mercoledì 14 settembre 2016

BIKEPACKING - come ti organizzo un raid nel deserto


Chi segue questo blog sa già che sono mesi che organizzo il mio prossimo viaggio interamente in posti desertici. In questi cinque mesi di organizzazione tutto quello che sono riuscita a fare è comprare un biglietto aereo e vedere pressapoco quanta non-vita ci sarà lungo questo percorso che ancora esiste solo nella mia mente. Nulla da temere!!!! Parto giusto tra un paio di settimane e non ho ancora nemmeno capito bene cosa sto per fare.

Bene. Però visto che poi non sono totalmente idiota qualcosa la dovevo pur inventare visto che così a una superficiale vista aerea dei posti che voglio vedere di acqua mi sa che ne troverò poca o niente.

Acqua = idratazione = vita = Ale felice

Datemi della paranoica, ma secondo me 25 litri di acqua per 400 km di tratti desertici a 45° è quello che reputo ottimale dal punto di vista benessere fisico

Sempre per chi ha seguito un po' di robe che ho fatto lo scorso anno mi ritrovavo in mezzo all'outback australiano con 20 litri di acqua a seguito e una trentina di kg tra cibo, vestiti e strumenti di riparazione, per un totale circa di 50kg di roba da portare sul mio vecchio muletto.
E' stato così che l'incubo di tutti gli scemi che vanno nel deserto in bici si è avverato: nonostante la cura nel posizionare e calibrare i pesi da portare, sapendo che era questione di vita o di morte, ho distrutto il portapacchi posteriore.

Broken Hill 1 day before departure

Qui in alto la foto prima del dramma.
Visto che sono ancora viva evidentemente qualcosa me la sarò inventata; c'è una cosa solamente che può salvarti in una situazione del genere, sembra fin troppo semplice ma si chiama "fascetta da elettricista", anche se non auguro a nessuno di doverle utilizzare in una situazione del genere.

Allora, dopo aver definitivamente deciso di accanare la sventurata idea del portapacchi posteriore, cerco di farmi un'idea su una soluzione diversa e spulciando un po' nei diversi blog o siti dedicati ai viaggi noto che la cosa che va per la maggiore è il carrellino che si aggancia posteriormente alla bici … ma a me l'idea di avere un morto da trascinare per 3.000km di deserto sali e scendi per i canyon non ha mai entusiasmato.

Scopro allora che da un po' di anni a questa parte qualcuno l'alternativa l'ha creata e a me non sembra poi tanto male: si chiama BIKEPACKING

Che cosa diavolo è il bikepacking?!?!?!

Si tratta di borse agganciate direttamente al telaio.

Borse su telaio = no portapacchi = meno peso = nessuna ansia 

Direi che l'alternativa sembra comoda e pulita, sicuramente meglio delle famose fascette da elettricista (anche se comunque un bel pacco me lo porto dietro, nella vita non si sa mai).
Così mi torna in mente quello che un tipo conosciuto in bici (adesso non ricordo dove) mi aveva detto a proposito di due ragazzi russi che vendono queste borse fatte su misura.
Così trovo loro: URALTOUR


Perché mi piacciono gli URALTOUR?

1_sono dei backpackers e quindi sanno esattamente quello che vendono
2_sono gentilissimi
3_sono velocissimi
4_sono economici


Ed ecco che la mia bici è quasi pronta. Questa mattina ho fatto una prova di carico acqua ed è uscito fuori che
_nella borsa che va agganciata al reggisella vanno fino a 4 litri di acqua
_nella borsa che si aggancia al manubrio entrano tenda e sacco a pelo
_nella borsa centrale al telaio andranno tutti i miei vestiti
_nella borsa centrale sopra il telaio andranno gli strumenti di riparazione della bici

poi un olandese pazzo che ho conosciuto a caponord (Jasper) mi ha regalato le borse quelle dei fighetti che andranno agganciate a un portapacchi anteriore e che possono contenere fino a 20 litri di acqua; per tutto il resto c'è uno zaino sopra le mie spalle, non proprio il massimo della comodità, ma pur sempre una cosa in più visto che la metà dei bagagli saranno cibo e acqua e su quello non occorre essere parsimoniosi.


This is for my friend Japser(ino) - I love u crazy boy

E infine si sa che dietro una viaggiatrice scema c'è sempre un uomo che sopporta e da consigli tecnici di riparazione e come ogni anno non cambia mai anche se invecchia: Pietro Nardone 


Io l'alternativa l'ho trovata - bikepaker uraltour - adesso vediamo se funziona!

giovedì 26 maggio 2016

Far west, questo (s)conosciuto


L'ho fatto di nuovo, ho comprato un biglietto per me e Tea (dopo gli ultimi 4.000km assieme in terra australiana sono riuscita a trovarle un nome), destinazione U.S.A.

In realtà è passato fin tropo tempo dall'ultima volta che ho deciso di prendermi un periodo di evasione e partire tenda, bici e sacco a pelo; cominciavo ad annoiarmi ripensando sempre agli stessi posti e alle stesse cose viste e passate; era ora di andare avanti e di sfruttare il mio passaporto.

Che cosa mi spinge a farlo e rifarlo non l'ho ancora capito, dopo anni non mi spiego cos'è questa voglia di prendere in mano una cartina e partire, così tenda e sacco a pelo, nulla di prenotato, nulla di deciso, solamente la strada che si pianifica da sola con qualche obbiettivo buttato qua e la giusto per dare un minimo di regole a questa cosa che in genere regole ne ha poche.

