domenica 1 luglio 2018

I viaggi del disagio - Scafa/Campo di Giove VIA Monte Amaro

Chi già conosce la filosofia che adottiamo per i viaggi del disagio sa bene che dietro tutto questo di pianificato c'è ben poco; più che altro la volontà e la voglia di fare una cosa e portarla al termine, nel rispetto sempre e comunque della nostra salute e della natura che andiamo ad esplorare.

Qualche anno fa, più o meno tre se non sbaglio, vengo a conoscenza tramite una ricerca google di un posto che si chiama "Fondo di femmina morta". Si trova sull'altopiano della Majella, a 2.500m di altezza percorribili per 7km lungo il costone della montagna. Raggiungerlo è possibile farlo da più direzioni in base al grado di difficoltà che si vuole affrontare. Io e il mio socio del disagio però avevamo la fissa di voler percorrere la Majella per lungo, passando dalla cima più alta sul Monte Amaro (2.793m). Più volte abbiamo provato a raggiungerlo, partendo da sud, ma capitando sempre nel periodo di pasqua non facevamo altro che andare incontro a braccia aperte al clima troppo sfavorevole per poter chiudere il giro che volevamo fare.
Per fortuna, una serie di eventi quest'anno mi hanno portata ad avere diversi giorni liberi da sfruttare e quindi, come sempre tramite una breve serie di messaggi molto coincisi, io e il mio socio decidiamo di prenderci un fine settimana lungo per provarci ancora una volta.

Oramai è rinomato il fatto che io non ho una patente, mentre il mio socio non ha un mezzo di trasporto, quindi la cosa più logica da fare in un caso del genere è informarsi sui mezzi di trasporto e procedere fin sotto la montagna tramite un bus, ma noi facciamo i viaggi del disagio per cui poco importa di arrivare freschi e puliti ai piedi della Majella, noi vogliamo vivere il disagio puro e decidiamo quindi di partire a piedi direttamente dalla stazione di Scafa, ovviamente appena arrivati, ovviamente verso l'imbrunire.

A sinistra il nostro maldestro tentativo di recuperare la foto non fatta a Scafa perchè nella fretta di darci da fare ci siamo fatti prendere dall'entusiasmo e siamo partiti spediti in direzione del massiccio.

Attenzione, adesso parto con la parte malinconica/sentimentale/personale/patetica del viaggio:

in quelle calde estati siciliane, quando ero ancora troppo piccola per vagabondare in giro da sola e troppo grande per passare il tempo con giochi e simili, sdraiata sull'amaca nella veranda della campagna, dondolandomi con un piede sul muro osservavo spesso la luna e ascoltavo in silenzio i versi delle cicale e di tutti quegli animali che solitamente possono far compagnia nelle estati silenziose e solitarie di un posto come quello in Sicilia. Pensavo tra me e me che la notte è molto affascinante, per una serie di motivi, uno in particolare è la sensazione di essere ancora più soli perchè tutti quanti dormono e quindi nessun occhio indiscreto può osservare nascosto in un angolo, nessun occhio può giudicare, nessun occhio può mettere in discussione le tue mosse. Guardavo la luna e pensavo che sarebbe stato bellissimo prima o poi, invece di fantasticare, trovarsi a passare davvero le notti in giro, per i boschi, osservando in modo discreto le usanze dei luoghi, senza mai farsi sorprendere da alcun uomo, ma farsi sorprendere solamente dai pensieri, quelli del momento, pensando che in fondo domani ci sarà da vedere altro, ci sarà da pensare ad altro.

Penso che tutti quanti abbiamo dimenticato i nostri desideri di quando eravamo più piccoli, ma che inconsciamente facciamo di tutto per realizzarli, così 20 anni dopo, in una notte di fine giugno, mentre silenziosamente attraversiamo un luogo mai visto prima, mi giro a guardare le luci di un paese che sicuramente di giovedì sera al crepuscolo sta già pensando di andare a dormire e ricordo la sensazione di vuoto dell'amaca e ricordo l'odore della campagna e ricordo quei grilli e saluto quella non ancora adulta con un sorriso pensando quasi di sussurrarle all'orecchio: se solo sapessi tutto quello che ancora hai da vivere!


