martedì 1 gennaio 2013

Tre giorni per attraversare la Toscana ...

... e 230 km per capire che con il freddo non si scherza!

Solitamente quando si affronta un viaggio in treno, in aereo, con amici, con la fidanzata ecc... raramente si è portati a conoscere persone nuove, diciamo che si viaggia con uno stato d'animo poco propenso a nuove amicizie; viceversa quando si affronta un viaggio da soli o quando si parte con un mezzo arrangiato e poco usuale per percorrere lunghe distanze, o semplicemente con un mezzo che non rientra nella "cultura" di quel paese, incontrare persone che ti stringono la mano anche se puzzi e non ti lavi da 3 giorni, che non ti guardano come se fossi appena evasa dal manicomio del paese, che ti offrono una colazione, che hanno voglia di ascoltare la tua esperienza, che hanno voglia di condividere anche le loro esperienze passate, o che stanno affrontando un viaggio particolare, è talmente raro che appunto quando le incontri (nun te pare vero) passi delle ore con loro e a volte nasce un'amicizia, uno strano tipo di amicizia, di quelle che lega persone completamente diverse ma in grado di capirsi.
Questa estate ho avuto la fortuna di incontrare un ragazzo, Claudio Busatto, e anche se abbiamo condiviso poche ore lungo la costa tirrenica passeggiando in bici per qualche km, decidiamo di provare a vedere cosa ne usciva fuori da 3 giorni di avventura in mezzo alle colline toscane, due bici, una tenda e una specie di percorso improvvisato.
E ci sono da dire parecchie cose, tipo che abbiamo sbagliato, anche parecchie volte, che abbiamo fatto molto più di quello che ci aspettavamo, che è stata nel vero senso della parola un'avventura, che a un certo punto abbiamo dovuto abbandonare l'idea di un percorso e andare completamente da un'altra parte, che (e questo è un mio pensiero) non c'era l'attrezzatura tecnica adeguata per affrontare quella tipologia di freddo. L'ultima cosa che voglio dire è che sbagliare tutto è stata la cosa più bella di questo piccolo viaggio.


Dopo questo fiume di parole possiamo anche passare ai fatti

28/12_I giorno - Firenze/Mercatale
53 km previsti - 70 km affrontati

Un'ultima cosa prima di proseguire col racconto: quando io scrivo 53 km previsti e 70 affrontati, non è che lo scrivo perchè fa figo dire di aver fatto 17 km in più, ma perchè quando si affrontano dislivelli collinari importanti, tipo passare in continuazione da quota 50 m sopra il mare a 500 nel giro di 15 km, significa che la media in movimento (oltre al ginocchio che senti scricchiolare e pensi che possa saltare in aria da un momento all'altro e pensi ma che palle mi sono portato dietro troppa roba potevo essere più leggero, li mortacci mia la prossima volta mi compro una tenda vera e mi porto un sacco a pelo che non mi impedisce la visuale in curva ecc...) è di 10 km/h, e sticazzi direte voi, si, ma siamo in inverno e il sole tramonta alle 16.30, e voi direte ancora ma tanto c'è il crepuscolo che dura altri 30 min, si, ma in mezzo alle colline il sole quando tramonta tramonta e non c'è più nulla da fare, si rimane completamente al buio, per cui se si erano previste 4 - 5 ore di viaggio, farne altre due vuol dire viaggiare con la consapevolezza che a un certo punto vi ritroverete nel buio più totale, non è proprio il massimo.