Il perché del luogo, inteso come America U.S.A. non ha un motivo in particolare, e di gente che mi ha fatto una smorfia appena ho detto America, non latina, ne ho già viste tante, come se noi fossimo meno occidentali degli occidentali per antonomasia. Ci sono sempre dei motivi, anche se non si conoscono nel profondo per la scelta del luogo, a volte anche solo il nome che ricorre in qualche film, libro, fumetto, e per me è stato Nevada o Arizona (adesso non ricordo cosa mi ha detto il cervello in quel momento).
Quale immagine mi ha riportato a questo nome non lo so, però qualcosa mi ci ha spinta dentro e allora basta, prendo un volo e vado.
E' divertente proprio perché prima ancora di sapere le cose era già tutto li, nel senso che ho guardato la mia Tea e pensando "portami ovunque, basta che questa volta ci sia solo deserto". Dopo aver comprato il volo ho capito che era possibile fissare degli obiettivi ben precisi, quali la Death Valley, lo Yosemite, il Grand Canyon, la Monument Valley, il Desert Palm e sicuramente altre 3.000 cose che non ho ancora avuto modo di approfondire nella cartina.

Perché solo deserto?
Perché in questi posti è più facile mettersi alla prova; i lunghi silenzi, l'essere un punto minuscolo in uno spazio sconfinato, rendono l'idea di lontananza dalle leggi e dalle regole della società, poche parole per dire libertà.
Un concetto di libertà che non è facile approcciare, ma nemmeno da capire. Sei libero dalle leggi, ma incatenato a delle responsabilità pesanti, quelle verso te stesso, alla tua stessa sopravvivenza in totale autonomia.

Adesso capisco quando mi si chiedeva se ogni viaggio mi avesse in qualche modo cambiata. Adesso so che i viaggi passati hanno cambiato la mia stessa concezione di viaggio; adesso per me il viaggio inizia dall'assenza delle certezze basi e il voler continuare a spingersi oltre di nuovo e di nuovo.
Cosa c'è di più bello?
Per una volta essere padroni di se stessi

giovedì 14 gennaio 2016

Brides on tour - il viaggio prima di tutto è arte

Il nome di Pippa Bacca non è associabile a un volto conosciuto, a meno che qualcuno di voi non abbia avuto una TV nel 2008, quando al tg hanno parlato di una donna trovata morta ad un'ora di macchina da Istambul, che girava in autostop vestita da sposa. Adesso vi ricorda qualcuno?
Io, che non ho la TV dal 2005, ho scoperto Pippa nel 2012, perché alla vigilia del mio primo viaggio in bicicletta fu mia madre a dirmi: "Tu sei pazza, finirai come quella li che girava vestita da sposa in autostop … come di chiamava? … Pippa". 
Non ho mai cercato nessun articolo a riguardo, non mi importava molto della sua storia, perché avevo associato la parola autostop agli anni '70, quindi la vedevo come una storia lontana, di altri tempi, e sopratutto non avevo capito, o non mi era mai stato mostrato, il suo lato artistico, il suo lato umano.
La cosa più strana però è che da qual momento, anche non volendo, mi è tornata in mente molto spesso l'immagine di una donna vestita da sposa che saliva sulle auto degli sconosciuti, la chiamerei una visione frequente, e sembra assurdo, ma la storia mi puzzava molto, non capivo perché tra i tanti casi di donne scomparse nelle varie parti del mondo, uccise o altro mentre facevano l'autostop, questa era quella che mi era rimasta impressa, come se la sentissi più vicina. Così un annetto fa ho approfondito l'argomento ed ho scoperto che in realtà abbiamo molte cose in comune, che forse poi sono le stesse per ogni donna che viaggia. Ho letto qualche articolo, parlavano tutti della stessa cosa, il giornalismo italiano è pietoso, oltre che di parte. Facevano tutti riferimento al mero fatto di cronaca, non aggiungendo mai nulla di più alle solite ricorrenti parole chiave: DONNA - MORTE - AUTOSTOP - STUPRO - VESTITO DA SPOSA - EST

Io credo che ci sia una sottile linea di confine tra chi è artista e chi non lo è. Io reputo artista la qualsiasi persona, indipendentemente da ciò che ha o non ha creato, che ha avuto il coraggio di affrontare delle scelte di vita non convenzionali perché ha qualcosa di assurdamente profondo all'interno che sente il bisogno di far uscire fuori, altrimenti rischia di far esplodere l'intero organismo.
Non è artista chi sta dentro un museo, non è artista chi crea musica, non è artista chi scrive libri o chi sa stare sopra un palcoscenico; quello possiamo esserlo tutti con un po' di fortuna. L'artista è semplicemente chi nella sua vita riesce ad evadere dagli schemi imposti di una società che pretende l'omologazione facendo credere che al di fuori di quei confini tutto sia pericoloso e inutile; chi facendo questo mette a rischio le proprie certezze, i propri affetti; chi rende liberi corpo e mente rischiando anche la propria vita. E chi fa questo soffre di un disturbo, perché è un percorso irreversibile, una volta fatta uscire la bestia dell'estro è impossibile liberarsene. Si viene accusati di tante cose, ma solo perché le accuse nascono dall'incomprensione, quella di chi nella vita ha altre necessità, diverse dall'artista, che non riesce a comprendere e critica.

Per questo secondo me Pippa non era una ragazza coraggiosa, Pippa è un'Artista.

Ho letto un libro, scritto bene, con gli occhi di chi, pur non viaggiando in autostop o da sola, ha saputo vedere oltre le solite congetture. Ho scoperto che Pippa era tante altre persone racchiuse in un corpo solo, e credo che questa sia l'essenza vera di chi fa arte. Lei aveva una cosa che in pochi hanno, lei aveva un modo di vedere il mondo con occhi fiduciosi; in fondo chi fa arte performativa le cose deve viverle sulla sua pelle, non attraverso le storie e le contaminazioni di altre persone.
Si dice che il mondo è quello che siamo noi, che ci rispecchia, che quindi noi siamo il mondo stesso, e il modo di porci in relazione ad esso viene ricambiato.
Pippa è morta perché un pazzo ha spezzato il suo percorso in questo mondo, Pippa è morta in Turchia, Pippa è morta perché la sua strada ha incrociato quella di un mostro, lei è morta perché è successo, non perché ha fatto l'autostop in un paese dell'est; le cose succedono, anche dietro l'angolo di casa, la sua morte durante la performance Brides on tour è stata una casualità, tutto quello che a noi (chi non l'ha conosciuta di persona) è rimasto della sua arte è solo un filtro, per mettere in guardia chi al di fuori degli schemi tradizionali cerca un altro modo di vivere.

Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita senza mai scalfire la superficie dei luoghi né imparare nulla delle genti appena sfiorate. Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare. [Ruben Blades] preso dal libro si Giulia Morello


http://www.pippabacca.it/2009/02/28/spose-in-viaggio/

martedì 14 aprile 2015

I traumi del rientro alla "normalità" - Post viaggio

Tutti pensano che la cosa difficile di un viaggio sia quella di comprare un biglietto per una destinazione a caso, mettere quattro cose in valigia, salutare amici, amanti e parenti e dire addio alla "normalità" della vita quotidiana: un letto caldo, il supermercato dietro casa, una doccia al giorno, il relax quotidiano dopo il lavoro, una serata con le vecchie conoscenze, poter parlare la propria lingua senza incomprensioni di base, avere tutto a portata di mano … cose di tutti i giorni.
La decisione volontaria di lasciare queste certezze potrebbe erroneamente essere vista come la preoccupazione principale di chi si appresta ad affrontare un percorso che non ha un vero e proprio domani, perché ogni giorno è diverso dall'altro e fondamentalmente non ci è dato sapere chi o cosa incontreremo durante la strada, dove l'unica certezza è che dormire in un letto caldo e fare una doccia sarà visto come un giorno di festa nazionale. 
In realtà è solo la preoccupazione dei parenti più stretti, chi viaggia si preoccupa di ben altre cose.

Nessuno pensa che l'uomo in realtà è nato nomade, che fino a qualche secolo fà si serviva di una candela per fare "tardi" la sera, che il domani era una continua sfida contro l'ignoto; nessun supermercato dietro l'angolo, nessuno spreco di acqua, nessun utilizzo di pillolette per dormire meglio la sera, la gente non soffriva di attacchi di panico e/o ansia essenzialmente perché aveva altre cose a cui pensare e non perché ha ricevuto solo 20 pollici alti su fb e l'amico con la stessa foto ne ha 92 (e a proposito una volta una tipa con cui ho parlato mezza volta nella vita reale mi ha richiesto l'amicizia e io non ho accettato, fondamentalmente perché quello che poteva interessarle era tutto quello che metto in pubblico e non la mia vita "privata", non solo ha ritirato la sua richiesta pensando di farmi un grandissimo torto, ma ora non vuole parlarmi nemmeno quando ci incrociamo per strada)

Siamo bombardati costantemente da pubblicità di crociere di lusso, ma dicono alla portata di tutti, depliant di resort abusivi immersi in una riserva naturale, immagini di paradisi tropicali che possono essere nostri, e di altre 350 persone, per qualche giorno alla modica cifra di un iPhone; ve lo ricordate quando prima che uscissero fuori tutti gli attentati andava di moda il villaggio turistico, ed in particolar modo sharm el sheikh?
Ecco, chi di solito non ha questa disponibilità economica si dedica al più "selvaggio" campeggio, che a differenza di quello che praticano i vicini cugini francesi, tedeschi o inglesi, per noi si limita a fare un mini trasloco (solo l'essenziale: color tv 35 pollici, modem, impianto stereo) nel più vicino appezzamento di terra di fronte al mare, solo noi, i gabbiani e i ragazzini che strillano per una partita a pallone.
Poi c'è un'altra forma di turismo, questa volta più intelligente, che è quello di chi compra una guida (sarebbe più intelligente non comprarla affatto, tanto credetemi è solo pubblicità ai posti che hanno i soldi per sponsorizzarsi e il rischio di incappare in una fila chilometrica di altri fessi che come noi hanno comprato la guida per ammirare un monumento del quale tanto non ci ricorderemo mai una volta tornati a casa), si prende qualche giorno di ferie e lo passa in una bella capitale o semplicemente in qualche angolo di natura non ancora assediato dall'abusivismo edilizio.

La differenza tra viaggiatore e turista è comunque più semplice ancora: il primo non prenota mai niente, il secondo non dimentica di mettere nella valigia la pinzetta degli occhi.

Nella vita però si fanno delle scelte, o forse è meglio dire che la vita ci costringe a trovarci di fronte a delle scelte, quindi o si è viaggiatori o si è turisti. Una volta pensavo che le cose fossero trasversali, nel senso che fatto un viaggio questo si potesse mettere di lato, ricordando le belle esperienze tramite le foto e gli aneddoti, tornando alla vita di sempre come se nulla fosse successo. 
Ma chi poteva immaginare che si potesse soffrire di mal di viaggio?

Post viaggio, top list dei traumi di un viaggiatore italiano nel 2015

1- Perdere la cognizione del tempo e del luogo: dove sono, che ore sono, che giorno è. Quando si è in viaggio il dove sono e che ore sono determinati solo dal fattore cosa ho visto, dove mi trovo sulla mappa, quante ore mi rimango prima del tramonto, dove soffia il vento domani, chissà se ho fatto male a prendere questa strada in the middle of nowhere invece che quella che passava in mezzo a 4 città e due centri commerciali. A casa sembra strano, ma c'è un orologio, si pranza e si cena e una determinata ora e non quando si ha davvero fame! Non puoi andare a letto alle 19.30, non lo fa nemmeno tua nonna!

