsiasi lavoro. Si, le priorità cambiano, il caffè da carburante necessario ad iniziare la giornata è diventato il momento di svago, tra un annuncio ed un altro che proprio non riesci a capire, ma perché devo avere un master in economia aziendale per lavorare come magazziniere? Un lavoro fisso, oltre che impossibile da trovare, ti annoierebbe pure, cerchi un lavoro che ti permetta di mettere qualcosa di lato, in attesa di partire nuovamente, eccola la priorità della tua vita

3- Ritorno all'adolescenza, nessuno ti capisce: ma non sei stanca? Non ti vuoi riposare? E adesso ti metti a cercare un lavoro serio e così ti sistemi, vero? No, chi viaggia sa che la vita è troppo breve per riposarsi. Non ne basta una per vedere tutti gli angoli sperduti del mondo, figurati se c'è tempo da perdere a cercare di immaginarsi vestiti bene dentro lo studio di un amico di un amico di un amico, che poi ti paga in buoni pasto perché in questo momento non c'è budget per il tuo essenziale lavoro nella catena di montaggio

4- I tuoi genitori ti mandano messaggi subliminali: ma come era la situazione li giù? Ergo visto che ci stavi potevi rimanere lì e trovare finalmente il tanto desiderato lavoro dei nostri sogni. Tu invece pensi che lì un magazziniere lo pagavano un botto di soldi e che in due mesi avresti accumulato abbastanza per restare in vita altri sei in giro per l'emisfero sud

5- Tutto cambia e tutto rimane uguale: non è successo niente. Durante i tuoi mesi di assenza dai normali riti sociali sembra che sia successo di tutto e di più. Gente che si lascia, situazioni assurde che si sbrogliano, persone che non senti da settimane e che ti dicono "non puoi capire cosa è successo!" e poi in realtà è successo che nell'ultima puntata di breaking bad Walter viene preso. Quando stavi in viaggio gente più assurda di quella di una serie tv era all'ordine del giorno, ma poi quando racconti certe cose nessuno ti sta a sentire, ti guardano come se venissi da uno strano pianeta ... "però se vuoi ce lo rivediamo assieme, sai che figo i narcos nel deserto"

6- Disagio sociale: persone, cose, strade non saranno mai più le stesse. Quanto spesso ci incazziamo per cose alla fine banali, tipo chi di voi non ha mai pensato "guarda te quella maledetta che prima mi sparla e poi mi viene a salutare con un sorriso da plastica facciale". Nella solitudine delle giornate passate a pensare "dove posso piantare la mia tenda senza che incappi nel rischio che un pazzo serial killer possa passare nel cuore della notte e uccidermi" quelle persone che prima erano nella balcklist sono state totalmente cancellate, quindi ci rendiamo conto dell'inutilità di certe dinamiche sociali e al ritorno possiamo anche passarci sopra, della serie mi faccio i fatti miei che campo meglio e in salute. Mentre quella caffettiera che prima ci sembrava uno strumento di precisione adesso viene riempita fino all'orlo o lasciata mezza vuota, perché tanto che importa, il caffè esce lo stesso, di ciofeche ne ho bevute così tante! In tutto ciò quando passeggi per strada ti aspetti che un serpente esca fuori da un tombino o un sacchetto di plastica viene scansato come fosse un animale morto sul ciglio della strada, ti rendi conto di cosa è quando aspetti il tanfo, ma questo non arriva

Quindi chi viaggia pensa al futuro, ma per qualche strana ragione non riesce a immaginare un futuro lontano, si limita a riflettere su quale potrebbe essere la sua "casa" da qui ai prossimi mesi. E nell'attesa di mettere nuovamente qualcosa di lato io sogno e grazie alla tecnologia immagino già di trovarmi a 10.000 km da queste certezze, che alla fine chi viaggia tenda e sacco a pelo più che certezze le può chiamare agi 

ringraziamo Ben Whyte per la foto

6 commenti:

  1. http://www.amazon.it/Sun-Myung-Moon-Sindrome-Piccolo-ebook/dp/B011HPKM2C/


    Vorreste crearvi una religione tutta per voi? Diventare il papa del vostro gruppo o finanche un messia? Nessun problema: qualche euro, un po’ di fantasia ed è fatta! Potete impararlo dal coreano movimento unificante del sedicente “messia + reverendo” Sun Myung Moon, la Chiesa di Unificazione! Molto attivo nelle zone più ricche del pianeta. Una ricognizione nel linguaggio connotato di plagio e autoplagio, che caratterizza la transazione interpersonale nei micro-culti mistici. Strategie “non profit” per riciclare rilevanti moli di denaro in normali attività “full profit”. I segreti delle questue e delle vendite “porta a porta”. Rapporto approfondito sull’impresa più pittoresca della storia: la “setta di Moon”! Probabilmente la truffa più ingegnosa sinora. Un impero economico costruito sulla raccolta fondi, facendo credere al mondo di sfamare negretti e riuscendo a non cibarne neppure uno. Una narrazione che concerne uno dei più rovinosi mali del nostro tempo: la speculazione depauperante sul denaro in funzione di mera acquisizione, senza produrre alcunché per il beneficio comune!

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  2. 1- La parola religione in generale mi disturba
    2- Diventare papa, messia o guida in generale di un gruppo di fanatici … ma perché? La ricerca dell'io interiore può avvenire solo tramite una profonda conoscenza dei limiti personali, affrontandoli da soli e andando avanti per la propria strada, ogni tanto incrociando qualcuno con più esperienza e chiedendo qualche consiglio non per prenderlo alla lettera, ma per rendersi conto di non essere i soli e gli unici
    3- La raccolta di fondi in generale non appartiene al mio modo di operare. Ho sempre cercato di vendere un prodotto a grosse imprese, "do ut des", non mi pare una truffa e nemmeno un porta a porta, come lo spam di un libro in uno spazio web che non parla assolutamente di queste questioni
    4- Hai ragione a dire che uno di più rovinosi mali del nostro tempo è la "speculazione depauperante sul denaro in funzione di mera acquisizione senza produrre alcunché per il beneficio comune", come la pubblicazione di manuali scritti con un linguaggio ricercato in modo da ingannare il lettore facendogli credere che chi l'ha scritto detenga la verità assoluta quando in realtà sta solo mettendo in fila parole trovate su un vocabolario di sinonimi e contrari

    Concludo dicendo che tutto quello che trovi su questo blog è libero, gratuito e frutto di esperienze condivise e condivisibili senza pretendere nulla in cambio se non uno scambio di opinioni nel rispetto di chi ci mette la faccia e il sudore

    detto ciò ti ringrazio per aver contribuito a questo spazio di opinioni condivise

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Italian Coast to Coast from Roma to Pescara

"In natura un contorno non esiste, dunque la forma disegnata dall'artista non è un elemento realistico, ma una sorta di spettro"

G. De Chirico

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