La giornata comincia bene, il meteo è dalla nostra parte e sono previsti 3 giorni di sole. Il piano prevedeva di raggiungere in treno il più velocemente possibile Firenze, visto che io abito a Roma e Claudio a Venezia, e da li cominciare la discesa (ovviamente per niente nel senso letterale della parola) verso la provincia di Arezzo e precisamente a Mercatale Valdarno, dove Gloria, una mia amica ci aveva promesso ospitalità nel giardino di casa.
Io arrivo un ora prima di Claudio e decido di fare un salto al centro e prendere un caffè al volo prima di cominciare la pedalata da S. Maria Novella; niente di più sbagliato. Il centro era completamente intasato da turisti, tanto che l'unica foto che riesco a fare è a 10 cm dalla chiesa e si intravedono solo i marmi bianchi di Carrara e verdi di Prato, ma fidatevi è la Cattedrale di S. Maria del Fiore
Decido allora di spostarmi verso la stazione e prendere un caffè ... 2 euro ed era na ciofeca, mi sorge il dubbio che facevo prima a rimanere un stazione e fumarmi una bella sigaretta sui binari.

Il treno finalmente arriva e dopo una breve chiacchierata decidiamo di avviarci visto che erano già le 13.00 e che ci aspettavano 5 ore di viaggio. Il primo tratto per uscire da Firenze ci consente di riprendere i rapporti dall'ultima volta che ci eravamo visti, e si procede lentamente fino alla statale 222 direzione Greve in Chianti.
 Posti spettacolari, immersi nella campagna e piccoli paesini dove si respira aria di caminetto già dalle 15 (e questo me la doveva dire lunga), purtroppo il tempo era talmente poco che ci siamo concessi un'unica pausa e una foto soltanto (ma non potevo passare dall'Eroica e non fare nemmeno una foto!)
La strada, sebbene le pendenze non fossero delle migliori, procede bene, sarà perchè era il primo giorno, sarà stata l'emozione della partenza, ma la stanchezza non sembrava sopraggiungere; non fosse altro che arrivati a Gaiole in Chianti l'ora era già tarda, il sole cominciava a tramontare e il freddo si faceva sentire (sembrava impossibile ma ce l'avevamo fatta, amaro montenegro, sapore vero ... NA SCHERZO!!!).
Per fortuna gli ultimi 15 km diventano improvvisamente tutti in discesa e questo ci permette di raggiungere velocemente Montevarchi a sole oramai completamente tramontato per cui visibilità pari a 0 e un freddo della madonna. E' stato comunque divertente.
Arrivati a Montevarchi, quindi a soli 8 km da Mercatale, oramai sicuri di dover affrontare solamente strade di campagna, decidiamo di fare tappa nell'unico bar del paese, tanto oramai era buio e la situazione non sarebbe cambiata, il freddo dopo la discesa ci aveva atrofizzato faccia, mani e piedi, la stanchezza era sopraggiunta, erano le 18, quindi era ovvio che ci meritassimo un aperitivo!
Due birre e due bitter campari dopo torniamo sui nostri passi, affrontando l'ultima parte di percorso ridendo e scherzando e senza più freddo (ma quello forse era merito dell'alcool a stomaco vuoto).
Mi credete se vi dico che è stata questa bellissima luna a indicarci la via per arrivare a casa di Gloria?
20 min per scattare questa foto, ma non si poteva concludere la prima tappa con una sola misera foto del cartello dell'Eroica!

Accolti come dei piccoli modelli di Indiana Jones a casa, ci viene offerta una cena da eroi e un vino da dei, oltre ore e ore di chiacchiere.

Lo stato alcolico della situazione
I consigli dei Toscani su cosa visitare
Consultazione dei percorsi giornalieri

Cazzeggio time
Dopo aver mangiato e bevuto fino a scoppiare ci viene offerto un posto letto dentro casa, ma noi, piccoli deficienti temerari ci sentiamo giovani e decidiamo lo stesso di montare la tenda e dormire fuori, nonostante fossimo stati avvertiti che la temperatura nella notte sarebbe scesa sotto lo zero.

Il montaggio della tenda:
A questo punto devo essere sincera e rendere merito a chi davvero ha preso di petto la situazione e ha montato la tenda, perchè io da codarda mi sono limitata a dare consigli sul montaggio da dietro la finestra avvolta dal tepore del camino: grazie Claudio e grazie Gloria (ma chi te l'ha fatto fà?)