2- Le priorità della vita cambiano: sveglia, caffè, lavoro, che facciamo stasera. Viaggiare per molto tempo inverte le priorità che davamo alla nostra vita. Che facciamo è il pensiero immediato del mattino, e l'abitudine a svegliarsi all'alba è difficile da cancellare; nel mio caso è sfogliare il giornale in cerca del qualsiasi lavoro. Si, le priorità cambiano, il caffè da carburante necessario ad iniziare la giornata è diventato il momento di svago, tra un annuncio ed un altro che proprio non riesci a capire, ma perché devo avere un master in economia aziendale per lavorare come magazziniere? Un lavoro fisso, oltre che impossibile da trovare, ti annoierebbe pure, cerchi un lavoro che ti permetta di mettere qualcosa di lato, in attesa di partire nuovamente, eccola la priorità della tua vita

3- Ritorno all'adolescenza, nessuno ti capisce: ma non sei stanca? Non ti vuoi riposare? E adesso ti metti a cercare un lavoro serio e così ti sistemi, vero? No, chi viaggia sa che la vita è troppo breve per riposarsi. Non ne basta una per vedere tutti gli angoli sperduti del mondo, figurati se c'è tempo da perdere a cercare di immaginarsi vestiti bene dentro lo studio di un amico di un amico di un amico, che poi ti paga in buoni pasto perché in questo momento non c'è budget per il tuo essenziale lavoro nella catena di montaggio

4- I tuoi genitori ti mandano messaggi subliminali: ma come era la situazione li giù? Ergo visto che ci stavi potevi rimanere lì e trovare finalmente il tanto desiderato lavoro dei nostri sogni. Tu invece pensi che lì un magazziniere lo pagavano un botto di soldi e che in due mesi avresti accumulato abbastanza per restare in vita altri sei in giro per l'emisfero sud

5- Tutto cambia e tutto rimane uguale: non è successo niente. Durante i tuoi mesi di assenza dai normali riti sociali sembra che sia successo di tutto e di più. Gente che si lascia, situazioni assurde che si sbrogliano, persone che non senti da settimane e che ti dicono "non puoi capire cosa è successo!" e poi in realtà è successo che nell'ultima puntata di breaking bad Walter viene preso. Quando stavi in viaggio gente più assurda di quella di una serie tv era all'ordine del giorno, ma poi quando racconti certe cose nessuno ti sta a sentire, ti guardano come se venissi da uno strano pianeta ... "però se vuoi ce lo rivediamo assieme, sai che figo i narcos nel deserto"

6- Disagio sociale: persone, cose, strade non saranno mai più le stesse. Quanto spesso ci incazziamo per cose alla fine banali, tipo chi di voi non ha mai pensato "guarda te quella maledetta che prima mi sparla e poi mi viene a salutare con un sorriso da plastica facciale". Nella solitudine delle giornate passate a pensare "dove posso piantare la mia tenda senza che incappi nel rischio che un pazzo serial killer possa passare nel cuore della notte e uccidermi" quelle persone che prima erano nella balcklist sono state totalmente cancellate, quindi ci rendiamo conto dell'inutilità di certe dinamiche sociali e al ritorno possiamo anche passarci sopra, della serie mi faccio i fatti miei che campo meglio e in salute. Mentre quella caffettiera che prima ci sembrava uno strumento di precisione adesso viene riempita fino all'orlo o lasciata mezza vuota, perché tanto che importa, il caffè esce lo stesso, di ciofeche ne ho bevute così tante! In tutto ciò quando passeggi per strada ti aspetti che un serpente esca fuori da un tombino o un sacchetto di plastica viene scansato come fosse un animale morto sul ciglio della strada, ti rendi conto di cosa è quando aspetti il tanfo, ma questo non arriva

Quindi chi viaggia pensa al futuro, ma per qualche strana ragione non riesce a immaginare un futuro lontano, si limita a riflettere su quale potrebbe essere la sua "casa" da qui ai prossimi mesi. E nell'attesa di mettere nuovamente qualcosa di lato io sogno e grazie alla tecnologia immagino già di trovarmi a 10.000 km da queste certezze, che alla fine chi viaggia tenda e sacco a pelo più che certezze le può chiamare agi 