Dopo più di 20km a piedi in salita, di notte, siamo stanchi, anzi distrutti e decidiamo che buttare le tende sul pratone di fronte ad un albergo chiuso ai piedi della montagna con la speranza che l'indomani ci possa essere un buon caffè e una colazione a svegliarci ci farà dormire sicuramente meglio, così chiudo la zanzariera, mi sdraio e per la prima volta dopo mesi riesco a dormire senza mai aprire gli occhi nel cuore della notte, senza pensieri, senza paure; non è di certo uno dei posti più belli dove ho dormito, ma è l'influenza della montagna che ci osserva dall'alto che mi fa stare meglio, o forse è dormire in un posto che non conosco ma sa di casa, o forse è solo la stanchezza, ma di certo so che mi fa star bene ed questa è l'unica cosa che conta.


E svegliarsi con il furgone del proprietario parcheggiato e l'odore del caffè in mente rende il tutto ancora più bello. Ci aspetta una giornata veramente impegnativa, quel caffè (anzi quei due) me lo godo fino all'ultimo goccio e mentre aspetto che il mio socio finisca di sistemare l'attrezzatura guardo la Majella e penso: tesoro mio, tu oggi mi darai proprio una bella lezione!


Già attaccando dal versante Nord capisci che non sarà una passeggiata, ma noi di tempo ne abbiamo, e anche di voglia, per questo prendiamo tutto con calma, quella calma che comunque fa bruciare i muscoli della cosce, degli addominali, dei glutei, ma lei è troppo bella, quindi tutto questo passa inosservato, e ci lamentiamo silenziosamente mentre tra una pausa ed un'altra non possiamo smettere di fare quei tipici versi di due bambini dentro un negozio di caramelle.
Il cellulare non prende, sono la persona più felice del mondo, quando il cellulare non prende vuol dire che stai andando nella direzione giusta, quella del "non me ne frega niente di quello che succede intorno a me, esiste solo tutto quello che riesco a vedere fino all'orizzonte, tutto il resto può aspettare e se non aspetta a maggior ragione non me ne frega niente"


Il primo step è andato, quello che vediamo è il Bivacco Carlo Fusco, una struttura gialla in mezzo alle mille tonalità di marrone della montagna, sappiamo che la strada è ancora moooolto lunga, ma noi come sempre abbiamo tutto il tempo del mondo e anche il clima questa volta sembra essere dalla nostra parte, abbiamo solamente qualche banco di nebbia che ogni tanto ci taglia la visuale e pazientemente aspettiamo avvolti dal freddo della nebbia che il vento porti via quelle goccioline rarefatte per spianarci nuovamente l'orizzonte e farci proseguire in sicurezza, e quello che si apre alla vista ogni volta che la nebbia va via è ovviamente lo spettacolo degli spettacoli






Trova il CAMOSCIO



Trova la DISAGIATA



Proseguiva tutto per il verso giusto, ed eravamo anche molto contenti del nostro passo che stranamente, per due che l'ultima volta che avevano fatto attività fisica era stato quella volta ad aprile che siamo andati sull'Etna, era nella media, se non superiore a quello che avevamo calcolato.
Mancava ancora poco, solamente gli ultimi 3 portoni con 300m di dislivello fino alla nostra meta, la cima del monte Amaro, dove volevamo passare la notte, quando ci accorgiamo di un piccolo problema tecnico: il percorso segnato a un certo punto viene bruscamente interrotto da un cumulo di neve vecchia non ancora sciolta, proprio sulla cresta, una di quelle cose che se non viene affrontata con la testa, visto che non siamo attrezzati, può anche farti dire ciao ciao alla tua cara vita.




C'è sempre una raffica di pensieri che viene in mente in una situazione simile, tutti assieme, tutti velocissimi, tutte soluzioni che potrebbero essere giuste o sbagliate e tra tutte quante bisogna scegliere la meno peggio, anche se questo vuol dire che nonostante l'acido lattico bisogna fare un ulteriore sforzo e non pensare che oltre il peso del corpo stai trascinando anche un bambino morto dentro lo zaino; quindi: tornare in dietro non si può, è troppo tardi, passare la notte li sarebbe inutile, il problema non si risolverebbe lo stesso, passare da sopra (la soluzione che avrei adottato io) è la scelta più veloce, dovremmo solo arrampicarci per pochi metri e scavalcare l'altra parte della cresta, ma non sappiamo se i massi possono reggere tutto il peso che trasciniamo e non ci va di sfidare la morte e non sappiamo cosa c'è dall'altra parte. Non rimane che scendere lentamente sul fianco, appena sotto il covone di neve, facendo attenzione a non scivolare sulla roccia friabile per ritrovarsi con una spalla rotta a fondo valle mentre i sassi scivolano via schiacciandoti le dita



per poi risalire, altrettanto lentamente sempre facendo attenzione a non mettere un piede in una punto troppo friabile che potrebbe farti scivolare giù e lì sarebbe un casino