Una volta che i due impavidi hanno terminato il lavoro mi sono avvolta in vari strati di vestiario che vi elenco qui sotto

  1. Maglia a maniche corte
  2. Maglia a maniche lunghe felpata
  3. Maglioncino di cotone
  4. Plaid
  5. Giubbotto di piume d'oca
  6. Sacco a pelo (con cerniera per chiuderlo rotta, quindi con funzionalità pari ad una coperta)
l'omino della Michelin era pronto per andare a letto; ricordo solo di essere entrata in tenda, poi buio totale fino alle 7.30 dell'indomani mattina

29/12_II giorno - Mercatale/Iesa
67 km previsti - 100 km affrontati (mei cojons aggiungerei)


La mattina comincia in modo brusco: mi sveglio e recupero le scarpe fuori dalla tenda (due fette ghiacciate e completamente rigide, ci mettono 10 minuti per riprendere la forma del piede). Dopo tutti i vari passaggi mattutini (sigaretta, lavaggio, sigaretta, recupero delle attività celebrali e del lato destro facciale con i muscoli atrofizzati dal freddo, sigaretta), si fa una bella colazione tutti assieme e siamo nuovamente in forma per riprendere il viaggio, anche perchè si erano fatte le 10 e nonostante le promesse del giorno prima di partire ad un orario decente per non rischiare di arrivare nuovamente al buio, ci siamo persi un passaggio ed era nuovamente tardi. 


Un saluto veloce a tutta la famiglia (gatti scrocconi che rubano il cibo in casa compresi) che sottolineo anche qui, non finirò mai di ringraziare per tutta la generosità di quella sera (era tutto ottimo e abbondante), e ci rimettiamo in marcia statale 540 direzione Siena dove prevediamo di arrivare entro l'ora di pranzo.

Piccola parentesi riflessiva:
è proprio vero che da Roma in su esiste una cultura completamente diversa verso l'uso della bicicletta. In questa occasione ce l'hanno dimostrato in tutti i bar dei piccoli paesi dove ci siamo fermati a scaldarci o chiedere indicazioni. Oltre al fatto che non ti lasciano andare fino a quando non ti hanno spiegato perfettamente la strada, poi sono curiosi di sapere dove vai, da dove vieni, che cosa hai visto, se ti piace il posto. 


In particolare a Castelnovo Barardenga la barista era talmente presa nel darci spiegazioni che si è versata addosso il caffè che dovevo ancora bere e dopo aver bestemmiato qualcosa in toscano me ne ha fatto un altro mentre teneva ancora in mano la cartina.

Eravamo così tanto rilassati che nemmeno una volta abbiamo pensato di legare le biciclette a un palo prima di entrare nei bar.
In fondo anche volendo rubarle i posti erano circondati da persone la cui età media era sui 70, alcuni di loro però dicevano di essere ciclisti.

E così, sotto consiglio degli abitanti di Castelnovo decidiamo di abbandonare la statale e prendere le piccole strade provinciali per attraversare al meglio la campagna, dove scopro si trovano i vigneti di una cantina che a me piace tanto, Grillo.





leggere pendenze
attimi di relax
Dicevo che volevamo arrivare all'ora di pranzo a Siena, e infatti siamo arrivati alle 14.00 giusto in tempo per non pranzare, anche perchè se il giorno prima non ci eravamo fermati a scattare fotografie a questo giro non si poteva fare la stessa cosa, i posti meritavano troppo.








