lunedì 25 settembre 2017

Destinazione Deserto, verso il Sahara occidentale, nel cuore del Marocco

La prima volta che ho deciso di fare un viaggio, l'ho fatto con tutto l'entusiasmo che si può avere quando si va incontro ad una nuova esperienza mai fatta prima. Avevo deciso così che quel viaggio meritava un nome e non ricordo per quale motivo, come non ricordo il motivo per cui ho voluto nel tempo creare lo pseudonimo del mio vero nome scegliendo Ale Fox, il nome di quel viaggio doveva essere The Freak ride tour.
Adesso, a parte il nome oggettivamente bruttino (in realtà pensavo di fare solamente quella come esperienza, non pensavo avrei replicato tutti gli anni) e privo di ogni appetibilità IN TERMINI DI MARKETING, ma al quale per ovvi motivi sono affezionata, è successo che i viaggi si sono susseguiti e che non potevano chiamarsi tutti allo stesso modo; essendo a questo punto considerati come capitoli di un viaggio molto più lungo (almeno spero), che è quello della crescita, dello sviluppo e della maturità, ho deciso di creare dei sottotitoli e per questo ogni "Freak ride tour" porta con se il sottotitolo del tema affrontato quell'anno.
Se arrivati a questo punto state ancora leggendo, mi complimento e passo a spiegare le motivazioni per cui il prossimo viaggio in terra marocchina non può avere il titolo T.F.R.T.
I requisiti che un viaggio deve avere per chiamarsi The Freak ride tour + sottotitolo devono essere di base i seguenti

- Bisogna che sia un viaggio in solitaria
- Bisogna che abbia una durata superiore alle 3 settimane
- Bisogna che sia frutto dell'esperienza precedente, ma tuttavia totalmente diverso

se viene a mancare uno solo di questi requisiti non merita di chiamarsi in quel modo

Tutto questo è una giustificazione al fatto che il prossimo viaggio in Marocco non potrà avere per titolo quello di tutti i precedenti, visto che viene a mancare uno dei requisiti base, quello della durata. Per motivi legati a troppi fattori, quest'anno non potrò abbandonare casa per più di tre settimane, che comunque saranno allo stesso modo sufficienti per fare quello che avevo intenzione di fare.

Tutto questo pippone non me lo sono fatta tanto per, ma perchè comunque penso che ogni viaggio meriti un nome e non potendo appoggiarmi a quelli precedenti ne ho dovuto coniare uno nuovo.
Quest'anno il titolo del viaggio sarà "Scappata di casa - perdersi nel deserto del Sahara".



Che vuol dire? - attenzione altro pippone (!!!)

Il termine "scappata di casa" in realtà l'ho palesemente rubato a uno dei miei miti sportivi. Quando facevo finta di fare sport a livello agonistico mi è capitato di socializzare con un gruppo di cicliste del nord Italia, e una di loro, diciamo la portabandiera della causa, un giorno, prima di una gara, usò il termine "scappate di casa" per indicare tutte quelle che partecipavano a questa gara con spirito agonistico ma nel senso totalmente sportivo. Un gruppo di donne che nella vita ha la passione per lo sport, ma non vive di questo, che ha una famiglia, un lavoro, dei bambini etc, che quindi per ovvi motivi non si tratta di donne dedite alla disciplina olimpionica, ma di donne che si divertono molto a fare sport e che poi ottengono anche dei bei risultati.
Perchè mi piace il termine "scappata di casa"? Perchè facendone un'accezione del tutto mia l'ho rilegata molto all'immagine dei viaggi che faccio, cioè quelli che non richiedono una preparazione dal punto di vista fisico (almeno non come la intenderebbe un sportivo vero), quelli che non so dove dormo la notte ma poi si vede, quelli che se mi perdo è meglio perchè vivo cose che non mi aspettavo, quelli che vado li perchè non c'è turismo, quelli che non porto attrezzatura al massimo una mappa cartacea, quelli che amo tanto perchè essendo organizzati dal caso risultano essere quelli che poi rimangono in fondo, quelli che nessuno lo crederebbe, mancano di qualsivoglia forma di organizzazione, ma che richiedono uno sforzo "intellettuale" e di coscienza, perchè alla fine l'unica cosa che importa è saper rischiare senza imboccare una via a senso unico. C'è un termine che viene utilizzato per identificare tutto questo genere di persone: gli scappati di casa, abbastanza semplice.

Quindi finalmente vado al punto:

il viaggio di quest'anno sarà più breve, più intenso, più deserto, più tutto. Partirà dal Marocco (da Marrakesh) e si svilupperà ai confini dell'Algeria, passando tra le famose montagne della Catena montuosa dell'Atlante (ovvero la Adrar n Dern), attraversando parte del Sahara Occidentale (ovvero quello che nella fantasia sviluppiamo come l'immagine delle dune, delle oasi e dei beduini) e poi non si sa, se lo sapessi non sarei una scappata di casa.

Quando parto? Se la compagnia aerea non mi tira brutti scherzi a fine ottobre

Obiettivi principali: tornare con la bici (e non farsela rubare come lo scorso anno), tornare con tutte le dita ai piedi (visto che la sfiga quest'anno ha voluto donarmi un dito che si stacca da solo)

Cosa mi aspetto? Ve lo spiega meglio lui:

Ho sempre amato il deserto.
Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende in silenzio… (Antoine de Saint-Exupéry)

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"In natura un contorno non esiste, dunque la forma disegnata dall'artista non è un elemento realistico, ma una sorta di spettro"

G. De Chirico

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