E' l'adrenalina che mi fa muovere così in sicurezza, perchè l'acido lattico al pensiero di trovarsi schiantati a fondo valle è sparito del tutto e son tornata indietro al giorno prima, quando sono scesa dal treno. E' andata bene, anche questa volta, siamo felici di aver attraversato quel pezzo e anche se abbiamo perso 30 minuti preziosi non importa, siamo felici comunque.

La strada prosegue, adesso ci sembra davvero una passeggiata di salute. Nei rari momenti di calma sulla destra ci si apre lo spettacolo della valle dell'Orfento, mentre noi la osserviamo dai 2.700, ci reputiamo fortunati a poter godere di quello spettacolo indisturbati perchè in più di 11 ore di cammino non abbiamo incontrato anima viva, solo camosci e silenzio spezzato dal vento. Tutto questo non capita ogni giorno e io ringrazio sempre la mia forza di volontà che mi spinge a farlo, che vita sarebbe senza tutto questo? 


Super stanchi, coi piedi pieni di vesciche e gli occhi gonfi di bellezza arriviamo trascinandoci a malapena sui sassi, ma quella piccola struttura, una volta credo fosse rossa, che tante volte ho visto in foto fantasticando di poter arrivare a vedere con i miei occhi, adesso sta proprio di fronte a noi.

Io l'ho chiamata lo "Sputnik" anche se in realtà è il Bivacco Cesare Mario Pellino e non so perchè l'ho chiamata Sputnik, forse perchè nei miei sogni da bambina c'è sempre stato quello di fare l'astronauta, o forse solo perchè sono scema, ma a questo punto della mia vita non importa molto

Abbiamo una bottiglia di spumante, avremmo dovuto aprirla la sera, ma basta un solo sguardo una parola detta a mezza voce e la bottiglia si stappa da sola e noi festeggiamo la riuscita della scalata con un panorama mozzafiato sulla cima più alta della Majella





Quello che nei viaggi del disagio ognuno vuol fare è solamente affar suo, così quando il mio socio mi dice di voler passare la notte in tenda io glielo chiedo solamente una volta: ma sei sicuro?
Ma lui ha la testa mooolto più dura della mia e decide che assolutamente deve passar la notte in tenda lissù mentre io beatamente sbroglio il mio sacco a pelo all'interno del bivacco e alle 21 sto già in coma.
Durante la tempesta che si scatena la notte ho pensato diverse volte alla salute del mio socio, ma assolutamente convinta che in caso di pericolo sarebbe stato lui stesso a voler entrare nel bivacco continuo a dormire.
L'indomani mattina, alle 7 decido che forse è il caso di andare a controllare, quindi attraverso i 40km/h di vento gelido che tagliano faccia e mani e busso alla tenda. Mi vedo la faccia di quel pazzo sorridente dentro il sacco a pelo, dopo quella notte da lupi che mi chiede la cortesia di andargli a stendere i jeans che erano praticamente zuppi.


Non faccio domande quando 1h dopo me lo vedo presentare in mutande, però più o meno mi convinco che il mondo è bello perchè è vario e di punkettoni come lui troppi pochi ce ne stanno.


Cominciamo la discesa per vedere finalmente il Fondo di Femmina Morta, dopo 3 anni di sacrificate tappe a singhiozzi. Ho paura che quel tempo così brutto riesca a rovinare il momento

E invece è il Monte Amaro che è proprio stronzo e sempre incappucciato, perchè appena 15 minuti dopo aver iniziato la discesa il vento cala bruscamente e il sole ci asciuga. Questo, penso, è un grosso regalo di questa montagna, se la sentiva proprio che forse era il caso dopo tanti sacrifici di regalarci questo panorama.