Ci rendiamo conto solo a quel punto che mancavano ancora 30 km a destinazione, e decidiamo di affrettare il passo per riuscire ad arrivare in tempo, anche perchè non sapevamo esattamente dove si trovasse il campeggio e dopo aver chiamato il proprietario (un vecchio tirchione), avevamo scoperto che ci aspettava solo salita e salita e ancora salita su fino a destinazione (500 m in una riserva in mezzo ai boschi).
Chiediamo allora indicazioni al vigile che sonnecchiava in piazza del palio per uscire da Siena e imboccare la strada giusta, e infatti lui ci indica una strada che ci allontana di 5 km dalla giusta direzione, avevamo dunque guadagnato 5 km e 30 minuti di viaggio in più, tutta salute direi.
Finalmente ci vengono date le giuste indicazioni e quindi via per una salita costante di 10 km per la statale 73 da Siena a Monticiano. Ma che ve lo dico a fare? Ancora una volta tutto questo faticare è stato ricompensato dal meraviglioso paesaggio.


Distrutti ma felici arriviamo alle ultime luci del giorno al campeggio, dove veniamo accolti come i "ciclisti" da questo vecchietto che per sganciare un goccio di vino c'ha messo una vita, manco ce l'avesse regalato poi!
E meno male che Claudio aveva con se fornellino e riso in bustina, perchè altrimenti si moriva pure di fame, oltre che di freddo.


Montiamo la tenda, questa volta assieme, e poi accendiamo illegalmente il fuoco (secondo noi il vecchio non ce l'avrebbe mai permesso), anzi Claudio accende il fuoco, io mi limito a guardare essendo completamente impedita.







il gelo glaciale e il fuoco miracoloso
Come tenere un fuoco vivo:poichè la legna era umida, per accendere il fuoco c'è voluta più di mezzora, e certamente farlo spegnere non era cosa buona. Per cui Claudio mi raccomanda di stare attenta a non farlo spegnere mentre lui si allontanava qualche minuto. Appena si gira e va cade un legno dalla brace con la parte ancora accesa verso il lato che io non potevo vedere. Presa dal panico e pensando fosse un legno messo vicino al fuoco per farlo asciugare, vado sicura a mani nude e lo raccolgo, solamente dopo qualche secondo mi accorgo di aver messo l'indice destro sui carboni ardenti, lo stacco immediatamente ma il gelo mi fa da effetto anestetizzante e non sento dolore. Vi dico solo che non sento ancora la sensibilità al dito, oltre ad avere la pelle accartocciata, ma fa tanto donna vissuta questa cosa, almeno così voglio consolarmi.
Questa parentesi solo per farvi capire di quanto io sia impedita.


Per cui si cena, affamatissimi, si beve ancora per riscaldarsi e si va nuovamente a letto.
Non scrivo nuovamente l'elenco del mio vestiario notturno, ma sappiate che oltre a quello che avevo messo la sera prima ho aggiunto la giacca di "Eadessopedala" e il giaccone da neve prestatomi da Claudio; non riuscivo a muovermi.

L'indomani mattina sarebbe stata tutta avventura.

30/12_III giorno Iesa - Terme di S. Filippo ... in realtà è diventato Iesa - Grosseto
55 km previsti - 60 km affrontati


Ore 7.00 suona la sveglia, fuori sono le prime luci dell'alba, faccio finta di non sentirla. Ore 7.30 mi costringo ad alzarmi maledicendo quel dannato sacco a pelo che mi ha fatto dormire al freddo.
Claudio è già sveglio e sta passandosi la crema contro il dolore al ginocchio, il giorno prima avevamo effettivamente esagerato. Io ho fatto finta di lavarmi, dopo aver smontato la tenda che aveva i pioli ricoperti di ghiaccio, ho avuto appena il coraggio di lavarmi i denti. Tentiamo di fare in fretta per trascorrere finalmente una giornata senza correre troppo. A questo giro ce la facciamo. Alle 8.20 riusciamo a lasciare il campeggio e dirigerci verso il primo paese per fare colazione.
Dopo 3 km incontriamo il primo (e unico) bar e ci fermiamo a fare rifornimento. Circa un ora dopo ne usciremo carichi e pronti (?) per affrontare l'ultima fatica, ma non prima di aver avuto una piccola sorpresa.