ringraziamo Ben Whyte per la foto

sabato 21 marzo 2015

deserto australiano

Io un'avventura così non l'ho mai vissuta e non credo ricapiterà mai più in tutta la mia vita, anche se spero proprio di si. Dicevo che mi trovavo a Broken Hill e che l'indomani sarei partita per 350 km di outback direzione Melbourne. La polizia mi aveva avvisata fondamentalmente di stare attenta a tre cose importantissime:
I - acqua, minimo 5 litri al giorno
II - non dormire fuori dai confini "bianchi", il resto è territorio sacro per gli aborigeni e potrebbe succederti qualcosa di brutto se ti accampi li, anche se non ho capito a quale territorio si riferivano, quindi mi hanno segnato due punti dove potevo stare tranquillamente, ma neanche troppo. Il primo è una rest area a 160 km dalla città, il secondo è una pompa di benzina gestita da una signora, non è un campeggio ma hanno chiamato la signora e lei ha detto che non c'era problema se piantavo la tenda dietro casa sua. Mi hanno detto che se optavo per la rest area dovevo stare attenta ai dingo, quelli so davvero pericolosi, non ci credete? Sta scritto pure sulle cartine, anche se io la recinzione l'ho vista ed è vero che è infinita credo comunque sia troppo bassa, cioè non saranno mica 50 cm di steccata a bloccare un dingo affamato … vabbè per fortuna non ne ho visti.
III - crema solare
Il punto primo è andato alla grande, anzi mi è avanzata anche qualche bottiglia, non ha fatto eccessivamente caldo perché un vento forte in direzione sud (che felicità io vado in direzione sud), ma per fortuna freddo ha reso la giornata poco bollente, altrimenti mi aspettavano 35-40 gradi, quindi ho bevuto solo 3 litri anche se per fare 130 km ci ho messo 13 ore (no non scherzo, tredici). Il punto terzo è andato malino, mi sono ustionata la faccia, non che prima non lo fosse, ma mi sono ustionata anche peggio di prima, crema solare +30 ti butto nel cesso, non servi a niente, anche se credo sia stata più colpa del vento che del sole. Il punto secondo … a beh, questo merita troppo.
Non volendo dare disturbo alla signora e temendo che non fosse altro che una piccola truffa, della serie arrivo e mi fai pagare 60 dollari per dormire nel tuo giardino, decido di alzarmi alle 5 del mattino e correre verso la rest area a 160 km dalla città, se finisco i soldi prima di arrivare a Melborune, dingo o non dingo sono morta comunque. Povera illusa. Appena uscita dal perimetro cittadino mi rendo immediatamente conto che con quel vento non sarei andata molto lontana e già mi vedo dare in mano i pochi soldi che tengo di lato per arrivare a Melbourne alla signora della pompa di benzina. Mi faccio diversi conti su come sopravvivere mangiando solo pane per 900 km e pedalo tutto il giorno con questo pensiero. Nel fra tempo alla mia destra e alla mia sinistra scorrono immagini uniche che non rivedrò mai più da nessun altra parte nel mondo, come rosso, rosso, rosso, rosso, alberi bassi, volpi, emu, scheletri, canguri giganti, rettili strani avvoltoi (credo). Mi viene da piangere, cioè ma davvero lo sto facendo? Si … ho appena realizzato uno dei sogni della mia vita.
Sono le 6 del pomeriggio, gli ultimi due km li faccio a piedi, non ce la faccio pià, sono morta. Arrivo alla pompa di benzina e ci sono due tipi seduti fuori con birra in mano e sigaretta nell'altra e un autista dei trucks intento a ingozzarsi di patatine prima di ripartire. La signora avrà tipo cinquant'anni, capello biondo raccolto, smanicata, sigaretta in bocca, occhio torvo, mi piace. Il signore seduto accanto deduco immediatamente sia il marito, ha solo gli incisivi, un tatuaggio illeggilibile a braccio, una canotta che lascia intravedere le ustionature del giorno prima.
Lei mi dice subito - ahhhh the young lady from broken hill, i was waiting for you! (N.B.: Young, mi sento immediatamente meglio, credo che mi siano spuntate all'incirca 14 rughe in più in questi ultimi due mesi)
E io penso subito - ecchila la, si so io la gallina dalle uova d'oro
Mi tiene subito presente che non è un caravan park, io rispondo che non mi importa, voglio solo piantare la tenda e sprofondare nel sacco a pelo, domani avrò la stessa identica giornata. Lei mi fa le solite domande, ovviamente da dove vieni, cosa ci fai qua, perché sei masochista, qual'è il tuo segno zodiacale … le solite cose, poi prende la mia cartina e comincia a indicarmi quali sono le strade più fighe per arrivare a Melbourne, e già capisco che forse potremmo essere amiche. Il marito tenta un approccio colloquiale, ma io non capisco una mazza di quello che dice. Allora lei mi indica il retro della caffè/pompa di benzina/pub illegale/attrazione principale della regione/spaccio di farmaci illegali e dice che posso piantare la tenda li, hanno un cane da guardia, se arrivano i dingo ci pensa lui ad avvisarci (ottimo penso, tanto io in tenda avrò il tempo di scappare sicuramente, per andare dove poi non lo so). Poi mi indica il caffè e mi dice di sedermi che mi prepara qualcosa e mi porta una birra (si, qua sono fissati con le cicliste che bevono birra). Mentre mangio mi racconta della sua vita, anche di quella passata, il marito interviene ogni tanto e io continuo a non capirlo, appena scopre che sono italiana mi parla della mafia, è la prima che sento nominare mafia e malocchio da quando sto qua, nella stessa frase invece è la prima volta. Bellissime persone comunque, davvero, avevo le lacrime agli occhi, due personaggioni che non credo troverò da nessun altra parte, degni di un film. Lei continua a fissarmi, poi chiama con una radiolina qualcuno e poi mi dice che ha chiamato il suo amico autista di truck che questa notte mi porterà una crema +50 un dopo sole e una cappello alla texana (ne volevo uno da quando sono arrivata). Io sono dispiaciutissima, cioè mi scocciava dare così disturbo a questa gente e le chiedo di lasciar stare, che non fa niente, domani andrà meglio. Lei mi dice che una come me, che ha fatto tutta questa strada non deve chiedere niente, ma sono gli altri che mi devono dare tutto (nello specifico non ho ancora capito cosa volesse dire, però figo). Fumiamo 18 sigarette di seguito, continuamo a parlare e a bere birra mentre il sole tramonta e il cielo si colora di nuovo di quelle tonalità che solo nell'otback ci sono, solo qua in tutto il mondo, ed è uno spettacolo pazzesco. Io mi accorgo che è tardissimo, chiedo il conto per poi andare a letto, lei mi dice - ma scherzi? Non voglio nemmeno un soldo da te! - io mi sento in colpa per aver pensato tutte quelle cattiverie prima di arrivare qua, non posso far altro che abbracciarla (anche se puzzavo di capra morta) e dirle grazie dal profondo del cuore, ma non per i soldi, ma perché gente così che ti riempie la giornata non la incontri ad ogni angolo di strada… poi qua di strada ce n'è una e senza angoli; pensa gli unici due abitanti per i prossimi 200 e passa km, e li ho beccati io, questo continua ad essere quel bellissimo film che voglio vedere al cinema.
La seconda giornata mi sono accampata alla meno peggio sotto un albero e ho pregato che i dingo non avessero fame e che gli aborigeni non si accorgessero della mia presenza, per fortuna, o io non ho sentito niente, oppure non è successo niente, perché dopo un coma di 10 ore filate sono ancora viva e fuori dall'outback. La notte mi sono messa per non so quanto tempo fuori col sacco a pelo (fa un freddo terribile appena va via il sole) a guardare il cielo, le stelle partono dalla linea dell'orizzonte e coprono tutta la volta, non lasciano nemmeno un cm libero per immaginare altre stelle lontane, sono tutte li presenti, me l'ha detto anche il mio astrolabio che avevo portato per questa occasione, quello che davvero non mi aspettavo è di poter vedere la via lattea ad occhio nudo, cioè la nube con quella forma in cielo tipo di S che si vede ad occhio nudo … macché ve state a vedè ancora interstellar! Andate nell'outback!!!
A parte tutto, il mio vero vero vero sogno era quello di andare a Uluru, purtroppo nella vita a parte la faccia tosta, a parte il coraggio, a parte una discreta conoscenza di tecniche di sopravvivenza, a parte l'incoscienza, a parte la fortuna bisogna averci anche i soldini e io quest'ultimo punto lo lascio stare. Turisti di tutto il mondo che avete reso questo luogo di culto prima un monnezzaro per i poveri aborigeni che lo tenevano sacro e secondo il posto più caro dell'Australia, e l'Australia è cara davvero, non ve lo dico cosa penso, però abbiate coscienza di quello che state facendo a questo popolo, non palo degli inglesi ovviamente. Per il resto si vede che dovrò tornare prima o poi, Uluru è li che mi sta chiamando, vedremo in futuro cosa posso fare per raggiungerla.