Non posso far altro che sentirmi avvolta da quella natura rude, cruda, infedele, ruvida, stronza, bellissima, l'emozione più bella ogni volta che penso che non ci sia emozione più bella, quella natura vera, molto più vera di tutte le persone che ho incontrato per strada


è veramente il Fondo di Femmina Morta e anche se chi legge può o non può capire, c'è dietro l'emozione più bella che si possa provare, un senso di pace interiore che nulla oltre questa natura può darti.
Mia madre direbbe "su quattru petre ittati ammienzu a nenti" (sono 4 pietre buttate in mezzo al nulla) ma io penso a tutto quello che c'è dietro in modo molto più spirituale e mi chiedo sempre da chi ho preso e dove andrò a finire



Tutto il resto lo abbiamo già vissuto le altre pasque. E allora ripercorriamo a ritroso quello che già abbiamo visto le altre volte e pensiamo che davvero questa è stata la volta buona e che adesso dobbiamo trovare una nuova meta, un nuovo obiettivo, un nuovo scopo, come nella vita, è per questo che amo la montagna, perchè la meta non è mai la fine

Di sotto, in ordine, io che bacio il Cartello di Campo di Giove mentre il disagio grava pesante sulle mie ginocchia; la vista della pizza incartata della conad sullo sfondo di un bar di Sulmona quando ancora non avevamo capito dove dormire; il nostro fantastico accampamento disagiato di fronte la stazione di Sulmona; un tentativo fallito di selfie disagiato con culo di mucca che volevo cavalcare per farmi gli ultimi 2km fino a Campo di Giove.

Tutto il resto bisogna viverlo e il consiglio che do sempre è di farlo a prescindere da come dove e perchè lo si fa, perchè ne vale sempre la pena





Tutte le foto sono del socio del disagio



giovedì 19 aprile 2018

I viaggi del disagio - destinazione Etna, questa sconosciuta - da quota 0 a 3.300

Non viaggio mai in compagnia,
non mi piace

sono intollerante agli itinerari, ai programmi, alle tappe forzate, al dover parlare per forza

pur di non discutere aprendo un dibattito approvo la qualsiasi cosa e per questo poi mi ritrovo in posti che non volevo vedere o che vedo con gli occhi di qualcun altro

ma è anche vero che viaggiando da sola ho conosciuto persone che (siccome viaggiano da sole anche loro) ragionano allo stesso modo. Ce ne sono molte nell'elenco, ma ce n'è uno in particolare con il quale ho trovato uno strano feeling. Ci conosciamo da anni, ma non ci conosciamo affatto, non ci sentiamo mai, non sappiamo niente uno della vita dell'altro, in un certo senso siamo come due perfetti sconosciuti, e forse è questa la cosa che rende il nostro legame particolare.

Lui è un disadattato, un orso bianco, uno che viaggia da solo in posti assurdi, uno per cui la stima è tanta, ed entrambi pensiamo l'uno dell'altra di essere disadattati della società, anche se il suo carattere si distacca completamente dal mio.
Di solito ci mandiamo un paio di messaggi all'anno, iniziano sempre con un generico "ciao come va?" di circostanza e poi passiamo direttamente ai fatti con "che ce lo facciamo un giro?".
Vivendo poi in città abbastanza distanti non è nemmeno semplice trovare un punto di incontro comodo, ma una delle passioni che abbiamo in comune è l'Abruzzo, quindi facciamo in modo di farlo diventare destinazione di viaggio.

Questa volta però mi ha stupita; qualche settimana fa mi manda un messaggio:

- Ale non sono mai stato sull'ETNA, andiamo?
- Nemmeno io, entro stasera ti dico i voli che partono

Biglietti presi, si parte con la compagnia lowcost per Catania.
Biglietti lowcost veramente, però imbarco bici eccessivo. I giorni liberi sono davvero pochi per permettersi 15 ore di treno, pur di risparmiare sull'imbarco attrezzatura, con lo stesso tempo potrei arrivare a Kuala Lumpur (Malesia - 14h di volo contro le 15h di treno per CT), dall'altra parte del mondo.

La scelta è davvero sofferta, ma mi rifiuto di spendere tutti quei soldi per imbarcare la bici, è più una questione di principio che economica, così decido di scrivere a Giovanni, che assieme a Danu hanno da poco aperto un'associazione Ciclabili Siciliane, che si occupa di sviluppo di turismo sostenibile all'interno dell'isola.

- Ciao Giò, io e un amico abbiamo deciso di fare qualche giorno sull'Etna, tu hai qualcuno da consigliarci per un noleggio bici?
- Noi facciamo noleggio bici, ve le portiamo da Palermo sul posto e poi ce le veniamo a prendere, così ci vediamo che è da un anno che non parliamo

Che cos'è l'ETNA?