Attimi di barbonismo:
visto che sotto lo zero e una nottata ghiacciata io non sono nemmeno riuscita a chiudere decentemente il sacco a pelo (avevo le mani gonfie e viola) figuriamoci se mi lavavo la faccia con l'acqua che sembrava provenire da una sorgente dello spazio. Approfitto allora di questa sosta al bar per lavarmi meglio faccia, mani, sotto ombelico (sebbene ho indossato per 3 giorni di seguito le stesse mutande) e denti. Ne esco come nuova.
Svaligiamo il posto, tra caffè, succhi di frutta, porcate al cioccolato, cornetti, bottiglie di acqua, ecc... e prima di partire vado a fumare la sigaretta rituale (visto che appena fuori dalla tenda non ce l'avevo fatta). 
Dopo aver rimorchiato una tipa uscita fuori da un camion munita di accetta, che lanciava sguardi provocatori, e dopo aver resistito alla tentazione di farci dare uno strappo sulle montagne, rientro al bar e vedo che Claudio è preoccupato.

Scopriamo solo dentro il bar, guardando meglio la cartina, che per raggiungere i bagni di S. Filippo avremmo dovuto attraversare 50 km con un dislivello di 1.300 m. Che fare?
Chiediamo dentro il bar se esistesse una stazione ferroviaria in grado di portarci al di la di quella montagna, ma ci viene detto che potevamo provare a un piccolo paese chiamato Paganico, ma che di domenica era molto difficile trovare qualcosa. Decidiamo quindi di stravolgere i piani e dirigerci verso quel paese riservando la scelta di due alternative solo una volta arrivati li:
1 - trovare un treno che da li ci portasse alle terme
2 - proseguire verso Grosseto e poi prendere un treno per tornare a Roma.
Ci avviamo in direzione di Paganico e facciamo tappa alle terme di Petriolo dove io trovo un attimo di pace dal freddo riscaldandomi al sole e grazie al vapore delle terme libere e Claudio approfitta per farsi un bagno caldo. Devo assolutamente ritornare in quel posto!!!


Poi si riprende e la strada ci mostra immediatamente le sue avversità: un cartello con scritto 20% di pendenza e il ghiaccio stratificato; nulla da fare, la ruota posteriore slitta e l'unico modo per attraversare quei km in salita è a piedi.

Qualche ora dopo il sole è dalla nostra parte, la salita è (diciamo) conclusa e possiamo approfittare per fare un pausa, da qualche parte in un posto che di preciso non ha un nome.

Mi sento così tanto fricchettona che chiedo a Claudio di farmi una foto come se fossimo in un film americano country, così sui tronchi di legno, mentre in realtà c'era un pitbull di guardia alla falegnameria che minacciosamente abbaiava pensando forse che ci volessimo inculare i tronchi e scappare in bici.


Come sempre 4 chiacchiere e un po di risate e si prosegue fino a Paganico senza nessun intoppo.
Una volta arrivati decidiamo di proseguire verso Grosseto dove poi si sarebbe concluso il tutto prendendo il treno per Roma.

Saranno state le 15.00, eravamo ancora vivi e non congelati, avevamo fatto più di quello che ci eravamo promessi, avevamo visto posto bellissimi, ci eravamo fatti compagnia come se ci conoscessimo da 20 anni, avevamo avuto attimi di panico e altri di relax totale, eravamo VIVI nel senso che avevamo vissuto davvero quei giorni, ma cosa si può volere di più nella vita?