mercoledì 18 marzo 2015

Outback New South Wales, Broken Hill

Ieri mattina all'alba ho preso un treno che da Sydney porta a Dubbo. I treni qua vanno davvero troppo lenti, devo dire che è stato abbastanza noioso veder scorrere immagini di sobborghi su sobborghi per le 4 ore successive alla partenza, e mentre passavo in mezzo a queste realtà "urbane" pensavo che in fondo la scelta di allontanarmi dalla città con un mezzo e non in bici è stata davvero giusta, atrimenti avrei perso tre giorni solo per uscire da questi centri abitati e senza vedere nulla di interessante.
Arrivata a Dubbo avevo la coincidenza con un bus che mi avrebbe portata dritta a Broken Hill. Ad aspettare l'autobus eravamo in trenta, si e no, il 60% era composto da aborigeni, poi c'erano signori vestiti con strani cappelli alla texana e altre i tre ragazzi zaino in spalla, di turisti nemmeno l'ombra.
L'autobus c'ha messo circa 10 ore per arrivare a Broken Hill, ora cercherò di descrivere quello che ho visto in queste dieci ore, anche se ancora non ci credo nemmeno io.

Le prime fermate che ha fatto erano abbastanza vicine tra loro, ogni mezz'ora, e ad ognuna di queste fermate è scesa per lo più gente aborigena e non è salito nessun altro. Dopo le prime tre fermate le distanze tra città e città hanno cominciato a farsi sempre più grandi, fino a quando tra una città e l'altra ci sono volute tre ore di bus. La strada ha cominciato a prendere un andamento totalmente rettilineo fino all'orizzonte, intorno solamente macchie di rosso e qualche albero basso a darmi il ben venuto nell'outback. I tre ragazzi zaino in spalla sono scesi in tre farm diverse, la loro faccia non era delle più felici, forse si aspettavano collegamenti migliori tra una città e un'altra, e io non ho potuto fare a meno di pensare con quale coraggio questi hanno deciso di passare i prossim mesi nel bel mezzo del nulla, anche perché si presentavano come persone che un lavoro manuale non l'hanno mai fatto in tutta la loro vita vita.
Alle 7.30 ha cominciato a calare i sole, lo spettacolo che ho visto è stato uno dei più belli in tutta la mia vita. Immaginate questa strada dritta fino all'orizzonte, ai bordi il nulla più totale, il sole cala all'orizzonte e il cielo si colora di rosso giallo e cobalto mentre le prime stelle brillano in alto. Eh lo so, ma non sono una scrittrice, non posso descriverlo meglio di così, ma vederlo li in quel momento mi ha fatto scendere una lacrima, è la prima volta che mi sento in Australia da quando sono atterrata.
Il buio non arriva subito, ma quando arriva avvolge ogni cosa, non riesco a vedere più niente, solo le strisce bianche che delimitano una corsia dall'altra e qualche track che sfreccia sulla corsia opposta. Il bus fa ancora due fermate in due pompe di benzina, a queste scendono degli uomini, poi spariscono avvolti totalmente dal buio, e mi domando dove siano andati, e tutto questo in un silenzio tombale, nessuno ha mai parlato in 10 ore di autobus. Solo un quadro di Hopper potrebbe descrivere alla perfezione questo momento.
L'ultima fermata è stata un'ora prima di arrivare a Broken Hill, è salito un signore, giacca e cravatta, alla cravatta aveva appeso un osso, non ho idea di cosa simboleggiasse. Sotto l'autobus si era riunito un gruppo di bambini aborigeni a mo di "scugnizzi" napoletani, mi è salita leggermente l'angoscia. Arrivare in una città nel bel mezzo del nulla a mezzanotte circa e non sapere dove dormire, con la bicicletta inscatolata e da montare e due bagagli che pesano più di me e sopratutto aver capito che qui la legge è diversa, non sono più in territorio "bianco". Mi è salito il groppo in gola, per la prima volta in questo viaggio ho pensato seriamente di essere entrata in una zona pericolosa. Vado dall'autista e gli chiedo gentilmente se può fermarsi prima di arrivare in città, ho visto che c'è un campeggio qualche km prima. Lui con la stessa espressione che gli vedo da quando siamo saliti sul bus mi fa cenno di si con la testa, continuo a non capire perché nessuno parla. Fatto sta che per fortuna scendo in queste campeggio, butto la tenda da qualche parte nel buio e la pianto alla meno peggio … alzo gli occhi al cielo … quella è la via Lattea … quella è davvero la via Lattea e io la sto guardando senza telescopio, così tante stelle tutte assieme sopra la mia testa non le avevo mai viste, è uno spettacolo incredibile. Anche se stanca morta non entro subito in tenda, mi metto seduta su di una panca e mi godo questo spettacolo per un'oretta pensando che tra poche ore sarò li in mezzo al nulla e che loro saranno le miei uniche compagne di viaggio.