"A Muntagna", la Signora viene riconosciuta con questo nome dai miei corregionali. Sappiamo tutti quanti che è il vulcano (tra l'altro attivo) più alto d'Italia, con i suoi 3.343m di altezza (momentanei) e un diametro di 40km occupa una superficie vastissima, per noi ambiente perfetto dove perdersi tra boschi e mini-deserti lavici, che se penso che in 18 anni della mia vita passati in Sicilia non ho mai avuto la curiosità di esplorare, mi viene da prendermi a schiaffi.
L'Etna comunque rimane per me quel mostro che da bambina mi faceva tanta paura. Pur trovandosi a più di 100km dalla mia vecchia casa la paura che la lava potesse arrivare a invadere le vie della città durante la notte era un incubo ricorrente, per questo ne conservo un ricordo affascinante; adesso pensare che da quei 100km che separavano il mio comodo letto mi troverò praticamente dentro la sua bocca, dentro una tenda spessa pochi millimetri, ha risvegliato la bambina che è in me.

Curiosità, per me è la parola chiave di ogni viaggio, breve o lungo che sia.
La curiosità di mettersi davanti i propri incubi a distanza di tempo e vedere come va a finire.
La curiosità di vedere se anche noi in Italia, e nello specifico in quella terra che da piccola ho odiato e nel tempo ho imparato ad amare, la Sicilia, non abbiamo niente da invidiare a posti che ho sognato di visitare per tanto tempo, ho visto e poi ho immagazzinato nella mente come un bellissimo ricordo.
La curiosità, per me, di tornare indietro nel tempo e dare una seconda possibilità alla terra che ha formato il mio carattere.

Insomma, sono curiosa e basta.

il pentolino attaccato allo zaino è classe
I viaggi del disagio oramai è uno stile di vita. Non so nemmeno come sia nato questo nome, in realtà è semplicemente il disagio di non avere niente di prettamente tecnico ma di provarci lo stesso; io e il mio socio portiamo via dell'attrezzatura, chili e chili di roba che trasciniamo a fatica e ovviamente tanta sfortuna con un pizzico di spirito di adattamento.




Ad ogni modo, ogni volta che decidiamo di fare qualcosa so già che tornerò a casa distrutta

esempio di (dis)adattamento (da notare il calzino bucato)

L'Etna è pur sempre una montagna con un'elevazione per niente da sottovalutare e io soffro il freddo in un modo esagerato, però mi piace la montagna e allora cerco di fare il possibile per adattarmi a questo ambiente.

Mi ritrovo così a dormire (!) sul tetto della Sicilia, con venti che soffiano a 80km/h, temperatura sotto zero e una tenda da picchettare assolutamente non adatta a questo tipo di iniziative, però si fa, in qualche modo si risolve sempre e il discorso è che devi sempre risolvere i problemi con quello che trovi a disposizione nel tuo raggio d'azione.




Partendo direttamente dal dunque ci siamo ritrovati in un supermercato di Nicolosi con 1kg di tortellini in mano



- Con questi ci facciamo due cene da paura

credo siano state parole mie, in quel preciso istante in cui ho dimenticato quanto odio il sapore dell'uovo e quanto sofferta sarebbe stata la cena dei giorni seguenti

Wild Camping, anche se all'italiana sarebbe Campeggio Selvaggio e alla siciliana n'abbiammu ammienzu ai rasti



Ma noi siano international e lo chiamaeremo Wild Camping.
E' semplicemente il rifiuto di strutture attrezzate per dormire (anche in tenda), la ricerca del luogo perfetto dove potersi buttare chiudere gli occhi e riposare in attesa che i primi fili di luce l'indomani facciano da sveglia. Il wild camping viene con l'esperienza, ed è un pò come saper accendere un fuoco con la legna raccolta invece che usare la carbonella comprata. Non ho mai avuto paura di dormire all'aperto senza una struttura di protezione, ma sapersi adattare è una prerogativa imprescindibile da questa filosofia.
Noi ci adattiamo a tutto, io invece devo ancora imparare, il più delle volte, se la temperatura scende sotto zero è inutile anche solo sperarci: non chiudo occhio.