Io non ho mai provato così tanto freddo e fame come in questa vacanza, ma ne sono felice e profondamente grata. Non ho mai fatto nulla di più bello, emozionante e coinvolgente. Questa è la vita, essere soli e prendere ciò che capita, essere felici delle piccole cose e trasformarle in enormi piaceri, fumare una sigaretta sotto lo zero e sentire che ti esplodono le labbra, pedalare nel buio e nonostante il pericolo di cadere in un burrone a 500 m di altezza continuare ad andare dritti, perdersi nei boschi e ritrovare la strada, domandare indicazioni, farsi coraggio a vicenda, abbracciarsi e scoprire che non si è i soli a pesare che un mondo migliore è un mondo più semplice. Questo modo di vivere è possibile, è tangibile, è qua, dobbiamo solo volerlo. Io non riesco a trovare un modo diverso di sentire il mio modo di essere.


Grazie a Claudio per aver condiviso con me questi momenti, le cose materiali e le parole in questi 3 giorni, grazie a Gloria e Valeria per i caldi momenti di ospitalità che ci hanno riparato dalle glaciali temperature notturne e grazie a tutto quelle persone che non conosco ma che ci hanno alleggerito il cammino con uno scambio di parole, un sorriso o un saluto.

P.s.: queste le condizioni in cui abbiamo preso il treno Grosseto - Roma, nonostante abbiamo pagato il biglietto della bicicletta 
Trenitalia per favore cerca di migliorare il servizio, perchè noi meritiamo di viaggiare meglio di quello che offri!!!



6 commenti:

  1. Guardando dei blog di ciclociaggiatori che mi sono ingaggiata ad avventurarmi anche io in bici, e ritengo che io ancora lo faccia in modo amatoriale, ma almeno lo faccio (e lo sento) consapevole che la bici e la mia forza mi portano ovunque e mi regalano dei momenti di gioia mai vissuti. Alcol, sigaretta, cazzate e tutto quanto servono come surrogato ad uno che non riesce a raggiungere il piacere che discrevevo prima. Mi dispiace ogni volta che trovo un blog come il tuo, e meno male che sono pochi, che usano la bici per farsi vedere agli altri, come oggetto di attrazione, e che riflette una probabile mancanza di personalita.

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    1. A me pare che qui l'unica in cerca d'attenzione sia tu Rosana.
      Alessandra a differenza tua vive le proprie emozioni e le esprime con naturalezza e spontaneità, senza filtri ne fronzoli.
      Se la bici e la tua forza sono le uniche cose che riempiono la tua vita allora forse dovresti mettere con te stessa qualcosa in discussione.
      Se hai sul letto la forcella al posto del crocifisso e ti sta bene così buon per tè ma chi ti da il diritto di giudicare come dovrebbero vivere e/o esprimersi gli altri?

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  2. purtroppo ho dovuto risponderti aggiungendo un nuovo post anche se è stato uno spreco di spazio

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  3. GRANDE ALE!!! SEI LA MEGLIO!!!!
    Ricordami di darti più consegne da fare così non avrai energie per andare a zonzo :D
    VENTO IN SCHIENA!!!
    nel commento della signora sopra noto un pizzico di invidia, forse gelosia?
    non so se ricordo bene, lo sai che extracomunitario sono :D, ma c'era un signore che diceva "non ti curar di loro guarda e passa" (e non sto parlando del deficiente che fa la pubblicità della telefonia mobile)

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  4. brava alessandra, resoconto vero, sentito e vissuto, mi piace quello che scrivi sembra di esser li con voi a godersi i panorami ed a 'provare' il freddo! un'avventura non preparatissima ma proprio per questo più 'gustosa'. è stata dura, ma penso alla piacevole sensazione che hai provato di esser arrivata dove volevi, da modesto ciclista quale sono posso immaginare un pò! ancora brava!
    ps prossima volta però che parti da firenze o ci arrivi fallo saper che ti voglio salutar di persona!

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Italian Coast to Coast from Roma to Pescara

"In natura un contorno non esiste, dunque la forma disegnata dall'artista non è un elemento realistico, ma una sorta di spettro"

G. De Chirico

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