Adesso scrivo dalla biblioteca comunale della città. Sono già andata in commissariato, hanno voluto sapere quali saranno i miei spostamenti, mi hanno detto che non posso dormire dove voglio, è territorio aborigeno, mi hanno indicato due punti sicuri dove poter piantare la tenda e mi hanno avvisata di non uscire da quella zona. Mi hanno chiesto con quanti litri di acqua ho intenzione di partire, hanno chiamato la stazione di polizia che sta dall'altra parte dell'outback, mi hanno detto di stare attenta ai dingo, che se ne vedo uno devo scappare più lontano che posso senza fiatare, devo solo correre. Mi hanno fatto vedere il meteo, tuttavia sono fortunata, oggi ci sono 45°, ma domani ce ne saranno 35°, devo per forza non superare i tre giorni perché le temperature saliranno sempre di più. Mi hanno ovviamente avvertita che la crema solare è la cosa più importante dopo l'acqua.

Adesso devo fare la spesa, comprare l'acqua e cercare di sistemarla bene sulla bici, in modo da non rompere i portapacchi. Sicuramente butterò via i jeans e qualche calzino, oltre l'asciugamano e tutto quello che non deserto non mi serve.

Il prossimo aggiornamento sarà dall0altra parte dell'outback tra 350km

un train road

l'alba dal posto dove ho dormito, i colori sono uno spettacolo

sabato 14 marzo 2015

Sydney here we are … la fine di questa avventura?


Prima di oggi ho visto questo edificio a forma di vele (l'Opera House) solo un'altra volta, in un libro di testo mentre preparavo un esame di storia. Credo che sia uno di quei posti che non mi sarei mai aspettata di vedere nelle mia vita, troppo lontano, davvero troppo per andare a vederlo di persona; eppure adesso sono qua che scrivo questo post proprio sotto questo grande eficicio, che poi mi aspettavo più grande, mentre fino a tre anni fa sarebbe stato impensabile, adesso sono qua … che strana la vita vero?

Ad ogni modo, oggi è stata una giornata particolarmente difficile, anche se dovevo fare solo una sessantina di km, ma per me è sempre così, gli ultimi km sono sempre quello più difficili.
Ieri sera non sono riuscita a prendere sonno facilmente, mi giravo e rigiravo nella tenda pensando che l'indomani avrei finito quello che sto pianificando da parecchi mesi. La sveglia suona come sempre alle 6.00, tutto fuori è buio, ma io metto il frontalino decisa ad alzarmi ugualmente e meno male che l'ho messo, perché proprio di fronte l'uscita della tenda aveva deciso di fare un pisolino un piccolo serpente, di quelli che non sai mai quanto pericoloso possa essere. Stiamo a fissarci qualche minuto, poi decide finalmente di andare via e io posso finalmente andare in bagno, questo fatto me la doveva dire lunga sull'andamento della giornata. Tutto è pronto come al solito e dopo aver fatto colazione con un po' di pane (ho finito la nutella), mi avvio per affrontare la famosissima (ne sento parlare praticamente dalla Tasmania) Grand Pacific Drive e cioè una strada secondaria che porta dritti dentro la città che si inerpica a mo di tornanti trentini su di un colle che precede la City. il discorso è questo, che questi australiani io non so proprio come prenderli; è dall'inizio del viaggio che non faccio altro che sentire Up and Down, cioè come da noi quando non sai di che parlare la butti là sul tempo nuvoloso o sereno, qua se provi a fermare un passante e gli dici "ciao come stai" quello ti risponde "up and down". Dopo aver capito che non avrei fatto un solo giorno di pianura in tutto il viaggio mi sono da subito rassegnata e ho pensato che vabbè che sarà mai poi questa grand pacific drive che mi aspetta l'ultimo giorno … grosso errore sottovalutarla. Oltre alla stanchezza fisica che si è andata accumulando in questi giorni, non è che ho avuto poi modo di rilassarmi troppo, la giornata non prometteva niente di buono, nubi all'orizzonte e una buona dose di vento contrario e ovviamente l'up and down. Convinta del fatto che prima di passare in mezzo a questo parco naturale collinare potessi trovare un caffè aperto non mi sono allarmata più di tanto e sono partita con quel tozzo di pane in pancia e un po' di acqua pensando alla bella colazione che avrei fatto al primo di una lunga serie di caffè che avrei incrociato … è bello quando fai questi calcoli sbagliati, sopratutto se ha appena iniziato a diluviare, un vento freddo ti spinge forte nella direzione opposta e una serie di ciclisti odiosi con le loro bici da mezzo kg e la tutina elastica ti superano e ti gridano up and down! A un certo punto ho pensato pure di mollare la zavorra in qualche cespuglio e proseguire senza quei 40kg di roba che mi trascino da cinque settimane a questa parte, questo pensiero felice è stato quello che mi ha fatto andare avanti per 10 km senza accorgermene. Però se vi scrivo da qua vuol dire che la salita l'ho affrontata, in quattro ore e qualcosa, però l'ho affrontata, che nonostante mi sia persa 450 volte prima di riuscire a indovinare la strada giusta per il centro e ho rischiato di prendere la M1 che port ani aeroporto, ce l'ho fatta lo stesso e adesso mi crogiolo al sole per un paio di ore aspettando che Mirko mi venga a prendere per andare a casa e fare una … DOCCIA … di quelle che stai li dentro tipo cinque ore. Ma prima di questo volevo condividere qualche pensiero a caldo sul viaggio.