Ma non è questo il caso del Campo Base 1 a quota  1.200m sul Monte Sona (cono avventizio, ovvero un cratere che si forma quando il flusso di magma sotterraneo devia dal condotto principale per dar luogo ad eruzioni laterali dirante le quali le scorie si accumulano, formando i coni che rimangono attivi solamente durante l'eruzione per poi spegnersi per sempre e questo in particolare si è fromato tra il 1.000 e il 1.300 d.c.) perchè siccome siamo in Sicilia, comunque la temperatura è molto ragionevole, anche a 1.200m di altezza.

Il mio incubo si fa sempre più vicino

Sapevamo che risalendo la montagna lungo la statale avremmo beccato il nostro ultimo punto di appoggio al Rifugio Sapienza, dove un enorme parheggio e una marea di ristoranti sono pronti ad accogliere il turista più esigente in materia di Arancina.

Quello che non sapevamo, ma un pò sospettavamo, era che oltrepassato quel punto la strada sarebbe diventata senza dubbio non fattibile per percorrerla con due bici e 20kg di bagagli a testa.
Ci pensiamo e prendiamo la seconda decisione sofferta del viaggio: abbandonare le nostre bici e proseguire la scalata a piedi. Ma le bici non sono le nostre e farsele rubare quando te le hanno prestate non è il massimo della gentilezza (ricordando le parole di Giovanni: mi raccomando ragazzi, non ve le fate rubare e non buttatele dentro un cratere), quindi cerchiamo una persona fidata che le possa tenere sott'occhio, senza ovviamente far capire le nostre intenzioni.



Tentativo n.1

Di fianco a uno dei tanti ristori del Rifugio Sapienza c'è uno stand che affitta bici elettriche e quad, si pensa di lasciare le bici nel loro gazebo
Mi affaccio, c'è un tipo barbuto che mi guarda storto e già penso che il tentativo sarà inutile

- Ciao - con aria di vaghezza - ma per caso sai come stanno messe le strade che portano dal versante sud al quello nord della montagna? - il mio inutile approccio, un accenno di socializzazione prima di chiedere un favore

Mi guarda, come ovvio, con aria esperta e super vissuta

- Ciao, non puoi salire su - sgamata! - la condizione delle strade non è accessibile e sopra i 2.900m hai bisogno di una guida aplina - cioè me, cioè pagami, cioè ma ti pare che facciamo andare tutti su così?

- Ah, ma no, era solo per curiosità - faccio finta di guardare qualche cartina appesa al muro ed esco lentamente

Tentativo n.2

Aspettiamo che il tipo barbuto si dia il cambio con il secondo tipo barbuto e mando il mio socio

- Non gliel'ho chiesto, parlava al telefono e mi guardava con aria da esperto -

Tentativo n.3

Non possiamo bruciarci l'ultima possibilità e l'ultimo tipo sembrava il più simpatico, abbiamo barattato uno sguardo alle bici per un caffè al bar

- Ma noi chiudiamo alle 17 -
- Vabbè, magari riusciamo a tornare prima, al massimo prendiamo una stanza e recuperiamo le bici domani -

Si va, ottimo, e la stanza l'abbiamo prenotata davvero, una suite cratere laterale vista monte (cratere sommitale)




E' la signora, e noi dormiamo ai suoi piedi, dopo più di 8 ore di cammino e uno stronzo che voleva fare la spia, francese, e si sà, i francesi rompono sempre le scatole.

Sopra i 2.900m bisogna andare con la guida

A 3.000m, poco prima del Campo Base 2 con questa bellissima vista, becchiamo una guida alpina con un gruppo di persone che scendono il versante direzione rifugio. Le persone erano 3, uno di questi 3 era francese e mentre noi guardavamo a terra sempre con quel senso di vaghezza di chi sta facendo una cosa che in teoria non andrebbe fatta lui ci guarda e ci augura la buona notte, strillando, all'orecchio della guida.
Nessuna conseguenza per fortuna, solo lo sguardo distratto della guida che per un attimo ha cercato di capire dove stessimo andando.




Piantata la tenda, mangiato i tortellini, bevuto la birra, capisco che quella notte non avrei proprio dormito e lo capisco perchè la situazione l'avevo già vissuta nella Death Valley:
terreno roccioso, impossibile da picchettare, tenda sorretta da massi (lavici, quindi super affilati), vento, un vento della madonna.