Prima di partire per questo ultimo viaggio avevo fatto qualche conticino, così per non essere del tutto impreparata. Non sapevo esattamente cosa potevo aspettarmi, non ho nemmeno chiesto troppe informazioni, anche perché ogni volta che ci provo in cambio ottengo solo una valanga di risposte inutili, o facilmente reperibili, o peggio ancora una dettagliata lista di tutti i possibili modi in cui posso morire, quindi è inutile chiedere, l'unico modo è rimboccarsi le maniche, prendere la bici e andare a vedere di persona.
Purttroppo o per fortuna l'Australia, come il mondo, è immensa, quindi ho dovuto fare delle scelte: in soli due mesi e con questo budget posso vedere questo questo e basta. Quindi per motivi di cui ora non mi ricordo assolutamente hp deciso che volevo vedere la Tamsania e Sydeney. Ho fatto un calcolo sulle probabilità di quasi tutti i casi improbabili e impossibili che possono combinarsi in un viaggio e ho pensato che mal cxhe andava in 60 giorni potevo fare 3.000km e fermarmi anche un attimo in alcuni posti più carini degli altri.
Io ho sempre viaggiato con la mia, oramai vecchia, Lombardo ventimiglia, che è l'oggetto più caro che possiedo in questo momento, però per questo viaggio avevo già deciso di affidarmi a un'altra bici, sempre Lombardo, l'Amantea 200 fitness bike, così perché mi piaceva il designe e perché secondo me non avrebbe deluso le aspettative di questo viaggio. Con l'aiuto del mio più caro biciclettaio, Diffusione due ruote, o meglio conosciuto come Pietro Nardone, l'uomo che non deve chiedere mai, che oltre ad essere il mio personale meccanico è diventato anche un caro amico e mi ha insegnato praticamente tutto su come riparare un bici, ho ottenuto lo sponsor della ditta Lombardo che mi ha spedito la bici direttamente qui in Australia. Gli altri sponsor sono venuti dopo in maniera del tutto spontanea e questo ha contribuito ad aumentare la mia autostima, facendomi pensare che alla fine quello che faccio non è utile solo a me, ma può essere davvero una nuova via, un nuovo modo di esplorare il mondo, e sopratutto che non sono pazza. Per non parlare di chi poi mi ha ospitata senza conoscermi, aprendo le porte di casa al mio totale disordine, e di chi, nonostante mi conoscesse abbastanza ha deciso lo stesso di ospitarmi (dai dai dai che poi non sono così antipatica come mi disegnano). A parte questi dovuti ringraziamenti vengo al sodo:

Io sento che questa esperienza mi ha dato molto, anche più di quello che mi aspettavo; i frutti di questa piccola fatica non posso vederli ora, ma sono sicura che verranno fuori al prossimo viaggio, perché ogni singolo km su questa due ruote non è altro che la somma di una serie di esperienze, belle e brutte, che tolte dal loro contesto, in questo caso la mia vita, non hanno molto senso, ma se vengono assimilate bene mi portano ad essere una parsona migliore e sono la cosa più preziosa che io possa avere. Ci sono stati giorni brutti, errori che avrei preferito evitare, ma senza questi momenti non può esserci un vero percorso di vita; gli errori vanno fatti, solo così ci si rende conto di dove abbiamo sbagliato, senza paura, quindi a tutti quello che dicono che una cosa è troppo difficile, o impossibile da fare, o quelli che vantano di aver fatto a loro detta "grandi imprese" dite semplicemente: vabbè, bella per te, io ci provo, se poi va bene te lo racconto.

_In totale ho montato e smontato la tenda 28 volte, il che vuol dire che ho dormito in 28 posti diversi. Avete idea di che vuole dire svegliarsi la mattina e vedere dalla "finestra" un panorama sempre diverso? Se la risposta è no dovreste provarci almeno una volta nella vita
_Ho conosciuto un sacco di gente di originalità differente, alla fin dei conti è delle persone che ti ricordi, anche più dei luoghi, sono culture completamente diverse che servono ad ampliare i tuoi orizzonti
_Ho attraversato mari (oceani), montagne, campagne, foreste pluviali, distese verdi e riserve
_Ho avuto escoriazioni di tutti i tipi e misure
_Ho affrontato la mia paura dll'acqua e ho fatto il bagno nei fiumi, nei laghi e nei mai; mentre il terrore per i ragni quello no, quello rimane
_Ho passato diversi giorni in totale solitudine parlando a volte da sola a volte coi canguri
_Su 28 giorni 8 li ho passati in campeggio, il resto in qualche posto in mezzo al bush
_Ho stilato una classifica delle migliori frasi che mi hanno detto:
1 a quindi sei in Tasmania in vacanza? In bicicletta? No, non è una vacanza
2 cosa cerchi in Australia? Avventura?
3 Io - sembro uscita da una giunga; Silvia - perché da dove vieni?
4 non c'è niente da quella parte, dove hai dormito nel bush? davvero? da non credere
_I migliori incontri sono stati quelli con due pescatori che mi hanno regalato del pesce fresco, con una coppia di gay che mi ha raccontato di come hanno vissuto il 68, con una coppia di hippie globe-trotter che mi hanno invitata a cena nel loro camper, con la proprietaria di un caffè che mi ha regalato pane e birre, con tutti quei motociclisti e autisti che mi suonavano per strada con il pollice alzato

Adesso io avevo promesso ai miei sponsor che avrei fatto prima il giro della Tasmania, e l'ho fatto, che poi sarei andata a Sydney, e l'ho fatto, e che per fare tutto questo avrei percorso all'incirca 3.000km in bicicletta, ma ne ho fatti solo 2.800 e siccome ogni promessa è debito, e io non ho mai debiti con nessuno, ho due settimane di tempo per tornare a Melbourne sempre in bicicletta, prendendo una strada diversa che taglia l'entroterra … non sarà il red centre ma potrò dire comunque di aver battuto un po' di terra rossa

Italian Coast to Coast from Roma to Pescara

"In natura un contorno non esiste, dunque la forma disegnata dall'artista non è un elemento realistico, ma una sorta di spettro"

G. De Chirico

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