Ore 2.00 del mattino, all'incirca: mi accorgo di vedere le stelle, nel senso che la copertura della mia tenda è volata via e il cielo è limpido, quindi si vedono veramente le stelle.
Mi alzo di corsa, prima che il telo finisca dentro il cratere, prendo due/tre pietre coi piedi scalzi, giusto per farmi un pò di male, ricopro la tenda e nell'affrettarmi prima che il mio sacco a pelo diventi di nuovo ghiacciato la poziono su una roccia troppo appuntita e di conseguenza la strappo; questo giusto perchè la sera stessa stavo pensando di rivenderla a qualche amico.
Non riesco comunque ad essere infastidita da tutto questo, non posso: mi guardo ai lati, sono all'interno di un cratere, guardo sopra e vedo quelle freddissime, ma affascinanti stelle, lontane dalle luci della città, guardo di fronte e vedo l'Etna, sta fumando, in questo momento riposa pure lei, ma sappiamo benissimo che è viva e respira. Non posso essere infastidita da tutto questo, altrimenti non sarei andata lissù.

L'indomani chiedo al mio socio come ha passato la notte

- Ho dormito benissimo -

benissimo ... io ho solo accumulato minuti di sonno, ma sono stata sveglia la maggior parte della notte, è per questo che si chiama disagio

La foschia non aiuta di certo, anzi, la vediamo come pericolosa nemica pronta a farci mettere i piedi su qualche crepaccio. E vediamo che lenta si avvicina a monte, per cui decidiamo di affrettare davvero il passo, il rischio è quello di essere venuti qui per nulla, perchè se la foschia ci immerge noi sicuro non siamo così pazzi da salire in cima a un vulcano attivo.
Proseguiamo seguendo quello che doveva essere il sentiero per arrivare in cima, un pò osservando vecchie tracce lasciate da qualche guida sulla neve oramai ghiacciata e vecchia, un pò guardando l'altimetro, ma sopratutto osservando innervositi che il vento ha cambiato direzione e la fumata bianca dell'Etna che prima si rivolgeva al versante nord adesso ci sarebbe venuta addosso in pochi minuti.

Salire dalla parte del sentiero è impossibile



Il vento che prima soffiava a nord ovest, adesso viene dritto da noi a sud ovest e ci investe in pochissimo tempo; i polmoni bruciano e cominciamo a scappare giù in fretta, prima che quale fumo ci faccia stare male.
Ci siamo giocati così quasi 300m di dislivello in positivo, che per noi è quasi 1h buttata via, ma non si può mollare così, decidiamo di mollare tutta l'attrezzatura legandola per non farla scivolare via e prendere la direttissima, mentre ci avviciniamo sempre più alla sommità fumacchioli escono timidi dalle rocce.

E' l'ultimo passo prima di arrivare su.
Non sembra, ma la salita è davvero ripida, faccio un passo e ne scendo due, mentre il mio socio arriva con un buon passo in cima e so che mi sta aspettando godendosi in solitaria quel maestoso paesaggio.





Una montagna quando la scali ha una cima, di solito arrivi e poi guardi giù, un vulcano invece, anche se è pur sempre una montagna, quando arrivi non guardi in giù, perchè c'è un enorme buco dal quale, secondo i sogni che facevo da bambina doveva vedersi della lava fluida, inarrestabile, invece nella realtà vedi solo tanto fumo e sai che sotto quel fumo c'è l'inferno, più o meno come quello descritto da Dante. E questo mi regala impressioni del tutto inaspettate, come se sentissi che c'è una natura viva, la roccia è viva, il fumo si muove, fuori è ghiacciato, dentro non riesci nemmeno ad immaginare quanto caldo possa essere e l'odore di zolfo permea ovunque, è uno spettacolo.



Siamo sul cratere sommitale, bocca nuova, di fronte a noi il cratere di nord-est, e ai lati il cratere di sud-est e il nuovo cratere di sud-est

ce l'abbiamo fatta

e mentre siamo ancora su, raccogliendo le ultime immagini per la memoria dei ricordi felici sopra di noi un elicottero

- Ma non starà mica cercando noi? -

ripenso a quel francese maledetto

- Spero proprio di no, non ho i soldi per pagare questa cazzata che abbiamo combinato -










Italian Coast to Coast from Roma to Pescara

"In natura un contorno non esiste, dunque la forma disegnata dall'artista non è un elemento realistico, ma una sorta di spettro"

G. De Chirico

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